Morto l’editore Bonelli: raccontò il west agli italiani

È morto a Monza ieri mattina l’editore e autore Sergio Bonelli, figlio di Gian Luigi, ideatore e creatore di Tex Willer insieme col disegnatore Aurelio Galleppini, nel 1948. Bonelli aveva 79 anni e a sua volta aveva creato molti personaggi dei fumetti, da Dylan Dog a Mister No e Zagor.
Bonelli entrò giovanissimo nel mondo dei fumetti e nella Cepim, l’impresa del padre, passata nelle mani della madre Tea nel 1946. Per evitare di essere confuso con il padre, Bonelli assunse il nome d’arte di Guido Nolitta e iniziò a creare una serie di personaggi. La sua prima fatica, dopo essere subentrato alla madre alla direzione della casa editrice nel 1957, fu Un ragazzo del Far West, uscito nel 1958. Tre anni dopo nacque il suo primo personaggio di grande successo, Zagor, una via di mezzo tra Tarzan e il western. Nel ’75 arrivò un altro grande personaggio, tra i prediletti di Sergio Bonelli, Mister No. Bonelli è anche il primo sceneggiatore a sostituire suo padre sulla pagine di Tex. Nel frattempo, grazie alla sua abilità di imprenditore, trasformò la piccola Cepim nel colosso Sergio Bonelli Editore, azienda oggi leader nel settore con milioni di copie vendute ogni mese.
Nel 2008 il comune di Milano gli assegnò il prestigioso “Ambrogino d’oro”. Negli ultimi anni Bonelli ha puntato su personaggi innovativi come Ken Parker o Dylan Dog. E fu proprio quest’ultimo, divenuto uno dei maggiori successi nell’editoria a fumetti italiana, a strappare per un breve periodo il primato di vendite a Tex.
Sergio Bonelli era un tipo alla mano: grande e capace imprenditore con mille impegni quotidiani, non rifiutò mai di incontrare gli appassionati nel suo mitico studio milanese di via Buonarroti 38, né dimenticò di tenere un filo diretto con i lettori proprio sulle pagine di Tex. Ogni volta che il prezzo di copertina aumentava a causa dei costi della carta o di altro, Sergio Bonelli sempre si “giustificava” – e si scusava, anche – con i lettori per il ritocco. Rileggeva periodicamente tutti i Tex per trovare errori e inesattezze. Su un numero, in uno dei suoi frequenti colloqui con i lettori, si scusò per un’avventura texiana in cui compariva Wovoka, il medicine-man creatore della danza degli spettri, realmente esistito. I fatti si svolsero nel 1891, quando – come scrisse lui – Tex non avrebbe potuto incontrarlo, perché l’arco temporale in cui si svolgono le storie di Tex e dei suoi pard va dal 1860 al 1880.
E questa sua tendenza alla precisione è forse il suo più alto merito, oltre a quello già citato di aver lanciato la casa editrice a livelli di eccellenza. Ce lo testimonia Sergio Mura, creatore e responsabile del più grande sito di West in Italia e probabilmente anche in Europa: www.farwest.it, sito nato nel 1997, documentatissimo sulla frontiera, sugli Indiani d’America, sulla guerra di secessione. È stato lui a ricordarci il grande merito di Sergio Bonelli per quanto riguarda l’attendibilità di Tex: «Fu lui – ci racconta – a introdurre un severo elemento di veridicità nelle storie di Tex, obbligando tutti i suoi autori a documentarsi su luoghi, fatti, tipo di armi, date, toponimi, personaggi, prima di scrivere una sceneggiatura». I lettori del “vecchio” Tex infatti, spesso protestavano per questa o quella inesattezza tecnica o storica. Bonelli mise fine a tutto questo, arrivando a calcolare quanto tempo avrebbe impiegato un uomo a cavallo per raggiungere, poniamo, Phoenix da Tucson. «Lo andai a trovare qualche anno fa – racconta Sergio Mura, il cui sito registra tremila contatti unici minimi giornalieri – nella storica sede di via Buonarroti, aspettandomi di trovare disegnatori, sceneggiatori, confusione indescrivibile… invece niente, c’erano solo lui, l’allora direttore editoriale Decio Canzio e una segretaria. Certo, mi disse Sergio, perché tutti disegnano e scrivono da casa…». Mura ricorda però che nei locali dello studio c’era una sterminata biblioteca dedicata solamente al West, dove gli autori andavano a documentarsi prima di scrivere le nuove storie. «Mi resi conto della sua grande rivoluzione – dice ancora Mura – tesa alla verosimilità, quando notai che sempre più spesso gli autori e i disegnatori di Tex venivano sul sito per documentazione. Noi abbiamo pubblicati in rete oltre mille articoli e circa ottomila fotografie d’epoca, oltre a schede su armi, personaggi, battaglie e così via».
Oggi la casa editrice è una vera corazzata dell’editoria italiana: solo Tex vende 250mila copie al mese, ha un pubblico fidelizzato ed è l’unico fumetto che ha superato indenne la crisi profonda del genere western alla quale neanche Hollywood ha resistito. E Tex si vende anche all’estero, soprattutto in America latina.
E c’è sempre stata l’impronta di Gian Luigi Bonelli, personaggio originale, eclettico, fiero nemico della modernità, molto diretto nei modi: in un’intervista, molti anni fa, raccontò che solo un attore avrebbe potuto intepretare Tex Willer, ma che purtroppo, quando fu fatta l’intervista, era già morto: John Wayne. E infatti film su Tex non ce ne sono mai stati, a parte un insuccesso passato presto nel dimenticatoio.
L’eredità di Gian Luigi a Sergio fu anche questa: il rifiuto, da parte di Sergio, di internet, web, email e quant’altro, almeno nella confezione dei fumetti della casa editrice. Come dire, la dimostrazione tangibile che un buon prodotto, un prodotto di qualità, si afferma anche senza ricorrere ai “mi piace” di Facebook.
Non sappiamo oggi cosa sarà della casa editrice, lui stesso disse in un’intervista che gran parte dell’azienda era basata su di lui, sulla sua presenza, sul suo lavoro e, diciamolo, sulla sua grande passione (scrisse sceneggiature sino al 1995). Ma comunque vadano le cose, possiamo affermare che i personaggi della Sergio Bonelli editore hanno rappresentato e rappresentano una nicchia di eccellenza italiana autentica, uno di quei fenomeni irripetibili e destinati a durare nel tempo.