Piazza Affari si riprende (merito pure del Cavaliere)

Tanto di cappello. Prima il silenzio, per evitare qualsiasi “aggressione” da parte della sinistra che avrebbe turbato ulteriormente i mercati. Poi una nota rassicurante diffusa nella giornata più difficile, quella che avrebbe potuto far crollare ulteriormente la Borsa e creare nuovi allarmi. E le cose sono migliorate. Silvio Berlusconi non ha sbagliato una mossa, ha atteso pazientemente che gli avvoltoi politici facessero il loro gioco, ha puntato su una manovra che, nonostante le strategie “a perdere” dell’opposizione, ha avuto il plauso dei maggiori organismi internazionali, ha creato una demarcazione netta tra la sinistra italiana e l’Europa, che infatti alla fine ha preso le distanze dal disfattismo messo in piedi da Bersani & company. Soprattutto ha reso chiaro che la crisi ha precise responsabilità, che non sono di sicuro riconducibili a lui.
La linea del Piave ha retto. Piazza Affari, dopo un’apertura in “profondo rosso” si è gradualmente ripresa passando al segno positivo per poi chiudere con il Fitse Mib in crescita dell’1,18 per cento, mentre lo spread del Btp decennale rispetto al bund tedesco, dopo un rapido allargamento nella mattinata, è tornato sotto i 300 punti base dopo essere salito fino a 330. Tutto questo in una giornata in cui l’asta di Bot, per complessivi 6,75 miliardi, segnava il “tutto esaurito”, in presenza di una discreta domanda, sia pure in presenza di un deciso aumento dei rendimenti saliti al 3,67 per cento dal 2,147 precedente. Acquirenti le banche italiane, ma anche una robusta quota di risparmiatori.
Situazione rasserenata, quindi? Non del tutto. È ancora troppo presto per poter pensare a conclusioni di qualsiasi tipo. Quello che è evidente è che i mercati sono reattivi e attenti ai segnali che arrivano sia dalla politica sia dal fronte della manovra economica. La parola d’ordine, all’interno della maggioranza, è di mantenere inalterati i saldi in modo da conseguire il pareggio di bilancio entro il 2014. All’interno di questo quadro i provvedimenti possono essere migliorati e il governo intende farlo anche con l’ausilio delle opposizioni. Sulle pensioni, ad esempio, si dà ormai per certo che, come sollecitato anche dal Secolo d’Italia, si provvederà a cambiare la parte relativa alla rivalutazione degli assegni che fino a 2.380 euro mensili lordi non subiranno decurtazioni. Giuliano Cazzola, però, sottolinea che «i mercati giudicano la serietà delle manovre di risanamento dei conti pubblici prendendo a riferimento soprattutto i provvedimenti in materia di pensioni e, segnatamente, in tema di elevazione dell’età pensionabile che è e rimane la più importante riforma da attuare nei sistemi pensionistici esposti agli effetti delle dinamiche demografiche». E l’Italia cosa può fare? Per Cazzola non ci sono dubbi: accorciare i tempi per «la misura di carattere strutturale  riguardante l’allineamento a 65 anni del requisito anagrafico di vecchiaia delle lavoratrici del settore privato». Un provvedimento possibile che sarebbe sicuramente il caso di adottare. Le ricadute positive sarebbero probabilmente tali da consentire un’altra modifica, quella al bollo sui titoli, su cui le novità si annunciano troppo onerose.
Ma, come abbiamo avuto modo di ripetere in più occasioni, i movimenti dell’economia e della finanza sono spesso più legati alle situazioni attese che a quelle reali. Così l’annuncio che la manovra sarà approvata dal Senato e dalla Camera in tempi record ha contribuito molto a rasserenare gli animi e a tagliare le unghie agli speculatori.
Uno stop, quello alla speculazione, che va di pari passo con l’alt alle polemiche dell’opposizione. La disponibilità al confronto è chiaramente benvenuta. Ma la disponibilità di Pd, Idv e Udc non può costituire la strada obbligata per il cedimeno ai “ricatti” di Bersani, Di Pietro e Casini, che oggi possono usufruire dell’assist fornito loro dal Quirinale e che, con il loro disfattismo, hanno rischiato e rischiano di farci scivolare sulle posizioni della Grecia. Anche perché, se per un verso si dicono disponibili a dialogare, per l’altro chiedono come contropartita che Berlusconi si dimetta. Un Berlusconi che in questi giorni, come detto, si sta facendo notare per la responsabilità con cui affronta i problemi sul tappeto. Nessuna dichiarazione avventata. Ieri mattina ha fatto parlare un comunicato ufficiale per rivendicare la solidità delle nostre banche, che «sono al riparo dai colpi che i grandi istituti bancari esteri hanno dovuto subire», e per dire che  «la nostra economia è vitale: può contare sulla capacità innovativa  dei nostri imprenditori, sulla laboriosità dei nostri lavoratori, sul senso di responsabilità delle parti sociali».
Il premier c’è e intende farlo sapere a tutti. Se Napolitano chiama a un’intesa bipartisan, lui dice che bisogna essere «uniti per il bene del Paese». Per approvare in tempi rapidi  la manovra e adottare misure più forti: i mercati capiranno. Napolitano, intanto, ascolta e plaude alla responsabilità delle forze politiche che, per la verità, dal fronte delle opposizioni arriva solo in parte. Bersani infatti non tarda a far sapere che la manovra d’emergenza passerà senza problemi, ma subito dopo il governo deve andare a casa. Udc e Idv fanno sapere che nelle loro valutazioni prevale l’interesse nazionale, ma le misure sul tappeto non sono di loro gradimento. Il “patto per il Paese”, a cui anche i vescovi richiamano sul quotidiano Avvenire, non è ancora un ragionamento recepito nella sua interezza.
Tremonti, intanto, continua il suo lavoro. A Bruxelles, per partecipare alla riunione dei ministri finanziari dell’Ecofin, lascia i lavori prima del previsto. «Torno a Roma – dice – per blindare i conti». Tutto questo mentre il commissario europeo agli Affari economici Olli Rehn plaude alla manovra al pari del ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schable. La Commissione Ue potrebbe affiancare presto un piano di battaglia per mettere l’Europa al riparo dagli attacchi della speculazione. Sul tavolo c’è infatti l’ipotesi di un summit, che potrebbe già svolgersi venerdì prossimo dopo che saranno resi noti gli stress test sulle banche (secondo Mario Draghi quelle italiane non avranno problemi), per mettere a punto una strategia adeguata. La difesa dell’Italia è vista come un bastione per la tenuta di Eurolandia. Credit Suisse certifica: «Chi specula sull’Italia punta al crack dell’Eurozona». E, allora, l’euro sopravviverà a questa crisi o finirà per soccombere?  Nonostante la situazione attuale non sembrano esserci dubbi, perché ogni volta che questo si è rivelato necessario i partner Ue hanno sempre deciso di sostenere i Paesi in difficoltà. Oggi, però, serve qualche cosa in più: serve una scelta fortemente politica.