Urso e Ronchi: "Siamo un ponte verso il Pdl"

Il passettino. Quello che si è consumato tra gli stand della festa della libertà di Mirabello non è stato l’atto finale della rottura definitiva in casa finiana da parte dei due “dissidenti” Adolfo Urso e Andrea Ronchi. Dissidenti, si intende, rispetto a certe rigidità para-dipietriste così lontane da quell’invocazione alla “destra europea” tanto spesso ripetuta. L’incontro della cittadina del ferrarese serve anche a questo, a riprendere il filo di un’evoluzione di tutto il centrodestra che sembrava finita nelle sabbie mobili e che ora, invece, potrebbe portare davvero a qualcosa di nuovo. Ma, appunto, di “passettino” (l’ennesimo) si è trattato. Un piccolo pezzo di strada verso quello che – separazione o no – è un percorso sempre più distante dall’orizzonte di  Futuro e libertà ultima maniera.

Lo sfogo sul web

Per capire lo stato d’animo con il quale ci si è preparati all’evento bastava del resto leggere l’ultimo post, prima di salire in treno direzione kermesse pidiellina, che pubblicava nella pagina Facebook proprio Urso: «Si può stare in un partito in cui ogni giorno insultano chi ha opinioni diverse…», si chiedeva con amarezza l’ex viceministro con riferimento alle critiche (eufemisticamente chiameremo così gli insulti che sono piovuti nei confronti dell’ ex coordinatore di Fli) giunte dai militanti del suo stesso partito. Se questo era il tono delle discussioni dell’immediata vigilia da parte di quella che dovrebbe essere la parte amica, la vera notizia è ciò che avvenuto nella cittadina ferrarese, dove con i militanti e i dirigenti del Pdl è stato tutto uno stringere di mani, di sorrisi e di abbracci. «Aria di casa» sospira un militante mentre saluta Urso. Mentre da parte sua Ronchi si ferma a parlare praticamente con tutti.

Quell’invito a nozze…

Che la giornata, in ogni caso, per i due non sarebbe stata come le altre lo si è capito fin dalla mattina con le dimissioni del coordinatore siciliano di Fli Pippo Scalia (uomo molto vicino alle posizioni di Urso e Ronchi): da tempo in rotta con i dirigenti siciliani del partito perché accusato di essere troppo “morbido” nei confronti proprio del Pdl. Non a caso dai vertici di Fli si faceva notare maliziosamente come il passo deciso di Scalia e le posizioni assunte da Urso e Ronchi andassero lette in scala. Ma, nella prima giornata di festa, si è cercato di non parlare più di tanto di polemiche. A preparare bene il terreno ci ha pensato Maurizio Gasparri, capogruppo al Senato del Pdl: «Le nostre porte – spiegava a Libero – sono aperte a tutti coloro che lavorano per costruire un nuovo centrodestra, un’area che raccolga tutti i moderati italiani che si contrappongono alla sinistra». Seguiva l’invito a nozze: «Urso e Ronchi sono due persone di centrodestra che credono in questo progetto». Fatto sta allora che – dopo mesi di trincea e proprio nella giornata inaugurale della kermesse – davanti al palco tutto un mondo si è in qualche modo ritrovato: non è un caso che si siano confrontati nello stesso tavolo con Urso e Ronchi anche Pasquale Viespoli e Silvano Moffa, due che hanno già lasciato la creatura finiana in rotta proprio con le scelte di rottura totale nei confronti del governo.

«Veniamo in pace»

Certo, quando al suo arrivo tra gli stand gli poniamo la stessa domanda che retoricamente campeggiava nel suo status su Facebook l’esponente di Fli glissa: «Non esco da Fli e non polemizzo. Io sto in politica da sempre per un motivo: costruire. Chiaro?». Va bene, qui a Mirabello Urso non farà questo. Il suo interesse, in questo momento, è un altro: «La chiamo ricomposizione del centrodestra». Urso la chiede proprio in questo preciso momento, proprio adesso «che una fase si è conclusa, come queste amministrative hanno dimostrato». Sono i risultati delle elezioni e del referendum che dovrebbero rappresentare il grado zero? «Sì, l’anno delle lacerazioni deve chiudersi ma non con la conta di chi aveva più torto rispetto all’altro. Piuttosto con la consapevolezza che in questo modo si consegna il Paese all’antipolitica». Fase nuova – come si legge tra le righe del discorso dell’esponente finiano – che con tutta evidenza non può chiudersi con una “resa” («la sconfitta del centrodestra alle amministrative conferma il fatto che certe critiche che abbiamo posto al Pdl erano fondate», spiegano i due) degli uni verso gli altri. Ma con il mantra della “ricomposizione”.

«Siamo venuti a dire che…»

Insomma, se di ingresso nel Pdl non si parla, il “ponte”, la koiné, tra ex (An-Pdl, Fli) si chiama – almeno in questo momento – Partito popolare europeo italiano. Argomento che è nelle corde culturali e politiche di Angelino Alfano, il neosegretario salutato con grida di soddisfazione dalle due colombe finiane (e che guarda caso è stato ampiamente criticato dall’ala dura di Fli). E che lo è da tempo per i due presenti a Mirabello che, in ogni occasione disponibile, rilanciano la volontà di ricostruire il centrodestra a partire da quella casa dei moderati che si oppone alla coalizione di sinistra: «Quel partito riformista, plurale e aperto che auspichiamo da troppo tempo» ammette Ronchi «ma che questa stagione che abbiamo vissuto non ha permesso».  Proprio  Ronchi, che tra un bicchiere di vino bianco e una pacca sulle spalle, crede fortemente alla possibilità di una discontinuità proprio nel Pdl: «Ho apprezzato molto il discorso di Alfano e la sua apertura proprio su un discorso che io stesso ho lanciato tre mesi fa: quello di portare il Partito popolare europeo in Italia». Il motivo? «Se il Pdl ha perso, il Terzo polo ha rappresentato più un’occasione per far vincere i nostri avversari che uno strumento per affermare la nostra visione di destra europea».

«Chiedetelo a Fli»

Dalle parole dei due, poco prima di salire sul palco dove sarà il direttore del Secolo, Marcello De Angelis, a invitare gli esponenti di Fli a fare il punto su come debba nascere questo nuovo centrodestra,  emerge infine una sola richiesta: «Confronto». Confronto sereno, senza insulti, senza riaprire le ferite del passato, senza dover per forza cercare di stabilire chi ha tradito chi e perché. Confronto per costruire. Ma quando si chiede a Urso e Ronchi perché questo loro atteggiamento sia così contestato nel loro stesso partito rispondono con lo stesso sospiro: «Chiedetelo a loro». E intanto la platea di Mirabello li accoglie con un applauso.