Rai e sinistra: scoppia il caso Braccialarghe

Un nuovo caso sta per investire la commissione di Vigilanza sulla Rai e il Consiglio d’amministrazione di Viale Mazzini: è quello di Maurizio Braccialarghe, neoassessore alla Cultura nella Giunta di centrosinistra di Torino, guidata da Piero Fassino. Nulla da dire sull’incarico politico, ma una palese incompatibilità può sorgere qualora venga confermato che Braccialarghe allo stesso tempo continua ad essere direttore del Centro di produzione Rai di Torino. Un’interrogazione in merito è stata presentata dal deputato leghista Stefano Allasia, cui ha fatto seguito la richiesta di chiarimenti da parte del vicepresidente della commissione di Vigilanza, Giorgio Lainati, del Pdl, che ci ha dichiarato: «E’ opportuno fare chiarezza sui doppi incarichi. In questo caso si tratta di una scelta di campo: un alto dirigente dell’azienda pubblica Rai che va a lavorare in una Giunta comunale di chiaro orientamento politico. Lui deve chiarire il suo ruolo aziendale».
Maurizio Braccialarghe, 54 anni, sposato e con due figli, ha vissuto quasi tutta la sua vita lavorativa nell’azienda di Viale Mazzini: prima alla Sipra di Torino (concessionaria di pubblicità della Rai), poi dal 1993 al 1996 è passato alla Rusconi Editore come direttore generale, quindi è tornato alla Tv di Stato come direttore della Divisione Radiofonia, poi direttore delle Risorse umane, successivamente amministratore delegato della Sipra e infine dal dicembre 2009 direttore del Centro di produzione di Torino. Secondo indiscrezioni, per fare l’assessore avrebbe chiesto una modifica al suo contratto (nella fattispecie un part time) che non prevederebbe più la direzione del Centro di Torino. Ma dalla Rai non ci sono precisazioni ufficiali, che invece ha chiesto il 28 giugno scorso Stefano Allasia, della Lega, in un’interrogazione al presidente del Consiglio e ai ministri della Pubblica amministrazione e dello Sviluppo economico. «Essendo la Rai una società controllata al 100 per cento dallo Stato e finanziata anche da contributi pubblici riscossi attraverso il canone – sostiene Allasia – e, conseguentemente, apparendo incerta la natura pubblica o privata del suo stipendio di direttore del centro Rai, quand’anche la natura dell’incarico in Rai fosse di natura privatistica e quindi lo stipendio pubblico percepito da assessore non fosse incompatibile con lo stipendio privato da direttore Rai, si potrebbero comunque riscontrare dei conflitti di interesse laddove il direttore generale del Centro di produzione Rai della città di Torino si trovasse ad inseguire delle priorità non coincidenti con le priorità dell’amministrazione comunale». Allasia ricorda che «nel febbraio 2011 il direttore Braccialarghe, nel corso dell’incontro “Rai e Torino: un destino comune”, ha tracciato un piano editoriale di rilancio, auspicando interventi per valorizzare l’Orchestra sinfonica nazionale della Rai, per dare vita ad una web tv di musica classica, in congiunzione con le altre risorse musicali del territorio. Le scelte effettuate da assessore alla Cultura – continua il deputato – potrebbero essere condizionate dalla volontà di migliorare ed esaltare il Centro di Torino e l’azienda pubblica, e questo potrebbe portare a delle scelte non necessariamente negative, ma comunque parziali e condizionate da fattori esterni. Braccialarghe, in veste di direttore del Centro produzione Rai Torino, ha partecipato in passato ad incontri presso le commissioni del Consiglio comunale per sostenere le linee dell’azienda, paventando possibili sviluppi e riscontri per la città e, da oggi, di fatto, può essere convocato come direttore dalla stessa amministrazione in cui è assessore». L’esponente leghista conclude sollecitando «iniziative normative volte ad evitare che gli amministratori locali possano essere titolari di incarichi come questo, ad incompatibile e condizionante, anche eventualmente prevedendo il divieto di cumulo delle indennità percepite».
Ufficialmente l’Ufficio di presidenza della Vigilanza ieri era stato convocato per discutere il calendario del dibattito, e il conseguente voto, relativo all’Atto di indirizzo sul pluralismo. Ma l’accesa discussione che ne è nata fa pensare che non si faccia in tempo nelle sedute che restano ancora (due o quattro, a seconda di quando chiuderanno i battenti per la pausa estiva Camera e Senato) e che quindi slitti tutto a settembre. La prossima riunione dovrebbe essere martedì e forse sarà notturna. Ma i tempi saranno dettati da ragioni squisitamente politiche. Dopo l’appello del presidente Zavoli affinché il documento sia quanto più condiviso, tutto lascia pensare che invece l’opposizione metterà in atto l’ostruzionismo per rinviare la discussione a settembre. D’altra parte la commissione ha finora occupato il suo tempo nell’aprovazione del regolamento per le elezioni amministrative prima e per i referendum poi, quindi si sono inserite l’audizione del nuovo direttore generale Lorenza Lei e la polemica sulle ultime nomine. Di conseguenza è slittato il dibattito sull’Atto di indirizzo proposto dalla maggioranza, che fra l’altro ha già recepito, rispetto alla prima bozza, molte osservazioni delle opposizioni. Sarà sufficiente? Probabilmente no, se la sinistra farà ostruzionismo per rinviare il tutto a dopo la pausa estiva.