Meloni: «basta con i diritti acquisiti…»

In controtendenza, come spesso le capita. Mentre il governo si  barcamena tra tagli e veti e l’opposizione fa i capricci a rimorchio dei sindacati, Giorgia Meloni si rimbocca le maniche e si inventa “diritto al futuro”. Tre i campi d’azione grazie a un gioco di squadra con l’Abi (una bella faticaccia) e l’Inps: mutui agevolati per giovani lavoratori precari, prestiti d’onore per gli studenti meritevoli e bonus per i genitori svantaggiati. Il tutto in vigore da ieri. Con una filosofia di partenza: combattere le discriminazioni e garantire a tutti i ragazzi pari opportunità, a prescindere dalle condizioni familiari di partenza. «Certo, nessuno ha la bacchetta magica», spiega mentre il telefono squilla continuamente, «un attimo solo, oggi è un inferno, stiamo ultimando il montaggio del villaggio di Atreju, che ospita la nostra festa nazionale». L’appuntamento è per mercoledì con eventi, politica, musica, concerti e faccia a faccia: venerdì il consueto appuntamento con Silvio Berlusconi, domenica mattina l’intervista dei giovani ad Angelino Alfano.

Come nasce “diritto al futuro”?

È il frutto di un lungo lavoro che si è concluso con un pacchetto di tre azioni mirate, perché la più grande rivoluzione per i giovani di oggi, che non sono né bamboccioni né fannulloni, è avere la possibilità di misurarsi. Oggi non esiste più uno Stato che risolve i problemi con un assistenzialismo generalizzato che ha fatto proliferare le clientele. Il nodo da sciogliere sta nel garantire a tutti le stesse opportunità di lavorare, farsi una famiglia, completare gli studi. I nostri interventi si pongono il problema di superare le discriminazioni.

Quali?

La prima viene dal contratto di lavoro: non è vero che i ragazzi non sono disposti a cambiare, a sperimentare, che non sono versatili, la verità è che se non hai un lavoro a tempo determinato, nei fatti sei un parìa. Si parla tanto di discrimine tra flessibilità e precariato, tutto vero, ma non abbiamo saputo adeguare la società ai cambiamenti.

E allora partiamo dal primo intervento…

Abbiamo provato ad affrontare le difficoltà di un sistema di credito che non crede nella persona stanziando un fondo di 50 milioni di euro per permettere alle giovani coppie (il cui reddito deriva per il 50 per cento da lavoro precario) di accedere a un mutuo di 200mila euro per l’acquisto della prima casa, che non deve superare i 90 metri quadrati.

Poi c’è il prestito d’onore, un vecchio pallino della destra…

Sacrosanto, per consentire una formazione di eccellenza a chi non può permetterselo perché non ha le spalle coperte. Abbiamo stanziato 25 milioni euro, erogabili dagli istituti di credito, per studenti tra i 18 e i 40 anni iscritti a corsi e master universitari. Si tratta di un credito annuale (fino a 5000 euro) che sarà restituito a partire dal trentesimo mese di erogazione dell’ultima rata di finanziamento, dilazionabile dai 3 ai 15 anni.

Terzo capitolo…

È il bonus per genitori svantaggiati al di sotto dei 35 anni: un fondo di 51 milioni di euro che sarà utilizzato per portare una “dote”  di 5000 euro a quelle aziende disposte ad assumere a tempo indeterminato. Un intervento che vuole rispondere soprattutto alle necessità delle giovani donne e madri, premiando la natalità. Statisticamente una donna su quattro con figli non rientra nel mercato del lavoro.

Lei insiste sugli incentivi alla maternità…

Il grande problema della disoccupazione e della natalità costituisce la più grande criticità italiana, e nessuno si rende conto dell’impatto che avrà sul modello di protezione sociale.  Non sappiamo affrontare la trasformazione della nazione giovane e ribelle di Nazario Sauro e di Mameli in una terra senile e sterile, incapace di affrontare la modernità. Sono convinta che con una politica seria sulla natalità si possano invertire questi dati, la Francia insegna.

A proposito, che idea si è fatta di questa manovra tormentata?

Al netto delle polemiche, vedo una classe politica che in una situazione di estrema difficoltà cerca di trovare soluzioni anche con modifiche e passi indietro, come è giusto quando si chiedono sacrifici importanti. Ho molto apprezzato la battaglia di Marco Marsilio per recuperare 4 miliardi di euro non incassati dal vecchio condono 2002-2003. Non si possono chiedere ancora sacrifici mentre ci sono evasori che continuano a farla franca nel silenzio generale. In una manovra di estremo rigore c’è una norma preziosa che riguarda i giovani: tasse del 5 per cento per chi apre una nuova attività fino a 35 anni: è la tassazione più bassa d’Europa.

E sul terreno minato delle pensioni?

A costo di essere male interpretata, dico che il sistema pensionistico non può essere un tabù. Bisognerà pure fare i conti: oggi c’è chi va in pensione a 55 anni con l’80 per cento dell’ultima retribuzione, domani si andrà in pensione a 70 anni con il 60 per cento dell’ultimo stipendio. Non è vero che lasciare tutto com’è significa, come sostiene la Lega, difendere la povera gente: significa anche difendere i privilegi, le pensioni d’oro, lo scandalo delle baby pensioni.

Detto da un ministro…

Lo dico. A differenza di alcuni miei colleghi, per esempio, trovo scandaloso il vitalizio ai parlamentari, visto che il nostro è un sistema contributivo. Lo stesso vale per le pensioni di anzianità. Non esistono diritti acquisiti quando sono soprusi, perché i soprusi in politica si combattono. E su questo sono pronta a fare le barricate.

La politica è incapace di decidere, ingabbiata dall’onda montante dell’anticasta. Come se ne esce?

Dando il buon esempio, lasciando il contributo di solidarietà per i parlamentari. E non per assecondare i fumi dell’antipolitica, ma per essere credibili. Certo sono amareggiata: così come ritengo giusto che il popolo italiano pretenda da me il massimo del rigore, dell’onestà, dell’umiltà, pretendo dal popolo che sappia distinguere, che non generalizzi, che non ceda al qualunquismo.