Gelmini: «Ora basta con le menzogne sulla scuola»

Prima campanella, via alle contestazioni. Quest’anno l’autunno caldo non ha neanche atteso che ne se andasse la canicola estiva e le polemiche contro Mariastella Gelmini sono scoppiate sin da subito. Eppure, spiega il ministro, basterebbe leggere i numeri con onestà…

Allora ministro, stavolta ci siamo superati: le contestazioni sono arrivate ancor prima di cominciare…

Io in verità tutte queste contestazioni non le ho riscontrate. Ovviamente a ogni inizio anno c’è chi critica, ma stavolta sono stati addirittura meno del solito. Purtroppo c’è sempre chi deve dare questa sensazione di caos perenne, ma è solo una piccola minoranza…

Eppure sui tg dominavano cortei, sit-in e lamentele…

Guardi, abbiamo fatto un monitoraggio: nel 90% dei casi l’anno è iniziato senza problemi. Certo, fanno più rumore i quattro che protestano che le centinaia di migliaia che svolgono il proprio lavoro in tutta tranquillità.

Uno dei temi ricorrenti in chi la critica è quello del sovraffollamento e delle cosiddette “classi pollaio”…

Vede, un conto sono le opinioni, un conto sono i numeri. I dati Ocse, in questo senso, parlano chiaro. Le classi con più di 30 alunni rappresentano solo lo 0,6% di tutte le classi italiane. La media italiana degli alunni per ogni classe è di 22 studenti contro la media Ocse di 23.

Effettivamente sembrano cifre che lasciano pochi dubbi…

Non solo: prenda il presunto taglio agli insegnanti di sostegno, che invece proprio quest’anno hanno toccato il picco massimo di 94 mila unità. Ci hanno accusato di aver ridotto il tempo pieno: ebbene, quest’anno abbiamo 170 mila studenti in più a cui è garantito il tempo pieno. La verità è che chi fa certe critiche sta conducendo una battaglia ideologica e politica. Ma io credo che drogare la discussione sulla scuola con un inutile catastrofismo sia sbagliato.

Anche al netto della disinformazione ideologizzata, tuttavia, resta il fatto che la scuola italiana qualche problemino continua ad avercelo… Pensiamo, per esempio, al basso tasso di conseguimento dei diplomi…

Questo è verissimo, i diplomati sono ancora troppo pochi, anche se ultimamente si è registrato un aumento. Quello che posso dire è che il ministero sta facendo di tutto per combattere la dispersione scolastica. Nelle università abbiamo tagliato il 20% dei corsi inutili, investendo sugli indirizzi scientifici. Abbiamo mantenuto l’impianto dei licei, che sono scuole d’eccellenza, rilanciando al contempo gli istituti tecnici. Stiamo potenziando l’orientamento, affinché gli studenti scelgano con cognizione di causa. Credo che questi siano passi fondamentali nella direzione giusta ma non nego che resti ancora molto da fare.

Un altro nervo scoperto sono i bassi stipendi dei professori….

Purtroppo i professori sono i primi a pagare le scelte falsamente egualitarie della sinistra che vanno in direzione della proletarizzazione dei docenti, perché premiano la quantità e non la qualità. Bisogna mettere mano a una riforma del reclutamento, non può contare solo l’anzianità. Per essere un buon insegnante occorre l’esperienza, ma anche la qualità, non siamo tutti uguali, serve un sistema meritocratico. È un cambiamento difficile ma necessario. La sinistra ha visto per anni la scuola come un ammortizzatore sociale, ma queste politiche non hanno futuro.

Intanto la discussione si concentra su casi come quelli di Bari, in cui in una scuola i bagni sono stati resi disponibili solo per due ore al giorno…

Il fatto è che si guarda sempre ai casi negativi. Accade anche sulla manovra, dove anzichè concorrere al miglioramento del testo, in un momento di crisi la sinistra fa quasi il tifo per gli speculatori…

Per uscire dal cono d’ombra del pessimismo a tutti i costi, ci dà dei dati positivi su cui riflettere?

Pensiamo solo all’ultimo rapporto sugli apprendimenti: dopo anni di peggioramento costante, quest’anno siamo migliorati. Abbiamo buoni dati circa l’italiano e la comprensione del testo e lo stesso dicasi per le scienze e la matematica. In regioni difficili come Campania e Puglia abbiamo ottenuto grandi miglioramenti. Abbiamo speso 100 milioni per la scuola digitale, il 30% degli istituti ha lavagne interattive, stiamo cercando, sia pur con ritardo, di portare il Wi-Fi in ogni scuola. Insomma, stiamo cercando di ridurre gli sprechi e introdurre efficienza.

La sinistra non sembra pensarla così…

Ma quello che abbiamo fatto noi dovranno farlo anche i governi che verranno. Se la sinistra tornerà al governo – e io non credo che questo accadrà – non potrà agire altrimenti. Con il pareggio di bilancio fissato in Costituzione non c’è più spazio per le sanatorie e chi insegue ancora questo modello si deve assumere le sue responsabilità.

Bersani, in tv, ha ribadito di recente un vecchio refrain: quello dei genitori costretti a comprare la carta igienica per i propri figli, dato che le scuole ne sarebbero sprovviste…

Ma se abbiamo destinato ben 700 milioni per le spese di funzionamento!

Sembra una bella cifra, in effetti… Per la carta igienica dovrebbero bastare…

I tagli alle spese di funzionamento ci sono stati solo nel 2008. L’anno precedente, infatti, Fioroni non aveva fatto i necessari tagli ai posti in pianta organica e automaticamente erano diminuiti i fondi per le spese di funzionamento. Il fatto è che i governi possono cambiare, ma le risorse sempre quelle restano…

Ministro, concludiamo con una domanda leggera ma non troppo: è sicura che per fare l’infermiere occorra conoscere la grattachecca della “Sora Maria”?

Quella domanda nel test d’ingresso mi ha lasciato molto perplessa. Purtroppo, però, non dipende da noi, è responsabilità della Sapienza. Il rettore Frati ha detto che si trattava di un quesito di logica. Io non posso che prendere atto delle sue spiegazioni, anche se ribadisco la mia perplessità.