Vi spieghiamo la democrazia secondo “Repubblica”

Qualche giorno fa ci aveva dato un’imbeccata, parlando in modo un po’ sibillino di quanto gli ambienti economici spingessero per avere un governo tecnico guidato da Amato. Ieri, invece, il vicedirettore di Repubblica, Massimo Giannini, è stato molto più chiaro: all’Italia, ha detto, serve lo spirito del ’92. Ah, i primi anni Novanta, l’età dell’oro per tutto un apparato cultural-economico-politico! Ricordiamoli, i contorni di quell’eden così caro a Giannini: un intero sistema politico (discutibilissimo, per carità) commissariato dai giudici e dalle monetine in piazza; la classe dirigente economico-politica istruita dalla banche inglesi, nel panfilo Britannia, su come svendere al meglio il nostro patrimonio nazionale; squisitezze istituzionali come i governi tecnici presieduti da economisti mai eletti da nessuno, prestati alla politica per meglio dissanguare i cittadini. Già, erano proprio belli, i primi anni Novanta. Poi non tutto andò come ci si aspettava, per Repubblica e sodali, ma chissà che non si possa riproporre oggi lo schema correggendo però il finale. Cosa ti propone, infatti, il giornale di De Benedetti? L’esultanza per il «”partito trasversale” dei ceti produttivi» che «mette in mora Berlusconi e, di fatto, lo “liquida”». Certo, i “ceti produttivi” non li ha eletti nessuno, ma in fondo chi se ne frega. L’importante è prendere atto che «come nel ’92 le parti sociali esigono un cambiamento radicale. Propongono una “supplenza”, sostituendo una politica che non ce la fa». È un modo gentile, molto urbano, per invitare all’esautoramento della sovranità popolare. Vecchio vizio liberal: ricordate Asor Rosa? Serve, diceva, «una prova di forza che […] scende dall’alto, instaura quello che io definirei un normale “stato d’emergenza”, si avvale, più che di manifestanti generosi, dei Carabinieri e della Polizia di Stato, congela le Camere». E voi, scemotti populisti, che credevate ancora nella centralità della politica. Sarete mica fascisti?