Ecco il golpe nel nome dell’anticasta

Per preparare un golpe occorrono pochi e semplici passi. Seguitemi, è facile da fare anche a casa. Per prima cosa dovete preparare il terreno. Poi, dopo questa azione preliminare, condotta in genere per conto terzi, potete far sbarcare le truppe di terra e conquistare il Palazzo d’Inverno, possibilmente fucilando lo zar e tutti i boiardi.

Il precedente degli anni ’90
D’accordo, usciamo dalla metafora. Il fatto è questo: contro l’Italia è in atto una manovra politica volta più o meno a commissariare gli italiani. Le intercettazioni diffuse come se piovesse e certe manovre speculative sono solo la punta dell’iceberg. Non è nulla di complottista, tutto avviene alla luce del sole. Né si tratta della caricaturale “congiura” dei “giudici comunisti” contro Silvio Berlusconi. Per due motivi: perché in mezzo non ci sono solo i giudici (e comunque non solo quelli comunisti) e perché il Cavaliere è in fondo un obiettivo congiunturale, episodico, relativo al breve periodo. Quel che conta non è far fuori Silvio, ma fare in modo che gli italiani non provino più a fare di testa loro. Come è accaduto, per esempio, nel 1994. Anche in quel caso tutto era stato preparato ben bene: gli umori del qualunquismo becero erano stati agitati a puntino dall’ondata giustizialista, un’intera classe dirigente era stata spazzata via da Di Pietro e sodali, il Pds di Occhetto aveva ricevuto l’ok dalla City e dagli States per governare. Poi è arrivato l’outsider e ha ribaltato il tavolo. Ecco, quello che non deve più accadere. Potremmo anche dire, per farla breve, che è la sovranità popolare il male oscuro che va scongiurato, perché quando fai votare la gente c’è sempre la possibilità che scelga chi pare a lei. Meglio, molto meglio, un governo tecnico, guidato da qualche personaggio ben educato, che al telefono non dica scurrilità, faccia una vita morigerata e tenga sotto tutela la nazione.

Fase uno: l’antipolitica
Come nel precedente degli anni ’90, anche stavolta il terreno è stato preparato con dosi massicce di demagogia rivolta all’indirizzo della classe politica. Come dire: se la Rivoluzione d’ottobre fu all’insegna della stella rossa, quella cui stiamo assistendo è condotta nel nome di… Stella e Rizzo. Il più celebre dei libri dei due giornalisti, infatti, ha dato un nome a un fenomeno che era già in atto. In quel momento è nata “la casta”. Che i privilegi denunciati da Stella e Rizzo fossero reali o meno (spesso lo erano) conta poco. L’importante era delegittimare la politica in quanto tale. Scardinare quel poco che ancora resta dei meccanismi tradizionali di decisione e di legiferazione. Dove decenni di moti rivoluzionari, attacchi al cuore dello Stato, tentazioni golpiste hanno fallito la propaganda sull’anticasta è riuscita in pieno: le istituzioni sono state totalmente screditate. O almeno un certo tipo di istituzioni. Il resto dei facitori dell’opinione pubblica, ovviamente, si è accodato. Con una piccola differenza: che mentre Il Fatto e Repubblica, Grillo e Travaglio usano l’antipolitica a fini politici, cercando di sottrarre voti al centrodestra e portarli altrove, i giornali berlusconiani fanno antipolitica e basta, con vaga attitudine suicida.

Chi ce l’ha con mister B.?
Chi ha l’interesse a commissariare la politica italia e impedire che il popolo dello Stivale faccia ancora di testa sua negli anni a venire? La lista è lunga. In prima fila c’è il solito clan Goldman Sachs, quello che ha espresso Romano Prodi e Mario Draghi, che ha ispirato le privatizzazioni selvagge degli anni ’90, che ha un piede e pure l’altro ben piantati dentro i meccanismi speculativi che affamano i popoli. Berlusconi, poi, è riuscito inimicarsi buona parte dell’establishment internazionale. Perché gli altri capi di Stato non sopportano le sue barzellette ai meeting diplomatici? Vero, ma c’è di più. Il rapporto privilegiato con Putin, ad esempio, non va giù a molti, tedeschi in primis (altro che i rumors sugli apprezzamenti berlusconiani sulla Merkel). Con la Francia, poi, c’è un conflitto aperto che passa da Lactalis e arriva fino alla guerra in Libia, con buona pace dei politologi che tracciano improbabili assi Berlusconi-Sarkozy in nome del populismo. Quanto agli Usa, l’antipatia nei confronti dell’Italia e del suo premier è noto. E poi, chi altri? Ah, sì, i grandi giornali italiani. Leggi: il gruppo Rcs, il gruppo De Benedetti, Confindustria, la Fiat… Insomma, le grandi famiglie del capitalismo italiano, che mai hanno digerito quel miliardario parvenu, caciarone e arrivista, decisamente poco a suo agio con l’understatement del mondo affaristico italiano. E chi è, allora, che non sta contro Berlusconi? Fino ad oggi (le cose potrebbero essere cambiate, nel frattempo, ma non abbiamo controprove se non i soliti sondaggi) erano i cittadini. Gli elettori. Insomma, il popolo. O almeno la sua maggioranza. Il peccato originale di questo governo non sono i suoi (moltissimi, purtroppo) errori, ma il fatto di essersi basato sul volere del popolo scavalcando certe oligarchie. C’è chi, per molto meno, ha fatto una gran brutta fine…