Chi dava oro per la Patria e chi evade

Ammettiamolo, con l’età si diventa nostalgici. I racconti dei genitori, che ci facevano sbuffare da adolescenti, tornano alla memoria e ti fanno pensare. Nei manuali che avevamo a scuola c’era la fotografia di una vecchina che donava le fedi a un tizio in uniforme sopra un braciere. Ingenua vittima della propaganda di Regime,  assicurava il professore. Che tontolona, commentavano tutti, io col cavolo che ci cascavo. E infatti ci hanno insegnato che non bisogna cascarci. Purtroppo in politica – e nel giornalismo di più – bisogna fare gli scandalizzati come se si fosse scoperto all’improvviso i mali del mondo. La verità è che la cultura dominante per mezzo secolo ha insegnato che le istituzioni vanno demolite o almeno aggirate e ha glorificato i furbi e trattato da fessi gli onesti. E la maggioranza degli italiani si è uniformata a questo credo. Ogni governo ha pensato che la soluzione per ovviare al mancato contributo degli evasori fosse aumentare le tasse al fesso che le pagava. E il furbo ha preso questo a pretesto per dimostrare che aveva ragione lui a frodare il Fisco. Non è un caso che i pensionati paghino il canone Rai mentre i giovani se ne fanno beffe. Diversa educazione. I primi sono cresciuti pensando che non dare il proprio contributo sia un comportamento antisociale e disonesto; i giovani pensano che sia fico. Come non fare il militare al tempo della leva, come imboscarsi in tempo di guerra, come fare la borsa nera quando gli altri fanno la fame.