Road map per il centrodestra: moderati uniti e nuove regole

Un piano per riunire tutte le forze politiche del centrodestra e la nomina di un «gruppo delle regole» per eleggere gli organismi del partito e selezionare i candidati. Angelino Alfano ha iniziato a delineare anche dal punto di vista operativo il partito dei moderati che verrà. Del resto, è ormai di fatto segretario del Pdl a tempo pieno: in questa settimana è attesa la sua sostituzione al ministero della Giustizia. Circola il nome di Nitto Palma e, ieri, il sindaco di Roma Gianni Alemanno ha lanciato come «suo» candidato Alfredo Mantovano.

Una road map per i moderati
Quella presentata da Alfano, insieme ad Adolfo Urso e Andrea Ronchi, è una sorta di road map per la ricomposizione del centrodestra. La prima tappa, la «semina», come l’ha chiamata il segretario è la creazione di una rete di tutte le Fondazioni riconosciute dal Ppe (Farefuturo, Magna Carta, Liberal, Res Publica, Fondazione Sturzo e Associazione dei popolari europei). Lavoreranno a un documento unitario in vista del congresso dei popolari europei, che si terrà a Marsiglia a fine anno. Urso sarà il coordinatore del lavoro delle Fondazioni e Ronchi il responsabile del «progetto costituente» e delegato all’ufficio di Bruxelles del Ppe. «Spero da questo seme possa nascere un germoglio di unità», ha detto Alfano, aggiungendo che «dobbiamo iniziare dai valori non dagli organigrammi, dalle idee e non dalle poltrone».

«Inaccettabili veti» sul Cav
La mano tesa, è chiaro, è al Terzo Polo e Alfano l’ha detto apertamente: «La storia di Casini è tutta dentro il popolarismo europeo e anche Fini ha aderito al Ppe e ai suoi valori». «Ciò che è unito dai valori in Europa – ha aggiunto ancora – non c’è ragione che sia diviso dalla politica in Italia». Ma non è detto che la riunificazione, o il «raccolto» per usare la metafora di Alfano, debba essere dietro l’angolo: «Non riteniamo debbano esserci risposte immediate e non abbiamo nelle elezioni del 2013 un vincolo temporale, perché – ha detto il segretario del Pdl – se così fosse il percorso apparirebbe strumentale». Ma c’è anche un’altra questione che prima del 2013 sembra di là dal poter essere risolta: quella che Alfano ha chiamato «la pregiudiziale antiberlusconiana». «È inaccettabile», ha precisato, ricordando che il Cavaliere «ha vinto nel 2008 e ha diritto di governare fino al 2013».

Ma la pregiudiziale è un fatto
La pregiudiziale antiberlusconiana, però, c’è. È un fatto politico e da Fli a Rocco Buttiglione, che proprio sul Secolo spiegò che i moderati si potranno ritrovare uniti nel 2013 (che tra le righe significava quando sarà risolto il “nodo” Berlusconi), tutto il Terzo Polo l’ha ribadito più volte. È un elemento di cui non si può non tenere conto. E del quale, alla luce di quell’orizzonte temporale così ampio che si è dato, sembra aver tenuto conto anche Alfano. Anche perché nello stesso Pdl da tempo si riflette su un “dopo” in fondo già iniziato. Ieri è stata una voce di peso come quella di Alemanno a ribadire che «è giusto» che nel 2013 il candidato a premier del centrodestra non sia più Berlusconi. «Io chiedo da mesi le primarie per legge», ha chiarito il sindaco di Roma, anche lui convinto che «il grande compito del Pdl è riaprire un ragionamento serio con il Terzo Polo». «La priorità principale è ricostruire una grande alleanza moderata», ha poi sottolineato, spiegando di aver apprezzato le parole di Gianfranco Fini sulla collocazione di Fli nel centrodestra e invitando a evitare di spostare troppo l’asse sui centristi di Casini.

Alemanno suscita interesse
Se fosse servita ancora una conferma che per il Terzo Polo la questione è Berlusconi, ieri per l’ennesima volta i dubbi sarebbero stati fugati: l’apertura di Alemanno ha suscitato più interesse di quella di Alfano. Il vicepresidente di Fli Italo Bocchino ha liquidato come poco credibile la proposta del segretario del Pdl, ma «altra risposta – ha detto – merita l’analisi di Alemanno, che guarda al futuro interrogandosi su quel che dev’essere il centrodestra dopo il berlusconismo, auspicando la nascita di un bipolarismo di stampo europeo». Una risposta simile è arrivata anche dal coordinatore di Fli Roberto Menia. Per l’Udc è stato il segretario Lorenzo Cesa a spiegare che «l’idea è buona, ma Alfano si dimentica che il Ppe è un partito popolare, non populista come il Pdl. O cambia la natura del suo partito, o sarà difficile fare qualcosa assieme».

Questione politica, non di valori
E che per l’Udc il nodo sia tutto politico e non sui valori di fondo, ieri, lo ha dimostrato anche un nuovo voto parlamentare su un tema “sensibile” come quello dell’omofobia. Ieri, alla Camera, i centristi hanno votato compatti insieme a Lega e Pdl a favore delle pregiudiziali costituzionali, così il provvedimento è stato bocciato prima ancora di arrivare in discussione. In Fli, invece, la contrarietà alla legge è stata espressa solo da qualche battitore libero. Si è dunque grosso modo replicato lo schema che si era già visto sul biotestamento, con i centristi che votano insieme alla maggioranza e Futuro e Libertà che si presenta con una posizione più articolata.