Pluralismo in Rai, la sinistra blocca l’atto di indirizzo

Tutto come previsto: la sinistra non vuole approvare l’atto di indirizzo sul pluralismo in Rai e ha preso come pretesto una lettera del presidente Zavoli (che fra l’altro risale a due settimane fa) per riaprire la discussione e di fatto non votare il testo proposto da Alessio Butti (Pdl) dopo che lo stesso lo aveva più volte modificato per venire incontro alle richieste dell’opposizione. Una strategia studiata a tavolino? Probabile, anche perché ieri in commissione la maggioranza era al gran completo, mentre fra i ranghi dell’opposizione mancavano diversi parlamentari. A questo gioco, volente o nolente, si è prestato lo stesso presidente con il suo documento, che allontana il voto. La commissione è stata comunque riconvocata per oggi alle 14.
La seduta si è subito animata alla notizia della lettera del presidente che, pur essendo stata inviata ai capigruppo e ai componenti della Bicamerale un paio di settimane fa, è stata posta ieri all’ordine del giorno, un chiaro segnale della volontà di riaprire la discussione. E infatti hanno preso la parola Beltrandi, Morri, Pardi, Vita, tutti dell’opposizione, che hanno parlato sia della lettera di Zavoli che della tutela legale da assicurare ai giornalisti del servizio pubblico radiotelevisivo (con riferimento al caso della Gabanelli di “Report”). E’ insorto il relatore dell’atto di indirizzo, Alessio Butti, che ha duramente polemizzato con Zavoli, accusandolo in sostanza di prestarsi all’ennesimo rinvio del voto. «La lettera di Zavoli è un po’ tardiva, un vero parto travagliato che rischia però di diventare un parto podalico», ha dichiarato, lamentando che «il centrosinistra non vuole che in commissione si lavori», non escludendo «di scrivere a presidenti di Camera e Senato per segnalare cosa sta accadendo in Viglianza, in spregio alla democrazia», e sottolineando che «l’atto lo si può votare anche a maggioranza. Comprendo – ha aggiunto – che in materia di pluralismo centrodestra e centrosinistra abbiano idee completamente diverse. Non commento la lettera del presidente Zavoli proprio perché riguarda un tema che è all’ordine del giorno da nove mesi e da nove mesi stiamo discutendo».
In effetti è dalla fine dell’anno scorso che la commissione sta discutendo sul pluralismo ed è vero che i lavori sono stati interrotti per l’approvazione dei regolamenti riguardanti le elezioni amministrative prima e i referendum poi, ma tempo ce ne è stato a sufficienza, considerato pure che il testo originario di Butti è stato più volte modificato proprio per venire incontro alle osservazioni della minoranza di centrosinistra e alle indicazioni del presidente. Altro duro scambio verbale fra Giorgio Lainati (Pdl), vicepresidente della commissione, e Fabrizio Morri, capogruppo del Pd. «Il tema del pluralismo è permanente – ha affermato il primo – e nostro compito è quello di incorniciarlo con un regolamento, ma da sempre fa da filo conduttore a tutti i lavori della commissione. Anche quando ci sono le audizioni, il pluralismo è di fondo a tutto. Anche i seminari che si sono tenuti l’anno scorso riguardavano la qualità del servizio pubblico e il pluralismo. Nella mia agenda – ha polemizzato – trovo una convocazione con questo tema all’ordine del giorno, che risale al 18 gennaio scorso, ed oggi siamo ancora qui a parlarne». Morri, dal canto suo, ha apprezzato l’iniziativa di Zavoli e ha annunciato il ricorso all’ostruzionismo.
Nella contestata lettera il presidente scrive che «un documento impostato correlando le questioni di principio con riferimento a situazioni, vicende e problematiche concrete, non può non tener conto delle importanti novità intervenute negli ultimi mesi, a partire dalla nomina di un nuovo direttore generale, dalle entrate, dalle uscite, dagli spostamenti, dalle prime nomine, con riferimento all’ambito delicato dei programmi di informazione. Perciò l’atto – prosegue Zavoli – deve realizzare una scelta: fissare con risolutezza gli indirizzi generali, esprimendosi in base ai mutamenti anzitutto strutturali che la Rai dichiara di voler realizzare, a partire dalle doverosità del servizio pubblico, la cui identità va ritrovata là dove la regola è venuta meno, e non distribuendo più equamente la sregolatezza. Mi chiedo – continua il presidente nella lettera – quanta forza attribuire a un documento di questa rilevanza se la sua approvazione procedesse attraverso votazioni non unanimi, che finirebbero per screditarne la stessa ricchezza civile, culturale e politica».
Infine, per quanto riguarda il Consiglio d’amministrazione della Rai, convocato per domani, si è appreso che all’ordine del giorno figura la discussione sul piano industriale 2012-2014, ma non il tema della tutela legale dei giornalisti, decisivo per le sorti del contratto di Milena Gabanelli. Al riguardo le valutazioni comunque proseguono e non è escluso che l’argomento venga trattato nella riunione.