Pdl, troppi galli a cantare: serve Alfano a tempo pieno

Un risultato Gianfranco Fini lo ha raggiunto, anzi due: ricompattare la maggioranza e spaccare l’opposizione. Se il Pdl ha incassato il giuramento di fedeltà della Lega, dopo la proposta di un governissimo a guida Maroni lanciata dal presidente della Camera, sull’altra sponda il partito di Bersani è stato costretto a smentire con forza ancora maggiore l’idea di voler partecipare all’inciucione anti-berlusconiano teorizzato da Fini. Ecco che così, a inizio settimana, Berlusconi si è scoperto più forte e più tranquillo nei suoi rapporti con il Carroccio e per nulla intimorito dalle strategie sottobanco dell’opposizione, che pubblicamente prova a lusingare la Lega e segretamente organizza una trama oscura di poteri forti per provare a scalzare il Cavaliere con un governo tecnico-finanziario di antica (e non brillante) memoria. Non preoccupa il governo nemmeno il voto di oggi sulle missioni all’estero, previsto al Senato: nemmeno la morte dell’ennesimo soldato italiano, avvenuta alla vigilia del voto, dovrebbe indurre il Carroccio a rendere la vita difficile al governo, dopo l’intesa sui tempi e i modi delle missioni trovata nei giorni scorsi con il ministro della Difesa La Russa.

Maroni non cade in trappola

Il governo va avanti così, afferma il leader della Lega Umberto Bossi, che dice di fidarsi del ministro dell’Interno e smentisce ribaltoni. «Quel che dice Fini è per far cadere il governo», spiega invece in un’intervista Roberto Calderoli: «Questa maggioranza esiste e resiste intorno al nome di Silvio Berlusconi. Qualunque altra formula sarebbe un ribaltone. E un ribaltone oggi non è più possibile», aggiunge il ministro della Semplificazione, secondo cui l’obiettivo del Terzo polo non è un governissimo con Maroni ma un governo tecnico con Monti. «E noi non siamo così sciocchi da ingoiare polpette avvelenate». Anche il Cavaliere, secondo indiscrezioni di stampa, avrebbe giudicato l’uscita di Fini su Maroni come un favore alla maggioranza. «L’ha costretto a smentire brutalmente ogni velleità di ribaltone e così ci ha fatto un favore», avrebbe detto il Cavaliere. Per il governo ieri ha parlato il ministro per l’Attuazione del programma, Gianfranco Rotondi, secondo cui «le forze ribaltoniste di una parte dell’opposizione sono in movimento, ma il loro piano è fallito in partenza perché Berlusconi condurrà il suo governo al 2013 nel segno dell’alleanza con la Lega e per attuare le riforme». Del resto, a rendere ottimista il Cavaliere, ci sarebbero anche alcuni colloqui avuti con il Capo dello Stato, che avrebbe ribadito al premier la necessità di garantire al Paese la stabilità politica in questa fase di forte turbolenza dei mercati. Che tradotto in berlusconese, significa: andiamo avanti fino al 2013.

Anche Pisanu non abbocca

Beppe Pisanu, una di quelle personalità politiche di primo piano del Pdl (che il Terzo polo da sempre corteggia per provare a fare breccia nel monolitico mondo del Pdl che non vuol tradire Berlusconi) ieri ha chiarito che anche lui lavora per le grandi intese, ma non a inciuci con pregiudiziali anti-berlusconiane. «Per fare uscire il Paese da questa situazione economica di eccezionale gravità  bisogna trovare una larghissima intesa tra maggioranza e opposizione, e in questo lavoro il premier Berlusconi deve essere uno dei tessitori», ha detto a chiare lettere ieri il presidente della commissione parlamentare antimafia, a margine della seduta di audizioni che sta svolgendo a Torino. «È necessario – ha spiegato Pisanu – trovare una larghissima intesa tra maggioranza e opposizione non solo sulla manovra economico-finanziaria, ma anche sulle riforme che si possono attuare da qui alla fine della legislatura per accompagnarla. Una volta usciti dalla crisi si potrà parlare di governo. Ma l’intesa è fondamentale: prima ci sono i contenuti, poi il contenitore».

Chi parla nel Pdl?

La fase di transizione tra l’insediamento del segretario Angelino Alfano ai vertici del Pdl e le sue dimissione dalla carica di ministro della Giustizia sembra essere diventata una zona franca per le esternazioni di chiunque abbia voglia di segnalarsi all’attenzione dei media. La riprova s’è avuta sui giornali di ieri, dove s’è letto un po’ di tutto: da Daniela Santanchè – che si proponeva come interlocutrice per un possibile accordo con il Terzo polo sulla base di una misteriosa pregiudiziale anti-finiana – a Carlo Vizzini, che si lamentava dell’organizzazione interna, fino a Letizia Moratti, protagonista di un j’accuse sulla mancanza di etica nel partito. Che il Pdl abbia bisogno con urgenza di una voce unica è apparso così ancor più evidente, anche alla luce della ridda di commenti, non coordinati, seguiti alla proposta indecente di Fini sul governissimo a guida leghista. È evidente come Berlusconi sia il primo a rendersi conto che è necessario stringere i tempi per la successione ad Alfano per impegnarlo a tempo pieno nel partito.

Nitto Palma alla Giustizia?

Il Guardasigilli preme per lasciare quanto prima la poltrona e anche il Quirinale attende un nome dal Cavaliere. «La rosa dei candidati si è ormai ridotta a due nomi, Nitto Palma e Brunetta», riferisce un dirigente pidiellino. Nomi sui quali il Cavaliere non ha ancora sciolto la riserva, ma in pole c’è il sottosegretario agli Interni, magistrato stimato e parlamentare di lungo corso. «Ci incontreremo martedì e mercoledì con Berlusconi nella speranza di chiudere entro giovedì», spiega un “big” di via dell’Umiltà, che conferma la necessità – invocata da Napolitano – di scegliere un parlamentare per evitare un rimpasto ufficiale con tanto di passaggio al Quirinale del premier.

Milanese, rinvio a settembre?

Il voto sulla richiesta di arresto di Marco Milanese, il collaboratore di Tremonti coinvolto in un’inchiesta della procura di Napoli, potrebbe slittare a settembre, su richiesta del Pdl, che preferisce così disinnescare le tensioni interne alla maggioranza createsi con il voto su Alfonso Papa. Nino Lo Presti, componente della giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera dei deputati che domani si occuperà del caso, dice che sulla richiesta di arresto di Marco Milanese la giunta molto probabilmente deciderà a settembre. «Mi risulta – spiega il deputato di Fli – che il Pdl abbia già chiesta una proroga oltre i 30 giorni previsti per la decisione al fine di approfondire la dettagliata memoria difensiva che mercoledì il deputato presenterà in giunta».