Atreju, Van der Sfroos chiude la seconda giornata

Dopo una prima giornata di pienone («non avevamo mai raggiunto tutte queste visite il primo giorno dellamanifestazione», commentano soddisfatti gli organizzatori) e le polemiche sulla barzelletta osé del ministro Maurizio Sacconi, il  secondo atto di Atreju 2011 si è inaugurato con un incontro tutt’altro che “leggero”: la vita, i diritti che questa comporta e le sue opportunità, sulla scia di una citazione di Cesare Pavese: «È bello vivere perché vivere è cominciare, sempre, a ogni istante». Domenico Cortese allo stand della Giovane Italia spiega l’intento di fondo: «È nostra intenzione difendere e promuovere il diritto di chi dovrà “farsi largo” domani».  
Su questo punto sono stati il ministro delle Pari opportunità Mara Carfagna, il deputato dell’Udc Paola Binetti, il responsabile del Welfare del Pd Fioroni e il governatore della Lombardia Roberto Formigoni a rispondere alla domanda dei ragazzi su quali siano gli strumenti politici per fare fronte a «quella dittatura dei diritti con la quale si cela il laicismo, rispetto al quale noi intendiamo rispondere con il manifesto di un nuovo umanesimo». Certo, anche qui subentra la crisi economica rispetto alla quale sono state le famiglie il primo argine. Ma, a smentire determinate chiavi di lettura, secondo le quali la possibilità di formare una famiglia deriverebbe dalla possibilità economiche, ci ha pensato in apertura dell’incontro la super-mamma di otto figli, Maria Cristina, che ha raccontato dal video la sua storia, spiegando che proprio mettere al mondo tutti questi bambini è  stato per lei «un modo di contrapporsi alle paure di quest’Italia». Da qui, con il conforto  degli applausi di una platea che si è sentita coinvolta sull’argomento, si è preso spunto per rilanciare il tema del quoziente famigliare e della fiscalità per le giovani coppie. «Siamo ancora in tempo per correggere la manovra su questo punto», si è augurato Fioroni che è ritornato anche sulla patrimoniale sulle grosse proprietà che potrebbe essere utilizzata in tal senso: «Fischiatemi se non siete d’accordo» ha affermato. Ma nessun fischio si è sentito: «Forse perché tassare di più i ricchi qui tutto è tranne che un tabù», si sente mormorare in sala. È stato Roberto Formigoni, però, ad accendere la platea quando – parlando del “Fondo Nasco” e del modello di sussidiarietà presente in Lombardia – ha parlato di politiche per la famiglia con un dato concreto: «Con il fondo che come Regione abbiamo messo a disposizione, che è nato per aiutare a dissuadere le donne che intendono abortire per motivi economici, più di mille bambini che non dovevano nascere sono nati. E così intendiamo continuare: non vogliamo inculcare niente a nessuno ma offrire possibilità a chi intende tradurre in realtà la vita sì».
Ma Atreju, come si è visto nei giorni scorsi, è inserita a modo suo anche all’interno del dibattito sullo stato dell’arte della destra italiana (qualcuno l’ha definita “diaspora”) che sta impegnando politici, intellettuali e interpreti di un mondo ormai troppo frammentato. E se ciò lo ha dimostrato ancora prima dell’apertura il ministro Giorgia Meloni – con il suo augurio di poter riavere alla kermesse il presidente della Camera Gianfranco Fini – la presenza alla festa di Adolfo Urso (che ha abbandonato in polemica Futuro e libertà lanciando l’associazione Fareitalia con la quale ha invocato la ricomposizione del centrodestra) si è inserita perfettamente all’interno di quel dialogo con il quale i diversi protagonisti della “diaspora” intendono tornare a confrontarsi. Il tema affrontato è stato quello del Ppe (sono intervenuti anche il segretario generale del Ppe Antonio Lopez e il ministro degli Esteri Franco Frattini) e dell’Europa alla luce dell’interrogativo che i ragazzi hanno posto agli interlocutori: «Ci si sta allontanando da quel vincolo di solidarietà che animò Schuman, per far posto alle azioni unilaterali della Francia in Libia o della Germania rispetto alla crisi economica?».  
Significativo, poi, il confronto che ha chiuso gli incontri di giornata e che ha visto protagonisti il direttore del Secolo d’Italia Marcello De Angelis e l’ex segretario del Pd Walter Veltroni, chiamati a discutere sul tema della violenza politica a margine della presentazione del libro di Silvia Giralucci L’inferno sono gli altri. Un testo che ripercorre la tragedia personale della figlia del primo assassinato dalle Brigate Rosse (il padre dell’autrice Graziano Giralucci fu ucciso da un commando brigatista dentro la sede del Msi di Padova nel 1974). Altro appuntamento clou della giornata è stata la chiusura, con il concerto-show di Davide Van der Sfroos che, con la sua band e il suo amato dialetto comasco, ha portato in scena i suoi brani a margine dello spettacolo sull’Unità d’Italia e i suoi protagonisti. Un interprete della musica folk che canta in dialetto si concilia con la kermesse della Giovane Italia? Ad Atreju il concerto era fortemente voluto perché, come ha spiegato Giorgia Meloni, «è  perfettamente in linea con la ricchezza culturale che esprime l’Italia». Segno, insomma, che è possibile fare sintesi tra le identità locali e nazionali: «Se ne facciano una ragione i leghisti», ammoniscono i ragazzi. Sorridendo.