Bossi fa l’offeso e lancia minacce di crisi

16 Set 2011 20:25 - di

Il rito dell’ampolla alle sorgenti del Po, si sa, non è esattamente il momento e il luogo ideale per chiarirsi le idee sulla linea della Lega e le prospettive del governo. Tra canti celtici, bevute e innaffiate di propaganda, ogni anno la celebrazione dell’orgoglio padano si trasforma in un esercizio di slogan e provocazioni destinate spegnersi nel giro di qualche ora. Anche ieri il copione s’è ripetuto, a Pian del Re, vicino Cuneo, dove la Lega ha rinnovato il rito dell’ampolla raccogliendo l’acqua che sarà versata domenica in Laguna. Il leader del Carroccio, Umberto Bossi, s’è presentato all’appuntamento con il suo popolo molto affaticato e con una vistosa fasciatura al braccio,
ma soprattutto molto irritato per un articolo di Panorama (gruppo Mondadori, di Berlusconi) decisamente velenoso su sua moglie, Manuela Marrone, accusata di ordire strategie di epurazione del partito dalla componente che fa capo a Roberto Maroni.

La minaccia (scontata…)

La reazione del senatùr è arrivata puntuale, sul piano politico, con la minaccia di una crisi di governo prima del termine della legislatura, come giusta “punizione” al premier per quanto scritto dai giornale che fanno riferimento al suo gruppo. Ecco la frase che ieri ha fatto tremare (si fa per dire) i Palazzi della politica: «Il governo per adesso va avanti poi vediamo». E a chi gli domandava se va avanti fino al 2013, Bossi si è limitato a replicare «il 2013? Mi sembra troppo lontano». Tanto basta per scuotere il Paese, anche se i motivi d’irritazione di Bossi li ha chiariti, in modo più o meno lampante, un paio di minuti dopo: «Sono degli st.., è un danneggiamento alla mia famiglia. Mia moglie è una brava», ha proseguito Bossi da Paesana. «Mia moglie non mi fa uscire di casa, figurati», ha aggiunto il Senatur, che però ha anche difeso il Cav sulle vicende giudiziarie: «Bisogna finire di intercettare la gente». A chi gli chiedeva, se ci fosse spazio per un decreto legge, Bossi si è limitato a dire: «Il presidente della Repubblica non vuole». Poi un passaggio al veleno sul ministro Brunetta. Prima lo ha definito «il nano di Venezia» e poi specificato che «non capisce un c…».

Tra ampolle ed eserciti

«Siamo venuti anche se un po’ acciaccati. Speriamo che l’acqua del Po ci porti fortuna», ha esordito Bossi, raccogliendo l’ampolla d’acqua alle sorgenti del Po. La folla lo ha accolto con il coro «noi siamo l’esercito padano». «Lo so, lo so – ha risposto Bossi – ci sono milioni di persone che aspettano un segnale in tutte le regioni bagnate dal Po». Ci risiamo, la secessione. «Milioni di persone aspettano solo che succeda qualcosa, un lampo, per mettersi in cammino», ha detto poi il senatùr ai militanti in camicia verde che hanno più volte gridato «secessione, secessione», richieste a cui Bossi ha replicato: «Anche durante il giro della Padania abbiamo visto che certi passi vanno fatti in favore della storia, altrimenti c’è soltanto il caos». Poi il leader del Carroccio ha proseguito: «Come andava, che sarebbe finita male lo sapevamo: dopo la crisi il Nord non potrà permettersi più di continuare a mantenere tutto il Paese e l’assistenzialismo del Sud che garantisce a Roma di essere capitale. Ma – ha concluso – ci aspetta un anno positivo, un anno in cui la Padania va a disegnarsi con grande determinazione. L’Italia va giù ma noi non precipitiamo perché abbiamo l’alternativa della Padania, il Nord non muore».

Tra trote e delfini

La giornata di ieri è stata anche quella dei messaggi trasversali, non solo a Berlusconi, ma anche agli scalpitanti colonnelli, tra cui Maroni, che aspirano al delfinato. Non a caso Bossi, pur tenendo accanto a sè il figlio Renzo, per prima cosa ha legittimato il principale avversario del ministro degli Interni: «Ora vi passo Roberto Calderoli che è il mio braccio destro a Roma», ha detto il senatùr concludendo il suo comizio. «È bravo ed è un grande lavoratore», ha aggiunto ancora Bossi. Ma per il futuro, Bossi pensa al figlio Renzo, il “trota”: «Verrò qui tutti gli anni e dopo di me verrà mio figlio Renzo che oggi ho portato qui».

Berlusconi: io vado avanti
«Io non mollo, gli italiani non vogliono ribaltoni, le prossime elezioni ci saranno nel 2013, non ho fatto mai nulla di cui io debba vergognarmi, il circuito mediatico-giudiziario», scrive il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi in una lettera a Giuliano Ferrara, che il direttore de Il Foglio pubblicherà oggi in prima pagina. Berlusconi assicura di non avere «affatto intenzione di respingere una richiesta di testimonianza, che è mio interesse rendere, tanto che ho già inviato una dichiarazione scritta ma che ha, così come è congegnata, l’aria di un trappolone politico-mediatico-giudiziario».

Matteoli: crisi? No, diserzione

«Una crisi oggi, nella situazione economico-finanziaria in cui si trova l’Italia, sarebbe una diserzione». Il primo esponente del governo a commentare le dichiarazioni di Bossi è il ministro delle Infrastrutture e trasporti Altero Matteoli, che non sembra però così preoccupato: «Mi pare che non ci siano dubbi – afferma – che dobbiamo continuare la legislatura fino in fondo: una crisi ora sarebbe una crisi dell’Italia. Provi a immaginare mesi di campagna elettorale, un nuovo governo… Bossi ha detto, alla luce di una situazione difficile, qualcosa di ineccepibile, ma non possono esserci dubbi sul fatto che la legislatura continui».

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