L’italico vezzo di minacciare: «Me ne vado»

Per una quindicina d’anni, praticamente, non hanno detto altro: un Paese di merda, ecco cosa siamo. Nell’ondeggiare spaesante della sinistra italiana, almeno questo si era capito: il Belpaese proprio non gli andava giù. E chi diceva il contrario era un servo della propaganda che aveva visto troppo il Tg1. Poi ecco che ti spunta l’intercettazione galeotta, con il Cavaliere che sbotta: «Tra qualche mese me ne vado… vado via da questo Paese di merda di cui sono nauseato… punto e basta…». E allora, come per incanto, tutti si riscoprono patrioti. Patrioti indignati, of course. Che vergogna, che sciatteria, Berlusconi non ama la nazione che governa. Peccato che le stesse cose (e non certo in sfoghi privati) loro le abbiano dette per anni e anni e anni, in tutte le salse e in tutti i paesi.

Da Gl a Eco
Il vizio di denigrare non questo o quell’italiano ma gli italiani in quanto tali, “l’Italia eterna”, è in realtà piuttosto antico. Una delle radici principali potrebbe essere quella cultura azionista e giellina che, sotterraneamente, è andata a confluire nel bagaglio culturale dell’antiberlusconismo militante. Già per Carlo Rosselli, fondatore di Giustizia e Libertà, il fascismo aveva fatto emergere i vizi congeniti degli italiani. Ma anche l’antifascista anarchico Camillo Berneri spiegava che «quando un avventuriero come Mussolini può giungere al potere, vuol dire che il Paese non è né sano né maturo». Sostituite Berlusconi a Mussolini e avrete un editoriale di MicroMega o un fondo di Umberto Eco. E proprio il celebre semiologo, recentemente, ci ha deliziato con un intervista al Manifesto in cui ha sparato a zero sugli italiani.

“Merda”? Al 75%
Il problema dell’Italia, infatti, è per l’autore del Nome della rosa quel «75% degli italiani» che  «non vuole pagare le tasse, ha voglia di andare a 150 chilometri all’ora sulle autostrade, vuole evitare carabinieri e giudici, trova giustissimo che uno se può se la spassi con Ruby, trova naturale che un deputato vada dove meglio gli conviene. Questa è la moralità dominante. Berlusconi è un abile e geniale piazzista, che ha capito la sostanza e gli umori dell’attuale mercato politico». Il Cavaliere, per Eco, «è stato partorito dall’Italia di oggi e ha capito la natura profonda del nostro popolo». Insomma, non è Berlusconi che è un cattivone, è il 75% degli italiani che è intrinsecamente portato a comportamenti delinquenziali. Il che, detto più prosaicamente, alla fin fine significa proprio quello: che l’Italia è un Paese di…

Le esiliate del jet set
Ma c’è anche chi è andato oltre e la boutade irritata e stanca di Berlusconi («Adesso basta, mollo tutto e me ne vado») l’ha messa in pratica sul serio. A Parigi, la capitale di ogni fuoriuscitismo, vive infatti quella Monica Bellucci che ebbe a lamentarsi: «Berlusconi? Nessuno ce lo ha imposto. Gli italiani l’hanno eletto …». Del nostro (e suo, in teoria) popolo, l’attrice ha anche detto che «li vedo senza senso civico», essendo evidentemente desiderosa di esportare da noi il civismo che ha reso famose nel mondo le banlieue della capitale transalpina. Sentimenti che l’accomunano all’altra grande fuoriuscita, quella Carla Bruni che non perde occasione per lanciare bordate contro il Belpaese precisando «a volte di essere felice» per il fatto di aver acquisito la nazionalità francese.

Sostiene Tabucchi
Ha scelto Lisbona e non Parigi, invece, Antonio Tabucchi, che dalla capitale portoghese non si stanca di giocare a “Radio Londra”. Berlusconi, spiegava lo scrittore a Le Monde, «è una persona che si fa fare un lifting e mette i manifesti. Idem per i suoi trapianti capillari: si fa filmare con un foulard sulla testa nel frattempo che l’innesto prenda», mentre al nord domina la Lega e «il 10% degli Italiani è d’accordo con questo». Del resto «anche Mussolini era grottesco» e tuttavia «una gran parte del popolo italiano lo amava».

Me ne vado. Anzi no
Non ebbe il coraggio di fare le valigie, invece, quel Franco Battiato che pure si lasciò sfuggire in un concerto per Enzo Bianco: «Se vince Scapagnini me ne vado». Scapagnini vinse e Battiato non se ne andò. Il suo paroliere-filosofo Manlio Sgalambro, tuttavia, commentò la polemica rincarando la dose: «Siamo al trionfo della plebaglia. Fognature». La “fuga”?«Comprensibile. È come indossare un vestito sudicio. Si sente attorno una atmosfera non pulita. Paesaggi deprimenti…». Dalle fognature a ciò che vi viaggia dentro, in effetti, il passo è breve.

Le canne di Moretti
A questo punto, allora, meglio Nanni Moretti, che di fronte allo spettacolo del “Paese di merda” decise, semplicemente, di farsi una canna, come raccontò in Aprile parlando della prima vittoria berlusconiana. Seguiva la scena dell’imbarazzato attore che cercava di spiegare a un giornalista francese la realtà italiana. E fuori dalla finzione, del resto, non era lo stesso regista a lamentarsi del fatto che «la maggioranza delle persone, e non solo a destra, ormai considera normale che un uomo abbia il monopolio della tv, faccia politica e sia anche capo del governo»? Insomma, Nanni è d’accordo con gli altri: l’Italia e gli italiani fanno schifo. Ma se lo dice il Cav si dichiara l’opposto. Che ci abbiano preso gusto, con quelle canne?