Vendola scopre quant’è dolce Silvio

«Nella società comunista in cui ciascuno non ha una sfera di attività esclusiva ma può perfezionarsi in qualsiasi ramo a piacere, la società regola la produzione generale e appunto in tal modo mi rende possibile di fare oggi questa cosa, domani quell’altra […] così come mi vien voglia». Torna in mente questa vecchia citazione di Marx quando si tenta di star dietro alle evoluzioni di Nichi Vendola che in questo, sì, resta un marxista di ferro. L’ultimo volto mostrato dal governatore della Puglia è quello “dialogante” nei confronti del governo. Anzi, più che dialogante, diciamo quasi simpatizzante. Per lo meno umanamente. In un’intervista a Panorama, il nostro eroe si lascia andare in un elogio sperticato del Cavaliere: «È sempre stato – spiega – affettuoso nei miei confronti. Quando è morto mio padre, mi è stato davvero vicino. Ricordo una lunghissima telefonata: ha detto parole molto profonde, che mi hanno colpito davvero. L’idea che per cambiare un ciclo si debba coltivare odio verso chi incarna il potere non funziona più». Ma anche per Angelino Alfano sono tutte rose: «Ha un certa freschezza e affabilità: una persona gradevole per tanti versi. È sbagliato considerare gli avversari brutti, sporchi e cattivi». Ma il governatore pugliese, ieri, era proprio in vena di ecumenismo. E così, in una conferenza stampa, ha aggiunto: «C’è un rapporto in questo momento di grande collaborazione tra me e il ministro Fitto». Insomma, è sbocciato l’idillio politico. Beninteso: sono sempre boccate d’ossigeno in tempi di giacobinismo politico esasperato. Il fatto è che con Nichi comincia a essere difficile capirci qualcosa. Dopo aver ritirato fuori il termine “compagno”, salvo poi disconoscerlo subito dopo; dopo aver moraleggiato sulla politica basata sui corpi e sulle immagini per poi finire in copertina su GQ a elogiare la “comunicazione corporale”; dopo aver ripescato “Bella ciao”, ora ce lo ritroviamo in versione “volemose bene”. Tutto bellissimo. Ma domani?