«L’alieno-comunista ora è il Cavaliere…»

Ad uno sguardo “super partes” l’assedio giudiziario di cui è protagonista il premier Silvio Berlusconi ha del paradossale. È il caso più unico che raro della storia di un Capo del governo che da controllore che potrebbe essere, diventa controllato, spiato dal buco della serratura, in camera da letto, al telefono, ovunque; uno che da parte lesa nel processo di Napoli rischia di passare dalla parte dell’indagato; uno che potrebbe avvalersi degli strumenti che la sua carica gli mette a disposizione  – Polizia, ministero dell’Interno, Servizi segreti e quant’altro – per monitorare gli avversari anzichè rimanerne vittima. Fino a diventare uno dei capi più intercettati della storia, fino a diventare quello che con una felice intuizione Alfredo Mantovano ha definito «il Re Mida dell’aula giudiziaria, che trasforma in reato tutto ciò che tocca». Possibile? Facciamo finta di essere dentro una trama romanzesca tra il noir, il surreale e il paradossale, cifra stilistica di cui lo scrittore Andrea G. Pinketts è maestro conclamato da anni e facciamoci aiutare a trovare una chiave di volta.

Pinketts, non trova paradossale la vicenda del capo sotto scacco? Di solito un premier ha tutti gli assi nella manica per driblare attacchi così insistenti. Come giudica questo strano capovolgimento di ruoli ?

Mi fa pensare al maccartismo e, per contrasto, a un altra figura, a John Edgar Hoover, temutissimo capo dell’Fbi per oltre mezzo secolo, sotto otto presidenti statunitensi, da Calvin Coolidge a Richard Nixon. Instaurò una disciplina ferrea, metodi rigidissimi di addestramento e di selezione, e fece dell’Fbi uno strumento di rara efficienza soprattutto durante la fase del maccartismo. All’epoca il nemico era il comunismo e il filone fantascientifico degli anni Cinquanta faceva da pendant a questo clima, era fissato con gli alieni – metafora dei comunisti- che si calavano sulla terra per minacciare gli Usa. Ora questo nemico pubblico numero uno è Berlusconi, e l’accanimento mediatico e giudiziario verso di lui mi ricorda molto quel clima. All’epoca c’era l’alieno comunista da combattere ora l’unico alieno è il premier. Lui non si è aiutato molto…

Cosa doveva fare?

Non ha mai esercitato veramente il potere che ha per difendersi, se non replicando alle accuse, spesso con scuse risibili. Mi pare una figura tragica, vittima di se stesso, un uomo solo, nonostante le alleanze e i giuramenti di fedeltà. Per questo, secondo me, affolla la sua vita privata di amiche, amici, feste e festicciole. Amici di ogni tipo, come Lele Mora, passato in breve tempo dalla Costa Smeralda al carcere. Io valuto la situazione “super partes” naturalmente, ma non posso fare a meno di vedere qualcosa di anomalo che mi fa pensare, appunto, al periodo del maccartismo quando attori, registi e sceneggiatori potevano correre il rischio di non lavorare più se in odor di simpatie comuniste… Il film Il prestanome, di Woody Allen fu un film emblematico in quegli anni.

Polizia, ministero dell’Interno, servizi segreti: non sono abbastanza gli strumenti che Berlusoni ha per arginare “la macchina dello sputtanamento”?

Le rispondo con un altro film appartenente al genere “poliziottesco” un tempo tanto in voga e che praticava trame golpiste: La polizia al servizio del cittadino? con Enrico Maria Salerno. Il punto interrogativo è interessante, mi sembra. Sempre sotto la lente della fiction filmico-narrativa, naturalmente, il tutto mi fa pensare a una sorta di “cupola” con i vertici che devono prendersela con qualcuno. Mi pare la prova provata che Berlusconi non è mai stato un dittatore, nonostante l’amicizia con Gheddafi. Non è mai stato uno che “blocca” le cose, anzi, al contrario, ha aperto i rubinetti della sua vita privata….

Lei scrive anche spy-story e  per competenza le chiedo, ma i servizi segreti spiano solo il cavaliere? E il controspionaggio come funziona?

Mistero, come Mistero si intitola la mia trasmissione su Italia 1. La storia italiana è piena di misteri…Guardi, il mio nuovo libro Depilando Pilar (Mondadori) guarda caso ha a che fare con una malattia venerea che contagia improvvisamente il protagonista e la città di Milano. La malattia venerea è la metafora di un clima fondato sulle intercettazioni, le fughe di notizie, gli abusi di potere, il “doppiopesismo”.

C’è un altro caso simile nella storia? Ci veniva in mente Luigi XVI, passato dal potere assoluto alla ghigliottina…Lei che ne dice?

Mi fa pensare più a Nerone, accusato di avere incendiato Roma, ma che la storia ha dimostrato essere assente da Roma mentre l’Urbe andava a fuoco…

Se lei utilizzasse questa vicenda come trama di un suo prossimo libro?

Mi accuserebbero di plagio, perché si tratta di un romanzo già pubblicato a puntate sui giornali, come un romanzo di Dumas, un feulletton. Più che una dimensione romanzesca, mi pare siamo in presenza di un tragedia shakespiriana.

Ma nell’ipotesi di un romanzo ancora non scritto, cosa dovrebbe accadere nell’ultimo capitolo?

Sta arrivando il diluvio, quindi immagino Berlusconi che si costruisce un Arca. Dovrebbe fare il Noè della situazione.