Crolli in Borsa per affossare il governo Berlusconi

Per nuocere a noi nuocciono all’Europa. Le dimissioni del rappresentante di Berlino in seno alla Banca centrale europea Juergen Stark stanno creando instabilità in seno all’organismo comunitario. Come è noto, Stark ha sbattuto la porta perché messo in minoranza nel consiglio della Banca sulla questione dell’acquisto di titoli italiani e spagnoli, deciso dal board nell’ottica del salvataggio dell’euro. Come era prevedibile, le Borse europee hanno avuto un ennesimo “venerdì nero”.
Il consigliere Stark ha parlato di dimissioni per «problemi personali», ma non sfugge a nessuno che la Germania da tempo mal sopporta esborsi per gli Stati membri in difficoltà. Accadde ieri per Grecia e Portogallo, accade oggi per Italia e Spagna. Ma il principio della solidarietà dovrebbe essere uno dei pochissimi capisaldi della costruzione europea, come peraltro capitò ai tempi della costosa riunificazione tedesca. Infine, l’annuncio del ministro alle Finanze Wolfgang Schaeuble di voler candidare Joerg Asmussen, suo viceministro, alla sostituzione di Stark è accolto con sollievo da tutti perché considerato più “diplomatico”.
Al vertice della Bce intanto dal primo novembre siederà l’italiano Mario Draghi, attuale governatore di Bankitalia, che ieri mattina è stato ricevuto dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per avere uno scambio di idee sulla attuale stiuazione economica italiana e internazionale. Entrambi hanno convenuto sull’importanza di mandare in porto la manovra nel più breve tempo possibile.
Ma il problema va oltre l’Europa, siamo di fronte a una grave crisi globale, che qui in Italia è mal rappresentata da una parte della stampa e anche della politica. Le opposizioni, e i giornali che le tengono bordone, fanno credere ai cittadini che andando via il premier Silvio Berlusconi magicamente tutto sarebbe risolto: la crisi passerebbe, il benessere tornerebbe, le Borse risalirebbero, le famiglie arriverebbero alla fine del mese senza sforzi e la disoccupazione diventerebbe solo un ricordo dell’era Berlusconi. E mai come in questi giorni abbiamo assistito a un attacco concentrico al governo tanto duro quanto coordinato e probabilmente eterodiretto. Fantapolitica? Non tanto, se proviamo ad analizzare i fatti. Nell’intervista al presidente dell’Udc Rocco Buttiglione sul quotidiano Avvenire di pochi giorni fa emergeva con preoccupante chiarezza l’esistenza se non proprio di un complotto almeno almeno di una strategia tesa a far cadere il governo italiano, e segnatamente Silvio Berlusconi. Buttiglione infatti prometteva una specie di salvacondotto per il premier per quanto riguarda le inchieste, i processi, il carcere a patto che lui facesse un passo indietro. Persino le speculazioni contro l’Italia, ha detto Buttiglione, cesserebbero. Ce n’è abbastanza per delineare i contorni di una trama non solo nazionale, ma anche internazionale, se a questo aggiungiamo altri elementi: il fatto che l’opposizione continuamente prometta la rinascita del Paese qualora Berlusconi si dimettesse. In un’intervista al Riformista proprio ieri il vicepresidente del Pd Enrico Letta sosteneva che solo un governo d’emergenza avrebbe potuto salvare l’Italia dal tracollo, mentre è un fatto che l’Italia è messa al riparo dal tracollo dalla manovra e dai provvedimenti che il governo ha messo e sta mettendo in atto per affrontare quella che, lo ripetiamo, non è una crisi italiana, ma internazionale, della quale persino gli Stati Uniti stanno facendo le spese. Come potrebbero le dimissioni di Berlusconi far sparire uno tsunami finanziario come questo? Mistero.
Ma non è tutto: sono settimane che la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia lancia allarmi sulla drammatica situazione economica italiana, mettendo in dubbio la credibilità del governo e soprattutto dimenticando che in Italia è stata fatta la manovra più ampia della storia repubblicana, e che tale manovra è stata dettata in parte dall’Europa. «In altri tempi – chiosa il vicepresidente dei deputati del Pdl Gaetano Quagliarello – magari durante la prima Repubblica, per fare questo ci sarebbero voluti tre governi…». I continui attacchi di Confindustria all’esecutivo sembrano sospetti anche a Fabrizio Cicchitto: «Stiamo facendo una manovra economica molto incisiva sulla quale la Confindustria ha dato qualche giorno fa parere positivo così come l’Unione Europea, la Bce e l’Ocse. Adesso la Marcegaglia dice una cosa diversa, chiedendo anche un’altra manovra o un altro governo, non sappiamo di quale tipo», ha rilevato infatti il capogruppo del Pdl alla Camera dei deputati. I poteri forti remano nella stessa direzione, come domostrano gli allarmi che arrivano dal mondo finanziario italiano che sposa la tesi delle dimissioni di Berlusocni per mettere al suo posto un governo tecnico a cui si attribuisce la capacità di togliere l’Italia dall’impasse in cui si trova. È il parere ad esempio dell’amministratore delegato di Intesa SanPaolo, Corrado Passera, che da Chianciano ha parlato praticamente all’unisono con la Marcegaglia…
Che quella di Rocco Buttiglione poi non fosse una boutade o una voce dal sen fuggita, lo prova anche l’intervista, sempre di ieri, che il vice presidente di Fli Italo Bocchino ha affidato alle colonne di Repubblica: riferendosi proprio all’appello della Marcegaglia – guarda caso – l’ex parlamentare del Pdl promette che su Berlusconi «non si consumera alcune vendetta», riecheggiando quel «salvacondotto» evocato da Buttiglione sull’Avvenire. Solo che l’istituto del salvacondotto nell’ordinamento giudiziario italiano non esiste. Come possono questi signori promettere tali cose? Fantapolitica? Non troppo, anche perché lo stesso Bocchino indica come eventuali successori di Berlusconi «Mario Monti, Luca Cordero di Montezemolo, Alessandro Profumo». Se non sono poteri forti questi…