Il governo prende i calciatori in contropiede

Anche loro “tengono famiglia”. E non chiamateli “bambini viziati”, altrimenti s’arrabbiano e magari vi beccate pure un ceffone alla Bud Spencer. I calciatori (o meglio, alcuni di loro) si sentono presi per i fondelli: ma come, dicono, il governo aveva annunciato che avrebbe tolto la supertassa per i ricchi e ora che fa, la rimette? Tra l’altro, lo fa poche ore dopo la loro decisione di firmare il contratto collettivo e non scioperare più, una decisione che – secondo molti – è stata presa proprio perché non c’era più l’odioso “esborso”. Sono solidali con tutti, i divi del pallone, ma non appena parli del contributo di solidarietà non riescono a conservare l’aplomb. Gianluigi Buffon, che di solito dice cose sensate, stavolta si è lasciato andare a una corbelleria: «Lasciamo perdere questi argomenti, che sono l’ennesima umiliazione per questo Paese», ha detto. L’umiliazione è appunto il dover pagare qualcosina allo Stato non per un fallo in area di rigore ma perché si guadagna uno stipendio da Paperon de’ Paperoni. Non è la prima volta che lo afferma, nei giorni scorsi aveva bollato come «fumo negli occhi» la querelle sulla supertassa sostenendo che «i problemi dell’Italia sono altri e che quello era un evidente tentativo di distrarli». Sarebbe troppo facile replicare con un po’ di sano populismo demagogico, dicendo che i soldi, vista la crisi che sta devastando le economie di tutto il mondo, da qualche parte dovranno pure venir fuori e sarebbe assurdo “prelevarli” dai portafogli degli operai o di chi stenta ad arrivare a fine mese. Non lo facciamo. Chiediamo a Buffon (e a tutti i calciatori che la pensano come lui) di riflettere su un dato di fatto: gli ultrà, che vivono di calcio e amano i campioni, stavolta si sono infuriati per davvero. Una ragione ci sarà. Forse è per questo che i big del pallone avrebbero dovuto imparare la lezione da Cesare Prandelli. Il quale, sulla supertassa per i ricchi, si è limitato a dire: «Le tasse si pagano, non si commentano».