La sinistra straparla ma le auto blu le ha tolte il Cav

C’è un paradosso e salta subito agli occhi. Le polemiche sulla casta, stando ai sondaggi e ai passaparola, sono piombate violentemente sul governo causando un danno d’immagine e di consenso, come se la questione dei costi della politica fosse colpa di Berlusconi. Mentre il Pd (che comunque paga la disaffezione della gente alle istituzioni ed è destinato a non uscire indenne dal ciclone) cerca di cavalcare goffamente l’onda. Nasconde però un piccolo particolare: proprio quando il centrosinistra era al governo – non un secolo fa, ma tre anni e mezzo fa o giù di lì – ci fu lo “scandalo” dell’esecutivo composto dalla bellezza di 101 membri, si ridussero i compensi del trenta per cento col trucco, e cioè esentando i ministri non parlamentari. E sulle auto blu? Niente. Il governo Berlusconi, senza troppa eco nella stampa, ha già agito: solo i ministri, i viceministri e i sottosegretari avranno diritto alle auto “blu blu” (di utilizzo esclusivo, con autista); saranno invece assegnate solo ai titolari di uffici di gabinetto, di dipartimento e del segretariato generale quelle “blu” (di utilizzo non esclusivo, con autista). Non ne avranno quindi più diritto i direttori generali, i capi degli uffici legislativi e i capi delle segreterie e degli uffici stampa. Grazie a queste misure si prevede pertanto una riduzione di circa il settanta per cento degli attuali beneficiari. A precisarlo, ieri, è stato il ministero per la Pubblica amministrazione in seguito alla nota che informava la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del Dpcm firmato lo scorso 3 agosto dal premier e dal ministro Renato Brunetta.
«Nel caso di enti pubblici non economici – si legge – avranno invece diritto all’auto solo i presidenti, mentre saranno esclusi da questo benefit i direttori generali, i componenti dei consigli di amministrazione e i revisori. Per intenderci, l’unico assegnatario di auto blu di un ente con decine di sedi e migliaia di dipendenti, potrà adesso essere solamente il presidente». La violazione delle disposizioni del Dpcm Berlusconi-Brunetta è rilevante ai fini della responsabilità disciplinare ed erariale del dirigente responsabile. Restano ferme le disposizioni concernenti l’uso delle autovetture di servizio e delle autovetture blindate per ragioni di sicurezza nazionale e di protezione personale. Un colpo per la sinistra che passa dall’auto blu ai salotti radical chic.