La doppia verità: fare di tutta la crisi un fascio…

Nel decalogo della sinistra il primo comandamento recita così: “Il governo ci ha mentito sulla crisi”. Un refrain che sentiamo ripetere, tutti i giorni, da mesi, un slogan che si arricchisce di una vasta serie di corollari. Per esempio: non è vero, come dicono Tremonti e Berlusconi, che l’Italia ha retto meglio delle altre nazioni; e non è vero neanche che il nostro sistema bancario abbia reagito meglio che altrove; Berlusconi ha ingannato gli italiani incoraggiando i consumi e infondendo ottimismo. Saremmo tutti vittime di un raggiro continuato.
Andando però ad analizzare date, momenti e cause della crisi, ci si accorge che qualcuno non la dice tutta e che qualcosa non quadra. Che l’opposizione debba fare il suo mestiere non vuol dire nascondere alcune verità semplici semplici. Ci troviamo come al solito di fronte a una doppia verità. Delle due l’una: o a sinistra mentono sapendo di mentire, oppure ignorano che quando si parla di crisi economica bisogna saper distinguere, per correttezza, due precisi momenti , due fasi che non vanno confuse l’una con l’altra. Ricordiamo, allora, che le crisi che si sono abbattute sul sistema economico di Eurolandia sono state due, quella del 2008 dovuta alla crisi dei sistemi bancari e quella del 2011 che stiamo vivendo e soffrendo oggi, uno tsunami globale che investe il debito pubblico di tutti i Paesi. Così, per amor di precisione e per non farci coinvolgere dalla macchina della disinformazione, vale la pena ricordare che il governo non ha mentito, semplicemente perché quando ha affermato che l’Italia ha retto bene, lo ha affermato, appunto, in riferimento alla crisi del 2008 e non in riferimento a quella attuale, che ha motivazioni e dinamiche profondamente diverse.
In questa cornice vanno lette le dichiarazioni che spesso Tremonti ha rilasciato, più o meno  di questo tenore: «Abbiamo tenuto in ordine i conti pubblici». Oppure: «abbiamo “tenuto” il bilancio dello Stato». Tutto vero? «Sì, ormai lo riconoscono tutti gli osservatori “super partes”», ci risponde il professor Alberto Quadrio Curzio, docente di Economia politica alla Università Cattolica di Milano. «Indicatori internazionali come il Fondo monetario, l’Ocse, Commissione europea – gli unici riferimenti che io considero attendibili –  riconoscono che l’Italia ha tenuto in ordine i suoi conti pubblici, perché il nostro deficit arriverà al pareggio nel 2013, subito dopo quello della Germania: cioè in Eurolandia l’Italia ha fatto peggio solo rispetto alla Germania. Che i conti pubblici siano stati gestiti con rigore è oramai un dato di fatto».
Insomma, l’esecutivo in riferimento alla crisi del 2008 non ha detto bugie neanche quando ha affermato di avere mantenuto la coesione sociale, decidendo di intervenire con l’incremento degli ammortizzatori sociali. Il governo non ha mai nascosto che l’Italia avesse retto anche in virtù di un circolo virtuoso che ebbe nella capacità di risparmio delle famiglie, dei lavoratori, un elemento determinante.  «Lo so bene, non solo per la politica del Governo ha tenuto il bilancio dello Stato», ha detto il ministro Tremonti in più occasioni. «L’Italia ha retto perché abbiamo ottomila Comuni, non solo grandi metropoli circondate da anelli infernali di periferia. Abbiamo una struttura più umana e geograficamente più capillare. Abbiamo un sistema sociale basato su due pilastri: l’Inps, ma anche la famiglia. E pensare che il bilancio pubblico tenesse, con dentro il terzo debito pubblico del mondo, nella crisi più grave dal dopoguerra, senza gravi tensioni sociali, è stato un risultato incredibile, che all’estero sorprende tutti. Fuori dai confini qualcuno pensava che i primi a saltare saremmo stati noi. E invece no».
Ma la fase attuale è del tutto diversa. «Non c’è dubbio che questa del 2011 sia tutt’altra cosa, una crisi dei debiti sovrani di Euroladia», spiega Quadrio Curzio – che pressoché nessuno si attendeva, non solo l’Italia. In questo contesto va detto che il nostro debito pubblico è cresciuto meno rispetto a quello delle altre nazioni d’Europa, anche se bisogna riconoscere che le altre partivano da un debito più basso. Ciononostante, noi, quanto a crescita del debito, siamo più o meno come la Germania, ma meglio della media degli altri Stati di Eurolandia».
Del tutto opinabile, poi, l’accusa che la sinistra ha fatto al governo Berlusconi di aver indotto scelleratamente all’ottimismo, invitando gli italiani a non contrarre i consumi ma anzi a continuare a spendere. Anche questa polemica non ha molto fondamento se l’accusa è riferita all’oggi. Perché anche qui la tempistica è chiara: quelle dichiarazioni si spiegano solo nel clima della crisi del 2008. E poi «le modalità di comunicazioni economica in tempi di crisi non hanno tipologie uniformi», ci insegna il professor Quadrio Curzio: «Ci sono alcune classi politiche che comunicano più cautela, altre che preferiscono infondere fiducia. Nessuno può affermare cosa sia giusto e cosa sbagliato…».
Altrettanto onestamente quegli stessi osservatori internazionali che hanno attestato la tenuta dell’Italia nella fase cruciale del 2008-2009 «non nascondono il fatto che l’Italia cresce poco e che è ora di avviarsi verso quelle riforme strutturali che possono garantire una netta ripresa». Siamo in attesa, insomma  di un “secondo tempo” del governo in tema di riforme. Questa è una storia ancora da scrivere. Intanto, precisiamo, che nel giochino del “chi mente a chi” la sinistra gioca a fare la finta tonta, ingenerando una disinformazione che non fa bene a nessuno.