Un’alleanza Camera-Senato per correggere gli errori

«Sì, sono in Senato, sto aspettando di parlare con il relatore per presentargli le mie proposte». Il deputato del Pdl Marco Marsilio, ieri, era in trasferta a Palazzo Madama. Benché solo lì si possano presentare gli emendamenti, il lavoro di modifica della manovra coinvolge tutti i parlamentari. Tra Camera e Senato ci si parla, si discute, si mettono a punto le ultime idee, si cerca fino all’ultimo di farle accogliere dal relatore Antonio Azzollini. Il termine per la presentazione scadrà oggi alle 15 e, ha anticipato Azzollini, nessun maxiemendamento dovrebbe azzerare tutto questo lavoro. L’attività dei parlamentari del Pdl intorno alla manovra riguarda e ha riguardato gli argomenti più disparati, ma tutti considerati qualificanti in termini di ricadute economiche, efficienza dello Stato, equità sociale e, perché no, anche culturali.

Addio “boiardi di Stato”
Laura Allegrini ha presentato un emendamento per eliminare la dizione «santi patroni» quando si parla dell’abolizione delle festività. «Non è una questione religiosa, è – spiega – una questione identitaria, che riguarda ciascun territorio». Al fianco di questa proposta così legata al costume, però, la senatrice ne ha avanzata anche una legata a questioni molto concrete: l’emendamento per calmierare gli stipendi della pubblica amministrazione e delle società ad essa collegate. In sostanza, i compensi vengono agganciati a quelli dei magistrati, proprio come era per gli stipendi dei parlamentari prima del 2006, cioè prima che iniziassero a essere ridotti. Lo stesso tetto va applicato a chi è titolare di un doppio incarico: la somma dei due stipendi non potrà sforarlo. «Si parla molto dei costi della politica e della pubblica amministrazione, così – sottolinea la Allegrini – si porrebbe fine a un problema generale di sperequazione». Alla stesura di questo emendamento hanno collaborato, fra i deputati, Marcello De Angelis, fra i senatori, Domenico Gramazio. «Riguarda quelli che si chiamavano “boiardi di Stato”, che hanno stipendi pazzeschi», ribadisce il senatore romano, ricordando che tra stipendi e liquidazioni per queste persone si parla spesso di cifre milionarie. Sempre Gramazio, e sempre con De Angelis, ha preparato un altro emendamento per evitare l’accumulo di incarichi, soldi e sprechi nel settore sanità. «Nelle aziende sanitarie italiane ora c’è il direttore sanitario e il direttore di presidio, siccome sono due costi io chiedo l’abolizione di quello sanitario». Gramazio ha fatto anche due conti in tasca alle 26 aziende, che sono policlinici universitari e istituti di ricerca e cura a carattere scientifico: con il suo emendamento si risparmierebbero 12 milioni e 600mila euro all’anno.  

Riequilibrare più che tagliare
Domenico Benedetti Valentini, invece, si è occupato soprattutto degli uffici giudiziari. «Un argomento – commenta – che è entrato inopinatamente nella manovra». Ma poiché c’è, «ho chiesto che si pongano criteri importanti ispirati al principio del riequilibrio territoriale, piuttosto che alla soppressione». Significa che l’obiettivo è spostare parte delle competenze dagli uffici più grandi a quelli confinanti, «in modo da equilibrare lavoro e finzioni. È una questione di efficienza». A questo emendamento hanno collaborato anche i deputati Paola Pelino e Giovanni Dima e il senatore Valter Zanetta. Inoltre, l’argomento è stato oggetto di una proposta di modifica a firma dello stesso ministro della Giustizia Nitto Palma. Ma Benedetti Valentini si è fatto anche portavoce di un’istanza quanto mai anticonformista in questi tempi di “lotta alla casta purché sia”. «La norma che dimezza l’indennità parlamentare a chi ha un’attività altra che supera il 15% dell’indennità – dice il senatore – è iniqua, e non tanto per l’aspetto economico quanto per il fatto che tende a espellere le professionalità dal parlamento e a ridurlo a un luogo di funzionari di partito o nullafacenti». La proposta giusta da fare per Benedetti Valentini è, piuttosto, quella di agganciare l’indennità alle effettive presenze in aula e commissione. Questo emendamento è stato presentato in collaborazione con i senatori Franco Mugnai, Andrea Pastore e Alberto Balboni.

Lavoro è partecipazione

Gli emendamenti presentati da Maurizio Castro sono stati concordati con il governo e «servono a rendere più chiari il contenuto e la portata della robusta riforma del diritto del lavoro e delle relazioni industriali contenuta nel pacchetto lavoro, l’articolo 8». La norma prevede che i contratti di prossimità stipulati a livello territoriale e aziendale «possono derogare dove c’è un miglioramento della qualità dell’occupazione, per esempio quando converteno le tipologie anomale in contratti a tempo indeterminato». Possibilità di deroghe sono previste anche per i contratti che contemplano la partecipazione. Ma per sostenere questa «battaglia storica della destra» vi sono anche altre misure come la detassazione. Inoltre, prosegue Castro, «per rendere più garantita la norma, solo le rappresentanze sindacali di grandi sigle confederali possono essere titolate alla contrattazione in deroga». E ancora, «abbiamo protetto ulteriormente questa facoltà di deroga prevedendo tassativi tipi di contratti per i quali è ammessa e precisando che deve avvenire nel rispetto delle norme quadro fondamentali: la Costituzione, le direttive europee, i principi della materia». Castro sottolinea anche che così non si possono fare contratti in dumping e aggiunge che «in questo modo tutte polemiche dell’opposizione perdono significato e nessuno può dire di trovarsi di fronte a uno strumento per sfuggire alla civiltà giuridica occidentale». I deputati che hanno collaborato sono stati Maurizio Leo, Bruno Murgia e Barbara Saltamartini.

Ma se non si attacca il debito…
E le proposte di modifica per cui Marco Marsilio ieri era al Senato? La prima chiede «una previsione specifica per recuperare i 4 miliardi dovuti dal condono fiscale del 2002/2003 e non ancora incassati». «Ci stiamo scannando – ricorda il deputato – per trovare i soldi a copertura, si inventano provvedimenti su cui poi siamo costretti a fare marcia indietro, come quello sul riscatto della laurea, e poi sappiamo che ci sono 4 miliardi a spasso che devono essere incassati e di cui conosciamo nome, cognome e indirizzo. Francamente – commenta Marsilio – non andarli a rintracciare mi sembra assurdo». L’altra proposta riguarda le regole pensionistiche. «Non è un emendamento, ma un argomento oggetto di trattativa tra i partiti. Io ho espresso una posizione cercando di rafforzare la linea che chiede un intervento a fronte della indisponibilità della Lega». C’è poi la richiesta di un piano per il rientro del debito pubblico, «l’unica vera misura strutturale per uscire dalla crisi, che rilancio – dice Marsilio – anche se non dovesse essere accolto come emendamento. Non ha senso raschiare il fondo del barile per mettere una pezza a un’esigenza momentanea di liquidità e non affrontare il vero tema dei temi. Se non facciamo un piano per il debito pubblico non ci salviamo».