«Primarie anche per il premier» è caduto il tabù

Serviranno le primarie nel Pdl «per tutte le cariche elettive». Per questo,  «quando vi sarà un premier eletto dal popolo penso che che le primarie si dovranno fare». Franco Frattini riapre il capitolo della successione a Silvio Berlusconi, se «deciderà di non scendere in campo» alle prossime elezioni. Il ministro degli Esteri, ospite alla trasmissione Radio Anch’io di Radiorai, alla domanda se potrebbe candidarsi anche lui, ha definito l’argomento «prematuro». Un tema tabù, se si considera che fino a due mesi fa Il Foglio di Giuliano Ferrara definiva «pazza idea» quella del Pdl di far proprie le primarie del Pd. «Le sostengo da sempre, ne ho parlato in momenti non sospetti, quando affrontare la questione nel nostro partito era essere considerati degli anarchici insurrezionalisti», osserva Andrea Augello che sui meccanismi di democrazia e di rappresentanza interna al partito ha sollevato la questione da tempo. Il sottosegretario alla Pubblica amministrazione preferisce derubricare come «analisi semplicistica» quel che ha scritto un autorevole editorialista come Marcello Sorgi su La Stampa che ha definito il Pdl «non ancora pronto per le primarie». E l’ultima assise del partito  «una specie di congresso democristiano fuori tempo, con le correnti e con le sub correnti che si preparano a negoziare l’elezione di Alfano solo a patto di limitarne poteri e iniziative e di ottenerne la lottizzazione dei vertici».  
Certa è invece l’inversione di rotta sulle primarie, o «elezioni popolari» come vorrebbe chiamarle Berlusconi. «Le primarie per legge sono una gran buffonata», ha detto solo due settimane fa Denis Verdini. Sul fronte dei favorevoli della prima ora si schiera invece Roberto Formigoni, che ieri ha rincarato la dose su quanto già detto da Frattini, dicendosi «molto contento» delle parole del responsabile della Farnesina.  «Con la segreteria politica che affianca Alfano intendiamo procedere all’elezione diretta dei segretari politici e cittadini del Pdl – ha spiegato il presidente della Lombardia – e procederemo attraverso il metodo delle primarie all’individuazione di tutti i nostri candidati a tutte le cariche elettive, dal candidato sindaco a quello della premiership del paese, ovviamente se Berlusconi confermerà di non candidarsi nel 2013».
A che servono queste primarie per il Pdl? Il politologo Roberto D’Alimonte sul Sole 24 ore l’ha spiegato all’indomani dell’ultima assise del partito: «Da una parte possono servire a regolare i conflitti interni al partito, dall’altra sono viste come un meccanismo più efficace per la selezione di candidati che abbiano effettivamente una propria popolarità e il cui successo, quindi, non dipenda esclusivamente da un’investitura dall’alto». Una legittimazione che «nel passato funzionava. Oggi non è più così». Come ha osservato un fedelissimo del Cavaliere come Giorgio Stracquadanio, si è alla fase dei lavori in corso e «alla ridefinizione dell’identità del partito perché si è conclusa l’era della leadership carismatica, con l’uscita di scena del più grande leader carismatico dell’era repubblicana». Non basta più, dunque, il mantra degli iperberlusconiani alla Osvaldo Napoli, che fino al maggio scorso si trincerava dietro la frase: «Dopo Berlusconi ci sarà ancora Berlusconi».
Non è un caso che subito dopo la scelta di puntare su Alfano, il sindaco di Roma, Gianni Alemanno abbia proposto un passo in avanti: «Vorrei che la sua candidatura nascesse da una grande mobilitazione popolare che soltanto le primarie possono dare, spingendo non solo il nostro partito ma tutto il centrodestra». Tasto sul quale ha battuto anche Massimo Corsaro: «È importante che siano di coalizione per non creare confusione e aggregare il centrodestra». Primarie, per dirla con Beatrice Lorenzin, «vere, fra gli iscritti con i grandi elettori, con la trasparenza delle lobby e dei finanziamenti e in un sistema bipartitico». All’americana. Ma non alla Veltroni o alla Prodi con affluenze gonfiate. Per evitare rischi, come ha premesso Ignazio La Russa dopo la nomina di Alfano, solo «se sono regolamentate con un albo degli elettori».
Per ora le domande a cui va data una risposta, come ha scritto lo stesso D’Alimonte, sono chiare: «Come verranno regolamentate le primarie del Pdl? A chi verrà dato il diritto di voto per la selezione dei dirigenti a cariche pubbliche? Chi avrà diritto all’elettorato passivo?». Questioni su cui lavorare partendo dalla proposta di legge depositata da Cicchitto e Quagliariello che intende istituzionalizzare questo strumento per tutte le cariche monocratiche (a eccezione di quella di presidente del Consiglio). Una proposta che può essere ulteriormente aggiornata come ha notato Giorgia Meloni. «Capisco la loro scelta – ha notato il ministro della Gioventù, firmataria anche di una petizione pro-primarie – ma a livello di partito e di coalizione dobbiamo lavorare per definire dispositivi analoghi per selezionare dal basso anche la classe dirigente del partito». Il dibattito è avviato.