Borsa in salita e spread giù: e ora chi si deve dimettere?

Tutti i parlamentari del centrosinistra, compresi i cosiddetti peones, da un paio di mesi erano diventati esperti di economia, parlavano di spread e di default come del derby tra Roma e Lazio, valutavano gli andamenti di Borsa, i “meno zero virgola”, e magari se li giocavano pure al lotto. A ogni segno negativo aggiungevano una postilla: «È colpa di Berlusconi, si deve dimettere», fa nulla se la crisi era mondiale e se i mercati rispondevano a logiche ben più complesse, senza basarsi sul termometro della politica nostrana. Un teatrino tutto propagandistico, dove c’era il “male” da una parte e l’esercito della salvezza dall’altra. «Non siamo più credibili e i mercati ci puniscono», il refrain più utilizzato. «Con un altro premier sarebbe diverso». E giù invenzioni e falsi scoop su quello che avrebbe detto della cancelliera Angela Merkel o di altri interlocutori internazionali, del ruolo che avrebbero in questa perdita di fiducia le sue vicende giudiziarie, delle gaffe e delle frasi infelici che ci farebbero fare la figura degli sprovveduti a livello mondiale. Ergo, il rischio Italia, che certamente esiste, conosce delle impennate e cresce per colpa di Silvio Berlusconi e del governo di centrodestra. Italo Bocchino, numero due di Fli, è poi arrivato al paradosso sostenendo che il Cavaliere sarebbe stato sfiduciato dai mercati. Come se la politica avesse delegato ai mercati la facoltà di dimissionare o meno un premier.

Torna l’ottimismo

La situazione ora si è capovolta. Lo dimostra l’andamento dei mercati degli ultimi giorni, improntato a un ritrovato ottimismo, con buoni risultati. Non c’è da entusiasmarsi, ma sono dati che dimostrano quanto siano infondate le accuse della sinistra. Seguendo la logica delle opposizioni e di alcuni organi di stampa, ora che le cifre non sono negative chi dovrebbe dimettersi? Berlusconi potrebbe utilizzare questi dati ma non lo fa ed è questo che fa la differenza tra la maggioranza e la propaganda becera dell’opposizione: se non era colpa del governo il risultato finanziario negativo, non è merito del governo quello positivo. Sarebbe stato facile per il Cav portare a proprio beneficio un dato: nell’asta semestrale di ieri, che ha visto il Tesoro collocare sul mercato 8 miliardi di titoli a fronte di una richiesta che ha raggiunto i 13,9 miliardi, i Bot sono andati a ruba. Un successo, sia pure in una situazione di crisi che ha visto i tassi d’interesse schizzare al 3,071 per cento, il valore più alto dal 2008. Segno che la fiducia nell’Italia c’è, come dimostra anche l’asta dei Bot a tre mesi, collocati sempre ieri per un importo complessivo di tre miliardi di euro, al tasso dell’1,808 per cento, a fronte di una richiesta che ha raggiunto gli 8,078 miliardi. Il tutto in una giornata in cui lo spread tra i nostri Btp e il bund decennale tedesco è sceso a quota 367 punti. Addirittura euforica Piazza Affari, con il Fitse Mib che a metà giornata guadagnava il 3,09 per cento per poi chiudere a più 4,9. In due giorni i listini, che comunque rimangono ancora estremamente depressi, hanno guadagnato oltre l’8 per cento a dimostrazione che il paracadute anti-contagio, che si va predisponendo in caso di default della Grecia, è in grado di riportare un qualche ottimismo sulle piazze europee (in positivo anche Francoforte che chhiude con un +5,29%; Londra, con un +4,02; Amsterdam, con un +4,53; Parigi, con un +5,74) e da qui propagarsi a quelle mondiali (Wall Street apre in rialzo dell’1,06%; Tokio chiude con un +2,82 e Hong Komg realizza un +4,15 per cento). Che dicono di tutto questo Pd, Idv, Sel e giornali al seguito? Fanno mea culpa o insistono nel sostenere che il premier è responsabile di tutto?

Propaganda becera
La verità è che in tutti questi mesi invece di parlare di economia si è preferita la propaganda di basso livello, nel tentativo di servirsi della congiuntura internazionale per dare al governo quella spallata che le aule parlamentari hanno più volte negato. Ma così facendo si è fatto un male enorme al Paese che vive anche dell’immagine che dà a livello internazionale e di quello che sa fare sul fronte interno. Invece, polemiche e contrapposizioni hanno impedito di fare fronte comune quando si è trattato di fronteggiare la crisi e non ci hanno fatto fare una bella figura all’estero, dove si faceva e si fa fatica a capire certi ambienti di casa nostra che quando Moody’s e Standard & Poor’abbassano il rating all’Italia, simpatizzano con il “nemico”. Se la Cgil scende in piazza e proclama lo sciopero generale contro la manovra economica, che la Bce ci ha chiesto e che il governo di centrodestra ha realizzato, certamente non contribuisce a risanare i conti e nemmeno aiuta nel collocamento dei nostri Btp. Eppure a Corso d’Italia e al Pd il controllo del debito pubblico dovrebbe stare a cuore come a tutti gli altri. Si cammina su un terreno minato, Pier Luigi Bersani e Susanna Camusso sanno bene che, se lo spread sale, anche i tassi sono destinati a salire e bisognerà spendere molto di più per finanziare il debito.

Gioco irresponsabile
All’insegna della logica del “piove governo ladro” e del “muoia Sansone con tutti i filistei” si sono combattute battaglie in cui lo sconfitto era sempre e comunque il popolo italiano. Col disfattismo dei partiti di opposizione e di molta della nostra stampa abbiamo lasciato sul terreno decine di miliardi di euro, mentre il governo era impegnato in importanti manovre economiche che ci hanno comunque consentito di tenere la barra dritta e di non fare la fine della Grecia. Ma i costi si vedono e si sentono. L’Italia ha un debito pubblico che ha raggiunto i 1.911 miliardi di euro e per finanziarlo ha speso nel corso del 2010 circa 70 miliardi di euro. Adesso con il crescere dello spread il prezzo sale. 367 punti base di differenza rispetto al bund tedesco equivalgono a tassi d’interessi del 3,67 per cento superiori a quelli che vengono praticati in Germania. Fatto qualche conto, significa che mentre Berlusconi e Tremonti incrociavano le sciabole con Confindustria e sindacati e chiedevano al Paese un mare di sacrifici con due manovre dolorosissime, articolare in un quadriennio, per raggiungere il pareggio di bilancio a fine 2013, una parte consistente di questa operazione (20 miliadi circa all’anno) veniva persa per strada, impegnata per garantire l’immagine e la solvibilità del nostro Paese che, su altri versanti, la nostra opposizione faceva di tutto per compromettere. Un’azione che non colpisce soltanto l’Italia come Paese: nuoce anche agli italiani. Chi in questi giorni ha avuto a che fare con le banche per la concessione di un mutuo sa già quello che è successo. I tassi sono aumentati, ma sono cresciute anche le difficoltà legate alla negoziazione. Agli istituti di credito la sola ipoteca sull’immobile non basta più. Per erogare un prestito casa oggi si chiede anche la perizia preventiva, il doppio reddito e perfino una polizza assicurativa. Bersani, Di Pietro e Vendola sono riusciti nell’intento di far male a tutti, nel tentativo di creare lo scontento e guadagnare in termini di consenso. Il bene comune piegato all’interesse di partito.