Prevenire per non farsi “reprimere”

Tanto tempo fa – quando ancora si dibatteva della necessità di normare la pubblicazione delle intercettazioni – scrissi che trovavo pericolosa l’idea di incarcerare i giornalisti, anche se ritenevo assolutamente censurabile che alcuni si prestassero a fare i killer delle procure o, peggio, i ricettatori di documenti d’indagine. Argomentavo, forse ingenuamente, che se però l’Ordine dei giornalisti e gli altri organi di autogoverno non si decidevano a vigilare in modo efficace, inevitabilmente si sarebbe giunti a legittimare interventi giudiziari.
Contemporaneamente, si dibatteva dei comportamenti peculiarmente censurabili di alcuni giudici, che avrebbero dovuto essere adeguatamente puniti dagli organi di autogoverno della magistratura, che però preferivano operare come organi di autotutela anziché di autocontrollo. Si parlava anche – molto – della crescente insofferenza della maggioranza degli esponenti del Pdl per la forzata e confusionaria convivenza con personaggi che sembravano non preoccuparsi troppo dei propri comportamenti e della cattiva immagine che questo poteva proiettare sul movimento. Scrissi che, anche nel caso dei partiti, è meglio adottare un’adeguata vigilanza e una conseguente – laddove necessaria – pulizia interna per evitare che altri si sentano legittimati e ne approfittino per intervenire. In tutti i casi, lo ammetto, non sono stato minimamente preso in considerazione. Ma non è mai troppo tardi.