La ricetta: semplificazione e infrastrutture

Infrastrutture e semplificazione: si riparte da lì, con una nuova agenda ma anche con un chiarimento tra il premier Berlusconi e Tremonti dopo l’ennesima “gelata” tra i due causata dal forfeit del ministro durante il voto sulla richiesta di arresto per il suo ex collaboratore Marco Milanese. Ieri, in due ore di vertice a Palazzo Grazioli, Silvio e Giulio, in compagnia del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, si sono parlati a lungo e hanno messo giù una bozza di decreto per ridare fiato allo sviluppo, imperniato sullo sblocco di fondi per le infrastrutture e sulla deburocratizzazione delle procedure, come aveva annunciato il giorno prima il ministro Brunetta.

Pace fatta tra i due

«È stato un incontro di lavoro molto positivo». Così fonti del Tesoro definiscono il colloquio di ieri. Dietro il linguaggio, forzatamente diplomatico, si nasconde la volontà dei due di continuare a lavorare insieme, con un maggiore coinvolgimento dei partiti che sostengono il governo, Lega e Pdl. Il premier sembra avere tutta la voglia di scendere in campo personalmente per dare al Paese un segnale di accelerazione sul fronte della ripresa. Non a caso ci sarà anche il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, al seminario sulle dismissioni del patrimonio pubblico già calendarizzato per domani al ministero del Tesoro. Al tavolo sullo sviluppo, previsto invece per oggi, sempre in via XX settembre, sarà presente anche il sottosegretario Letta.  Quello di oggi sarà il terzo incontro tra il governo e le parti sociali per discutere delle misure sullo sviluppo e lo si farà sulla base della bozza visionata ieri da Berlusconi e Tremonti.

Smentiti i “gufi”

La prima persona a commentare l’esito dell’incontro tra Berlusconi e Tremonti, nelle file del Pdl, è Margherita Boniver, che mostra ottimismo sulla fase-due: «Con il proficuo incontro Berlusconi-Tremonti, che porterà a misure concrete, infrastrutture e semplificazione, la fase più critica della tempesta speculativa dovrebbe essere archiviata. Il condizionale è d’obbligo, non tanto per i dati economici dell’Italia e i conti in ordine, ma per i catastrofici pronostici che i gufi di casa nostra continuano a sottoscrivere nel disperato e quanto vano intento di far dimettere Berlusconi». A quali gufi si riferisce la Boniver? Forse al leader del Pd, Pierluigi Bersani, che anche ieri non perdeva occasione per sparare sull’Italia: «Ogni giorno che passa siamo messi peggio. Il problema è che di manovra in manovra stiamo scivolando sempre più giù. Siamo su un fronte esposto, non so quello che accadrà domani, so solo che c’è una drammatica sottovalutazione della situazione». Meno iettatorio il commento del leader dell’Udc, Pierferdinando Casini: «Attendiamo entro la settimana il provvedimento sulla crescita, come promesso dal governo. Il resto sono chiacchiere che non ci interessano» taglia corto.

Il voto su Romano
Spallata al governo o un’altra iniezione di gerovital all’esecutivo, come nel caso di Marco Milanese? Si vedrà oggi pomeriggio, ma tutto lascia ipotizzare che la mozione di sfiducia presentata dall’opposizione contro il ministro Saverio Romano sarà respinta, anche se non mancano dei distinguo, all’interno della maggioranza e qualche strano segnale (ieri il governo è andato sotto su un emendamento del Pd sulle professoni sanitarie). Il diretto interessato, ieri, si mostrava tranquillissimo: «Non temo il voto e non solo perché sono certo della tenuta della maggioranza: in aula, quando avranno finito di ascoltarmi, tanti deputati dell’opposizione avranno una crisi di coscienza», ha spiegato a Libero il ministro delle Politiche Agricole, nel mirino per l’indagine sul concorso in associazione mafiosa. Romano non ha dubbi: «È solo un atto strumentale per colpire il governo» e denuncia la «disinformazione» che è calata sul suo caso giudiziario.
«La mozione del Pd è quantomeno intempestiva», dice Romano. «Io non sono stato neanche rinviato a giudizio. È stato il giudice per le indagini preliminari a obbligare la procura a procedere con la mia imputazione coatta, e questo nonostante sul mio fascicolo ci fossero state due richieste di archiviazione da parte della procura».

La conta pericolosa
Romano è sicuro che riuscirà a convincere i deputati delle sue ragioni e che quindi il documento alla fine verrà respinto. Una relativa tranquillità diffusa anche tra le file del centrodestra, alla luce delle ripetute dichiarazioni della Lega che si è detta pronta a votare contro la mozione e considerando che il voto palese dovrebbe mettere al riparo da eventuali colpi dei franchi tiratori.
Ma nella maggioranza non mancano gli incerti. Francesco Nucara per ora ha annunciato il sì alla sfiducia, mentre non parteciperà al voto Calogero Mannino. Per il governo così sulla carta i voti a favore potrebbero essere 321: i 219 del Pdl, i 59 della Lega, i 29 di Popolo e territorio, i 9 del movimento di Gianfranco Miccichè Forza Sud, i 2 dei Repubblicani-azionisti (Aurelio Misiti e Mario Pepe). Ci sono poi da considerare Luca Barbareschi, Andrea Ronchi, che votò la fiducia sulla manovra, e Adolfo Urso, che nella stessa occasione però non rispose alla chiama. L’opposizione invece parte da quota 302: 206 Pd, 35 Udc, 25 Fli, 22 Idv, 5 Api, 4 Mpa, 3 Liberaldemocratici, il rappresentante della Val d’Aosta e Giuseppe Giulietti. Il conto potrebbe salire a 305 con Nucara e con i due deputati della Svp, che sulla manovra hanno votato no alla fiducia. Resta però il dubbio sulla presenza della deputata del Pd Marianna Madia, che ha partorito ieri. Oltre a Mannino dovrebbe non partecipare al voto anche Antonio Gaglione, recordman delle assenze, mentre Antonio Buonfiglio, recentemente uscito da Fli, non ha rivelato le sue intenzioni, sottolineando tuttavia che sarebbe «schizofrenico» se votasse contro una mozione che ha firmato. Insomma per il centrodestra un’altra giornata con l’occhio al pallottoliere, dopo i 316 sì contro i 302 no alla fiducia sulla manovra, e i 312 no all’arresto di Marco Milanese contro i 305 sì, con votazione a scrutinio segreto, che fecero esclamare «solo sette voti» di differenza al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

La catena umana

Oggi, in coincidenza col voto su Romano, è prevista anche una mobilitazione: alle 15.30, davanti a Montecitorio, si svolgerà una catena umana a difesa dell’istituzione Parlamento», organizzata dal solito popolo viola. Oggi come per Milanese, si temono incidenti e le misure di sicurezza all’esterno di Montecitorio saranno rafforzate.