Rifiuti, De Magistris tradito dagli amici (altro che Bossi)

I rifiuti di Napoli? Tranquilli, li prende la “compagna” Marta, sindaco di Genova. Attenzione, però: vuole solo immondizia pulita, ordinata e non puzzolente, niente pannolini sporchi e bucce di banana, eh!
In un afflato di solidarietà, la prima cittadina del capoluogo ligure, Marta Vincenzi, un paio di giorni fa, più che una mano ha teso un guanto di velluto al collega di Napoli, Luigi De Magistris, da un mese e mezzo sprofondato in una città ai limiti del collasso sanitario. Il primo cittadino ligure, finora l’unica tra gli amministratori di centrosinistra ad avere aperto le porte all’immondizia di Napoli, ha posto un paletto tra il sociologico e l’olfattivo: prenderà ventimila tonnellate di rifiuti, ma solo quelli provenienti dalla Napoli-bene, dai quartieri dove c’è una raccolta differenziata avanzata, quindi con bassissime tracce di umido e con plastica e vetro già separati. In sintesi, quelli che non puzzano. I sacchetti proletari, quelli flautolenti e fracidi che regnano sovrani nelle zone periferiche di Napoli, secondo la Vincenzi non sarebbero adatti alla nuova discarica di Scarpino, per questo il controllo su quello che arriva dal sud sarà rigoroso. Una buona notizia? Dipende. Solo qualche giorno fa, quando a Napoli si temeva un’epidemia di colera e il Carroccio diceva no al decreto per trasferire una parte dei rifiuti in altre regioni, il leader del Pd Pierlugi Bersani tuonava: «I leghisti sono egoisti, è intollerabile il loro atteggiamento, il governo che fa?». Una volta approvato il decreto che autorizza la Regione Campania a fare accordi direttamente con le altre regioni, però, è arrivata l’amara scoperta del sindaco di Napoli: neanche i colleghi, gli amici, i compagni di cordata politica, quelli che s’indignavano per l’arroganza leghista, sono disposti ad accettare sacchetti a scatola chiusa. Anzi, in molti caso, Genova a parte, non li vogliono vedere neanche col cannocchiale e per questo da giorni pongono distinguo, paletti e condizioni capestro che rischiano di vanificare gli effetti del decreto. Se si escludono gli scontati, per quanto criticabili, veti posti dalle amministrazioni di centrodestra, Carroccio in testa, è dall’altro fronte politico che arrivano le sorprese più clamorose: Pisapia, Errani, Consolini, Marini, Vendola. Regioni, dunque, e non solo, anche sindaci…

Il compagno Burlando si stranisce

Accanto al sindaco di Genova che annuncia di voler accogliere ventimila tonnellate di rifiuti “puliti”, il presidente della Regione Claudio Burlando, esponente di spicco del Pd, più che appellarsi alla solidarietà preferisce porre due condizioni: «La prima è che ci deve essere un approccio solidale di tutte le regioni verso l’emergenza di Napoli – spiega – e la seconda è che il capoluogo campano si deve dotare di impianti di smaltimento per diventare indipendente». Come a dire, ventimila tonnellate, maledette e subito. Ma poi basta, perché a Napoli discariche il sindaco non ne vuole aprire, la Lega forse non ha tutti i torti, visto che dice le stesse cose di Burlando.

La pioggia di no “rossi”
Sulla base del decreto che autorizza trattative bilaterali, la Regione Campania ha fatto partire verso sette Regioni italiane (Sicilia, Puglia, Marche, Emilia Romagna, Toscana, Lombardia e Fruili Venezia Giulia) la richiesta di nulla osta per il trasferimento dei rifiuti. Se la Lombardia, a guida centrodestra e con forte connotazione leghista, ha fatto sapere che invierà a Napoli “soltanto” dei consulenti, dalla Sicilia, guidata dalla giunta di centrosinistra, con appoggio di Fli, il governatore Raffaele Lombardo è orientato verso un secco no. Così come un’altra regione rossa, l’Umbria, governata da Catiuscia Marini, di rifiuti napoletani proprio non vuol sapere. Via libera, ma al momento solo a parole, dalla Regione Toscana. Altra delusione per De Magistris dal compagno Nichi, che peraltro aveva originato la guerra sul decreto facendo ricorso al Tar contro un precedente trasferimento di rifiuti dalla Campania. In piena emergenza, con la città a rischio di epidemia, anche Vendola finora se l’è cavata con le sue formulette criptiche. «Il decreto sull’emergenza rifiuti in Campania in questo momento è ancora una cosa misteriosa, ma noi stiamo cercando di conoscerlo…». Quindi? Al momento, niente accordi con la Campania.

Pisapia, che delusione
De Magistris, però, si mostra ottimista: «Mi auguro che in sede parlamentare per la conversione del decreto venga introdotta una modifica, e cioè che quando c’è un’intesa tra Comuni al di sopra di 400-500 mila abitanti ci possa essere l’accordo diretto senza passare per il nulla osta regionale». Questa modifica, dal suo punto di vista, «snellirebbe il processo e farebbe finire i veti, aprendo a una bella stagione delle municipalità». Peccato che proprio dai comuni potenzialmente “amici” arrivino i veti e i distinguo. Dopo un travaglio durato diversi giorni, ieri il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, considerato il simbolo della nuova sinistra solidale e bipartisan,  ha spiegato che di smaltimento rifiuti non se ne parla, ma che invierà a Napoli sette compattatori di immondizia. Sette camion per la raccolta, ma che devono tornare vuoti… E lo smaltimento? Pisapia ieri rimandava ai “cattivi” della Regione, ma in realtà aveva già spiegato che in questo periodo il termovalorizzatore Silla 2 è in manutenzione e lo sarà fino a settembre. Basta giusto per Milano. Quindi, niente munnezza napoletana.

Perfino Trieste dice no
Il neosindaco del Pd di Trieste, Roberto Cosolini, ha prima messo le mani avanti: «Trieste non ha nessuna opposizione ideologica a bruciare i rifiuti della Campania, però…». Però l’azienda che si occupa dello smaltimento, la Acegas Aps, ha «appena acquisito una commessa importante e al momento le linee del termovalorizzatore sono piene». Chiaro, no?

Il documento congiunto
A fronte dei tanti no, più o meno bipartisan, ieri quattordici amministratori locali, tra governatori, sindaci e presidenti di provincia, hanno prodotto un documento congiunto (firmato, tra gli altri, da Formigoni a Vendola, dalla Polverini a Burlando ed Errani) nel quale fanno appello al governo sull’emergenza rifiuti di Napoli e pongono le solite due condizioni per l’accoglimento dei rifiuti: l’apertura di altre discariche in Campania (visto che De Magistris a Napoli ha giurato che non ne farà…) e il coinvolgimento di tutte le regioni, come se il decreto non esistesse già. Siamo al solito punto: o tutti o nessuno. Di qualunque colore sia la munnezza, nera, rossa o arcobaleno, la sindrome è sempre quella “nimby”: il sacchetto napoletano vada ovunque, ma non nel mio cortile.