La Cgil mobilita la piazza: sciopero contro lo tsunami

Borse ko e Btp in difficoltà. Sale di nuovo lo spread con i bund tedeschi (ieri è arrivato di nuovo a 370 punti) mentre dagli Usa arrivano pesanti segnali di rallentamento che minacciano di costituire l’anticamera di una nuova fase di recessione. La crisi non è finita e l’Italia è più che mai nell’occhio del ciclone, ma per la Cgil tutto questo sembra contare poco o nulla. L’imperativo è quello di mobilitare i lavoratori contro il governo e contro i provvedimenti adottati per far quadrare i conti. Come ci chiede l’Europa e come è più che mai necessario se non vogliamo finire gambe all’aria. L’importante è scendere in piazza, ritagliarsi una giornata da protagonisti in tv e sulle prime pagine dei giornali, dare un “aiutino” alla sinistra (in primis, al Pd), scatenare disinformazione e rabbia nei lavoratori sempre con l’intento di far apparire il Cavaliere e il governo come i nuovi diavoli intenti a inseguire gli operai per gettarli tra le fiamme dell’inferno.
Annunciato e deciso da parecchio tempo (e non certo da quando, ventiquattr’ore fa o giù di lì, sono uscite le ultime indiscrezioni sulla manovra relative all’articolo 8 del provvedimento e alla possibilità di licenziare) lo sciopero di Corso d’Italia ancora una volta assume un carattere politico e non sindacale. E la Camusso, criticata un po’ da tutti per aver indetto una mobilitazione contro il nulla – scioperare perché il mondo è stato travolto da una crisi internazionale di proporzioni gigantesche è come protestare con l’intento di arginare uno tsunami – ha trovato la “giustificazione” della piazza attingendo a piene mani dagli annunci trapelati sulla manovra. Quegli annunci che si stanno rivelando una vera jattura a causa delle troppe voci e dei troppi stop and go che si accavallano ogni giorno e che, tra l’altro, hanno dato la possibilità alla segretaria generale della Cgil di affermare che la proclamazione dello sciopero è già stata utile, perché è servita a far retrocedere il governo sulla questione pensioni e in materia di misure a carico degli statali. Da qui l’inasprimento della protesta, tanto da dire no a qualsiasi deroga, compresa quella legata all’uscita di alcuni quotidiani, come testimonia la polemica accesa dal direttore del Corriere della sera, Ferruccio De Bortoli.
Grazie all’opera di disinformazione di molti organi di stampa, i provvedimenti economici per perseguire il pareggio dei conti pubblici ieri erano diventati  “la manovra dei licenziamenti facili”. Nulla di più falso ma, intanto, il dibattito, spostato ad arte su questo tema, serve ad impaurire chi vive di lavoro dipendente e a creare un giusto clima di tensione attorno allo sciopero. Così come il voler far credere che le scelte sul testo siano state fatte sotto la dettatura di Confindustria, mentre è evidente a tutti che i problemi creati da contratti troppo rigidi sono un ostacolo soprattutto per le piccole e medie imprese, mentre quelle grandi, che stanno sicuramente più a cuore a Viale dell’Astronomia, hanno molti mezzi per ammortizzare queste difficoltà e guardare oltre.
Uno sciopero inutile, dunque. Anzi controproducente, perché chi deciderà di rispondere positivamente all’appello della Cgil e si asterrà dal lavoro ci rimetterà una giornata di stipendio. Non a caso gli altri sindacati non condividono la protesta. In momenti di difficoltà il ruolo delle organizzazioni dei lavoratori è quello di sedersi al tavolo e rappresentare in quella sede gli interessi della base: le barricate servono solo a radicalizzare lo scontro. Ieri sul fronte di chi batteva la mani alla Camusso c’erano Pier Luigi Bersani e il Pd, Sinistra ecologia e libertà. Antonio Di Pietro, Sergio Cofferati, Paolo Ferrero e il presidente dei Verdi Angelo Bonelli, assieme ad Arci e varie altre sigle dell’arcipelago antagonista e dell’opposizione al governo. Attorno alla Cgil si ritrovano tutti coloro che vogliono mandare a casa Berlusconi. E questo la dice lunga sul ruolo che va assumendo il sindacato di Corso d’Italia, una volta cinghia di trasmissione nei confronti del Pci, oggi sempre più longa manus di chi, a livello politico, vuole mettere il bastone tra le ruote a chi, eletto democraticamente dai cittadini, sta facendo di tutto per governare questo Paese. Lo stesso Pier Luigi Bersani, cercando di portare a capitalizzazione il tutto, ha affermato che la situazione è drammatica e che «serve un percorso di novità politica».
Raffaele Bonanni, segretario generale della Cisl, che in queste settimane si è sempre caratterizzato per la presenza al tavolo della trattativa, ha affrontato il problema dello sciopero generale di oggi è sostiene che la protesta «è stata pensata e decisa solo per resuscitare una storia morta, per far sventolare le bandiere di partito, per “regalare” una passerella a leader politici senza più nessuna credibilità». Un giudizio durissimo. «Avevo sperato – dice Bonanni – in Susanna Camusso. Mi dicevo: vedrai, il pragmatismo delle donne avrà la meglio sulle vecchie logiche sindacali, lei non si farà imbrigliare nei tentacoli della Fiom. E invece sbagliavo: non risce a liberarsi degli estremismi che devastano il suo sindacato». Dopo la lettura di Bonanni c’è davvero poco da aggiungere. Se non che, come sostiene il segretario generale della Cisl funzione pubblica Giovanni Faverin, «le mobilitazioni non servono se non danno risultati». E Marco Follini, senatore del Pd, dice di rispettare la protesta della Cgil ma di non condividere lo sciopero: «Continuo a pensare – afferma –  che chi allinea la bandiera del Pd dietro le bandiere della Cgil non fa un buon servizio né al Pd, né alla Cgil. Per contestare la manovra economica del governo dobbiamo trovare altre strade».
In realtà c’è anche da rilevare che mentre il Pd annuncia la sua partecipazione alle molte manifestazioni di oggi con la Cgil, da Nord a Sud del Paese, per contrastare la manovra economica, i senatori del partito si confrontano a Palazzo Madama in quello che il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli definisce «un confronto travagliato ma positivo», secondo i condivisibili auspici espressi anche da Giorgio Napolitano. Un ruolo che adesso potrebbe essere messo in discussione dalla partecipazione del Pd allo sciopero di oggi. Bersani, in sostanza, deve decidere se intende contribuire al miglioramento dei provvedimenti economici, come va dichiarando nelle molte interviste televisive di questi giorni, oppure se intende opporsi in ossequio alla dottrina del tanto peggio tanto meglio e sulla base della considerazione che il presente e il futuro dei cittadini italiani valgono meno di una poltrona di governo.