«L’etica? È distinta dalla politica. Ma non esageriamo»

Se Carl Schmitt non è un illustre sconosciuto anche fra l’intellighenzia post-marxista (oltre che fra noi cattivoni) è anche merito suo: non foss’altro che per questo, Giacomo Marramao, filosofo e docente all’università di Roma Tre, la distinzione tra etica e politica ce l’ha sicuramente ben presente in testa. Ma, dice, attenzione a non superare la soglia di guardia…

Professore, ha sentito la reprimenda di Bagnasco? Secondo lei ha un senso oppure si tratta di una indebita ingerenza?

No, credo che la Chiesa agendo così non stia entrando in politica, le gerarchie ecclesiastiche stanno ponendo solo questioni di principio.

Ed è pertinenza della religione? Non si occupa anche la politica, autonomamente, di principi?

Distinguiamo tra le regole e i principi. Le prime sono di pertinenza del potere secolare, dello Stato. I secondi riguardano anche la Chiesa, che ritiene di suonare un campanello d’allarme rispetto a un certo senso di degrado.

Molti lo hanno interpretato come un attacco ad personam…

Ma Bagnasco non ha detto chi è il responsabile, ha parlato di un clima di degrado visibile nella classe politica.

Lei lo ha condiviso?

Mi è sembrato un richiamo, assolutamente legittimo, a farla finita con lo spettacolo tragicomico che stiamo dando al mondo. E che, intendiamoci, si sviluppa a partire dai comportamenti di alcuni esponenti di governo, anche ai massimi livelli.

Domanda banale: ma se alcuni esponenti politici hanno comportamenti privati discutibili non sono affari loro? Non basta che facciano bene il loro lavoro?

No, è qualcosa che non depone bene, che… Aspetti un attimo…
(un rumore di campane in sottofondo disturba la conversazione)
Mi perdoni, sono fuori Roma… Forse era Bagnasco che ci mandava un segnale (ride). Dicevo, si tratta di qualcosa che non corrisponde a ciò che si chiede a uomini delle istituzioni. Il che comporta una generale perdita di fiducia nella politica da parte del popolo, ma anche da parte di alcuni ambienti economici…

La crisi non sarà mica una conseguenza delle nottate brave del Cavaliere?

No, ma una certa strategia dell’attenzione verso il nostro Paese dipende anche dal calo enorme di fiducia nella classe dirigente.

Ma – Schmitt insegna – etica e politica non sono due territori separati? Confinanti, magari, ma separati…

Certo, è giusto che politica ed etica siano separate. Tutta la cultura moderna si basa su questa distinzione. Ma…

Ma?

…Ma esiste una soglia di tollerabilità. Superare questa soglia di tollerabilità può creare fermenti di ribellione anche nella popolazione. Molte delle rotture politiche della storia sono nate proprio dal superamento di quella soglia da parte della classe dirigente.

Quindi anche i comportamenti privati hanno a che fare con il ruolo pubblico di una persona?

Sui comportamenti privati di ognuno è giusto che ci sia riservatezza ma, di nuovo, questa clausola funziona solo fino a un certo livello di responsabilità. Oggi i leader – tutti, anche il più ingenuo – sanno che anche i comportamenti privati sono sotto gli occhi di tutti. Già Elias Canetti diceva che non esiste più confine tra dimensione pubblica e privata. E lui parlava dell’uomo comune. Figuriamoci i leader politici…

Insomma, uscendo dal linguaggio paludato della filosofia, Berlusconi ha diritto a divertirsi come vuole, ma senza esagerare. Dico bene?

Guardi, non entro nel merito delle intercettazioni, dei comportamenti di Berlusconi o del lavoro della magistratura. Sarebbe un discorso lungo in cui biosognerebbe entrare nel dettaglio.

Per carità, lasciamo perdere i dettagli…

Certo è che anche le recenti rivolte del Maghreb ci dimostrano che in politica certe forme di appropriazione, persino un certo stile personale, non sono solo fatti privati. Si tratta di comportamenti che hanno ricadute pubbliche.

Ma il richiamo etico vale solo per la politica? Perché, ad esempio, con la crisi finanziaria non ricominciamo a porci il problema del rapporto tra etica ed economia?

Guardi, io lo dico da anni e sono convinto che il rapporto tra etica ed economia sia un nodo nevralgico del nostro tempo. Il problema, oggi, non è più quello di scegliere tra economia controllata ed economia libera, non è l’articolazione del rapporto tra Stato e mercato. Non è più questa la questione centrale, è quella che mette al centro il rapporto tra etica ed economia.

In che senso?

Anche l’economia determina reazioni a catena se è sprovvista di etica, le stesse reazioni che determinano il quadro dell’attuale crisi.

Forse dovremmo ripensare tutto un paradigma che vede l’economia come autosufficiente e autoregolantesi. E farci qualche domanda sulla moralità di certi speculatori, magari così “casti” e “sobri” nella vita privata pur affamando popoli interi…

Il vero problema è questo: il fatto che oggi l’economia sia indipendente sia dalla politica che dall’etica…