«Quando mette in campo i valori, stiamo col Pdl..»

RomaCerte critiche urlate e rabbiose non stanno né in cielo né in terra. Non lo dice testualmente, perché è persona mite e garbata, ma forse lo pensa. Sorride Paola Binetti agli strali della sinistra laica, radicale e dipietrista contro il biotestamento fresco di approvazione parlamentare. Difende la correttezza di un testo che «si ispira alla difesa della vita» e se, strada facendo, le dovesse succedere di collaborare con il centrodestra, non si tirerebbe indietro (come per l’emendamento firmato insieme alla pidiellina Castellani). L’esponente dell’Udc, pasionaria teocon per la stampa, docente universitario di lungo corso, non si fa spaventare dalle sfide anche a costo di essere fraintesa, «i grandi temi sollecitano non soltanto la nostra intelligenza, ma anche la nostra coscienza». Non ha difficoltà ad ammettere il disagio profondo vissuto quando si è trovata gomito a gomito con la sinistra zapaterista dentro il Pd (credeva che la Margherita fosse un’altra cosa). Quella stessa che oggi grida contro una legge “liberticida e violenta”. «È una legge assai più mite di quanto i suoi detrattori non vogliano far apparire – ribatte – parte da una relazione di ascolto e di rispetto in cui il medico tiene pienamente conto degli orientamenti espressi dal paziente, salvo che questi non tendano a procurare la sua morte».
Fra gli attacchi colpisce per durezza quello di Rosi Bindi, che accusa l’Udc di aver fatto un pasticcio. «Con gli emendamenti che avete estratto come un coniglio dal cappello all’ultimo momento, avete vanificato il lavoro di questi due anni in Commissione…». Ce l’ha con lei?
La Bindi ha tutto il diritto di esprimere il suo giudizio e di riportarlo al modello antropologico che lei sente proprio…
Infatti in aula ha chiesto all’Udc: «Ma insomma, a quale antropologia vi ispirate? Non certo a quella liberale e cristiana»
Chiunque è legittimato a pensarla come vuole, ma se mi si chiede a quale antropologia mi ispiro non ho difficoltà a rispondere che è profondamente cristiana. Non lo dico io, ma lo dimostrano importanti e autorevoli testimonial di questa legge sul fine vita, di rigorosa cultura cristiana.
Un nome?
Francesco D’Agostino, per esempio. Così come, dall’altra parte. ci sono altrettanti importanti testimonial di area non cattolica, come Veronesi, Rodotà. Persone stimabilissime…
Che parlano di legge-obbrobrio. Insomma lo spartiacque tra i due fronti contrapposti non è la fede religiosa…
Il discrimine non è l’essere cattolico o meno. Quella approvata dalla Camera è una legge che difende la vita e, in un certo senso, precede il posizionamento cristiano perché appartiene al diritto naturale, che è di tutti gli uomini, di tutti i tempi e di tutti i luoghi.
Nel nome della difesa della vita  la legge ha ottenuto una maggioranza molto solida, superiore a quella che sostiente l’esecutivo. L’Udc ha votato compatto insieme al Pdl: su certi temi il centro si sente più a suo agio con il centrodestra?
C’è stata una maggioranza trasversale, nelle votazioni a scrutinio palese è emerso molto chiaramente l’impegno di un gruppo significativo di esponenti del Pd, che ruotano intorno a Beppe Fioroni, che non ha fatto fatica a esprimere una posizione diversa dal centrosinistra.
A Mirabello Alfano ha fatto capire che sui valori della vita e della famiglia le strade del Pdl e del centro possono incontrarsi. Magari non subito.
Questo fa parte di una nuova visione della politica di cui si sente  molto bisogno, è quello che suggerisce il presidente Giorgio Napolitano quando si appella alla pacificazione nella ricerca di ambiti di convergenza tra le forze politiche.
Però un conto sono gli atti di responsabilità per il bene comune di fronte a situazioni emergenziali, come per la manovra, un altro sono i programmi e le alleanze politiche…
Certo. Diciamo che le carte si sono mescolate, come è giusto che sia.
Sempre il segretario del Pdl ha commentato come un «successo parlamentare» il via libera al testamento biologico attraverso un «voto che ha visto insieme Pdl, Lega e Udc». È il preludio al battesimo di un polo dei moderati?
Posso solo dire che quando questo governo mette in primo piano valori alti, allora c’è la possibilità di intendersi, il resto è tutto da vedere…
Non si sbilancia…
Io dialogo con tutti, mentre parliamo sono in compagnia di un collega che stimo molto del Pdl (non fa nomi). L’Udc non ha mai fatto un’opposizione strumentale, ma sui temi e sui contenuti. Le nostre scelte saranno coerenti e conseguenziali.
Con lo scivolamento verso l’Idv e il Sel della rotta del Pd non è più difficile per l’Udc mantenere la sua terzietà?
Le ricordo che noi siamo stati gli unici a votare contro il federalismo fiscale, contro le province… Intendiamo mantenere un’unità culturale forte all’interno del sistema elettorale, credo che sia necessario valorizzare un terzo polo che superi la dialettica della conflittualità permanente…
Quando andò via dal Pd, Rosi Bindi, sempre lei, parlò di un equivoco e la accusò di fare «fatica a incontrare le idee degli altri».
Certo che se la Bindi arriva a dire che quella sul biotestamento è una legge anti-cristiana, allora le difficoltà diventano importanti… L’impegno politico è espressione di valori, con alcuni esponenti del Pd non ci si capiva proprio. Ho letto con vero stupore certe dichiarazioni, ma il problema è di Rosi Bindi.
Non le interessa confutare…
Deve dimostrare quello che dice, non a me, ma al Santo Padre, alla Conferenza episcopale, alla Facoltà di teologia, ad “Avvenire”, insomma agli interlocutori tadizionali di riferimento dell’area classica cattolica.
Quell’esperienza nel Pd è stata un errore?
Avevo creduto di poter lavorare in sintonia con quella parte di cattolici ancora presenti per realizzare un’intesa alta e forte…
E invece?
Lo scioglimento della Margherita nel Pd e l’indebolimento della tensione morale mi ha portato a fare un’altra scelta. Se fossi rimasta, l’altro ieri in aula avrei votato con quella piccola parte in dissenso dal Pd e con grande l’imbarazzo. Gli emendamenti presentati dall’opposizione, su indicazione dei radicali, erano tutti in direzione dell’eutanasia. Non ce l’avrei mai fatta.