Bye Bye Bagaglino? Per ora. “Ninni” Pingitore non molla

La satira politica non è «morta e non morirà mai. Può evolversi, cambiare, conoscere momenti di maggiore o minore fortuna. Ma non finirà perché mettere alla berlina chi esercita il potere è un’attitudine umana. E io continuerò a fare satira da qualche altra parte ». Parola di Pierfrancesco “Ninni” Pingitore, fondatore insieme a Mario Castellacci, della compagnia del Bagaglino, che chiude a sorpresa dopo 46 anni di ininterrotta attività.
«Lo spettacolo che noi abbiamo fatto negli ultimi due anni era esclusivamente teatrale ed è finito con un grande successo. Se questo risultato positivo per la direzione del Salone Margherita non è abbastanza, non è un problema mio. Sono affari loro», spiega Pingitore in risposta a Rosa Pol, la signora che gestisce il teatro e che lunedì in un’intervista a Il Messaggero aveva motivato il mancato rinnovo dell’accordo in questi termini: «C’era bisogno di un rinnovamento, variando il cartellone. Abbiamo avvertito i segni di stanchezza e di ripetitività del Bagaglino. Non potevamo fare altro, specie in un momento di crisi come questo, se volevamo salvare il teatro». 
La risposta di Pingitore cerca di evitare polemiche: «La direzione del Salone Margherita –aggiunge – mi ha manifestato un’intenzione alla quale io non posso opporre nulla. Se i loro calcoli non contemplano più lo spettacolo che ho fatto per 46 anni, ne prendo atto e tanti saluti». Un dato, però, è certo. Per quattro decenni e mezzo il Bagaglino, racconta Pingitore, «è stato una fucina di spettacoli, di comici, di idee, di fenomeni e credo anche di attrazione per tantissimo pubblico. E basterebbe citare i nostri numeri eccezionali in televisione e nel teatro».
Il cabaret era nato in un teatro-cantina. Alla coppia di autori composta da Castellacci (giornalista e scrittore satirico reduce della Rsi) e Pingitore (già redattore del Secolo e caporedattore de Lo Specchio) venne l’idea di fare cabaret con satira vista da destra. Partendo dal nome di Bragaglino, in onore di Anton Giulio Bragaglia. Ma la famiglia fece partire una diffida e così Castellacci propose di togliere una erre. Con il passare degli anni è stato frequentato dai politici della prima e seconda Repubblica. Sono stati tanti i comici (da Oreste Lionello a Leo Gullotta e Pippo Franco) che hanno regalato satira e risate imitando Giulio Andreotti e Bettino Craxi prima e Silvio Berlusconi e Antonio Di Pietro poi. «All’inizio pensavamo di aver al massimo venti persone per sera – racconta Pingitore – Ne arrivarono duecento, tutti volevano esserci». Da qui, ricorda il fondatore della compagnia, «sono passati tutti. Una sera telefonarono dall’ambasciata americana perché Jackie Kennedy voleva venire, la segretaria rispose che non c’era posto».
E mentre il Salone Margherita mette in vendita i costumi nel suo sito, compresi gli slip indossati dalla Marini, Pingitore assicura: «Non ho intenzione di appendere la penna al chiodo».
Infatti la chiusura del Bagaglino non sarà un’occasione per rimpiangere i bei tempi passati. Pingitore, infatti, saluterà il Bagaglino il 4 ottobre con una serata particolare in via Veneto a Roma. «Voglio celebrare – dice – lo spettacolo con la serata Bye Bye Bagaglino: una grande festa che si svolgerà nel locale Elle. Sarà un’occasione di gioia e allegria offerta alla stampa e agli amici per salutare il Bagaglino. Insomma, non sarà un necrologio. Tutto questo per dire – rimarca – che non voglio fare polemica.
Ma se deve finire un’epoca, deve finire bene e in allegria, con una grande serata di canti, suoni, immagini e belle donne». Quanto poi ai progetti futuri, Pingitore spiega: «A marzo al tearo Golden rappresenterò una mia commedia non politica ma di costume che si chiama Amore e corna al tempo di facebook, con Pamela Prati, Maurizio Mattioli e Martufello». Difficile farlo arrendere. E non è escluso che il Bagaglino (magari con un altro nome) riparta prima di quanto si possa immaginare.