Non solo secondini: è il momento del rilancio

Dalla Tav ai rifiuti di Napoli, dal contenimento del dissenso organizzato o spontaneo, violento e non, dall’emergenza sbarchi al rispetto dell’ordine pubblico, le Forze dell’ordine in tutte le loro declinazioni sono e saranno investite da una mole di lavoro immane, senza poter contare su mezzi adeguati, anzi con sempre minori risorse umane e finanziarie, circondate oltretutto da una quasi totale indifferenza da parte delle istituzioni e di certa stampa, ma non dei cittadini che invece apprezzano il loro ruolo.
Tutto ciò mi preoccupa enormemente sia come cittadino sia come sindacalista, per questo credo sia giunto il momento di affrontare l’argomento sicurezza. Preciso subito che non intendo affrontare le ragioni politiche o ideologiche sottostanti alla questione, perché non è il mio mestiere e perché quello che conta sono solo i problemi oggettivi da risolvere, non le inutili dietrologie con le quali si finisce sempre a concludere il discorso con un’assolutoria, deprimente e qualunquista considerazione, del genere “tanto non cambierà nulla”, per poi evitare di sciogliere quella lunga serie di nodi dai quali dipende la sicurezza di tutti noi, delle nostre città e persino delle nostre fabbriche.
Facciamo esempi concreti. Proprio ieri l’Ugl Polizia Penitenziaria ha organizzato a Roma una manifestazione a piazza Montecitorio, con cui la categoria ha dato voce al profondo stato di sofferenza esistente nel mondo carcerario per le insostenibili condizioni di lavoro e di vita, nelle quali si trovano le agenti e gli agenti, nonché detenute e detenuti. Suicidi e incidenti sono all’ordine del giorno, al punto che ormai non fanno più notizia. In verità non l’hanno mai fatta perché nessuno se ne occupa e se ne preoccupa, nonostante da parte nostra e non solo sia pervenuta al governo, in particolare al ministro della Giustizia, la richiesta mai esaudita di un confronto.
Si tratta di lavoratori che possono “ambire” agli onori delle cronache solo quando sbagliano o vengono accusati di atti molto gravi. Ma non fa notizia, ad esempio, che a Pordenone la casa circondariale abbia sede in una fortezza del 1200, da me visitata, e dove gli 85 detenuti vengono sorvegliati solo da 39 agenti, quando ne servirebbero almeno il doppio. Così come presso la casa circondariale di Bellizzi Irpino chiunque può constatare lo stesso mancato rispetto delle più elementari norme di sicurezza: infiltrazioni d’acqua, illuminazione inadeguata, assenza di sistemi di automazione e il disagio evidente con cui sono costretti a operare gli agenti, a cui vanno aggiunte le non buone condizioni in cui vivono le detenute con figli. Il mondo carcerario è insomma uno di quei rari casi in cui le differenze tra Nord e Sud si annullano magicamente.
Per avere una sommaria visione d’insieme dei problemi è sufficiente riportare qualche dato: nell’arco di tre anni si è verificata una riduzione di oltre il 50 per cento dei fondi assegnati alla manutenzione ordinaria e straordinaria delle carceri, dai 30.800.280 di euro del 2009 si è passati ai 15.118.789 del 2011. Tagli anche agli acquisti, alla manutenzione e al noleggio dei mezzi di trasporto, da. 31.503.560 di euro del 2008 a. 25.318.251 attuali. Un vero paradosso, se si pensa che i detenuti ristretti nelle carceri sono 21.360 in più rispetto a quelli che il sistema può accogliere. Servirebbe invece un piano straordinario per il settore che preveda almeno l’assunzione di 5000 agenti di Polizia penitenziaria per riequilibrare i carichi di lavoro. In assenza di risposte, continuerò a visitare le carceri, soprattutto quelle più disastrate, fino a quando non verremo ascoltati e fino a quando non si darà vita a un piano degno di questo nome.
Qualcuno però ci ha ascoltato: siamo stati ricevuti dal Capo della segreteria istituzionale del Presidente della Camera, dottor Alberto Solia, al quale abbiamo illustrato tutte le istanze di una categoria alla quale non viene riconosciuta né la specificità di ruolo né lo stesso trattamento giurdico-economico delle altre Forze di Polizia. Turni massacranti, anche di 11 ore, missioni effettuate ma non pagate, solo per dirne alcune, a fronte di stipendi totalmente inadeguati al costo della vita. I nostri iscritti e sindacalisti, che ieri hanno manifestato davanti a Montecitorio, lo hanno fatto sacrificando un preziosissimo giorno di ferie e sono venuti da tutta Italia, da Nord a Sud. So che difficilmente ci si interroga sul mondo delle carceri ma è un errore, perché anche da questo aspetto della vita civile dipende la nostra sicurezza, il rispetto delle leggi, delle istituzioni e un più efficiente e formato Corpo di Polizia penitenziaria, che non sia chiamato solo a “fare la guardia” ai detenuti ma anche a contribuire ad un loro reale recupero nella società.
Ma la protesta della Polizia penitenziaria è solo l’ultima di una serie da noi organizzate a sostegno delle ragioni di un delicato comparto. Nella seconda metà del 2010 il Coordinamento sicurezza dell’Ugl ha indetto ben tre manifestazioni per sollecitare l’attenzione delle istituzioni, in primis del governo, e dell’opinione pubblica. A luglio e a settembre il problema era la manovra, problema che già si sta ripresentando oggi, alla quale il settore allora ha dato, in termini di tagli, risorse pari a quasi l’11 per cento, sacrificando oltre alle retribuzioni degli operatori della sicurezza  anche Volanti, Commissariati e Stazioni. I mancati adeguamenti economici hanno un loro peso “pubblico”, se si pensa alle missioni, agli straordinari che ordinariamente, si passi il gioco di parole, vengono chiesti e non puntualmente pagati alle Forze dell’ordine.
Nel 2010 il comparto ha subito un taglio del 10 per cento, ma già nel 2008 la riduzione delle risorse è stata pari al 20 per cento. Taglio su taglio, si mette in ginocchio un’intera amministrazione e di anno in anno rialzarsi in piedi diventa un’impresa titanica. Non a caso le analisi, le comparazioni e le informazioni condotte da alcuni dipartimenti del ministero degli Interni sull’andamento finanziario di alcune strutture ministeriali, soprattutto quelle che hanno subito i ridimensionamenti più drastici, diventano sempre più puntuali.
I tagli non colpiscono solo le retribuzioni, l’erogamento degli straordinari o, quel che è peggio, l’entità complessiva del personale sempre insufficiente, ma anche aspetti meno intuibili come le spese per l’affitto dei locali in cui sono accolti uffici centrali e prefetture, il cui onere è di gran lunga superiore alle cifre stanziate, oppure le spese di pulizia e di utenza delle Prefetture, la manutenzione ordinaria dei locali, fino ad arrivare ad incidere generalmente sui servizi di Pubblica sicurezza, dei Vigili del Fuoco, della Difesa civile.  Ciò nonostante questo sia il Paese delle emergenze tra terremoti, rifiuti o il tragico avvio di un cantiere per l’Alta velocità, che ha comportato centinaia di feriti, con operai addetti ai lavori terrorizzati dalle minacce e dagli insulti. In sintesi il mondo della Sicurezza non ce la fa più e non ce la fanno più neanche i cittadini, mondi che alla fine – è bene non dimenticarlo – coincidono più di quanto non si pensi, tartassati da manovre restrittive, tasse e tariffe, assenza di servizi sociali, scoraggiati da un complessivo spettacolo della politica che di sicuro non placa gli animi.
In conclusione bisogna andare orgogliosi di quei cittadini, e sono tanti anche se invisibili, e dei rappresentanti delle Forze dell’Ordine, altrettanti, che nonostante tutto continuano a fare il proprio dovere, ad adeguarsi alle regole, a rispettare lo Stato.
È a queste persone che bisognerebbe rivolgere maggiore attenzione, è di queste persone che si dovrebbe avere maggiore rispetto, perché sono quelle che “fanno” un Paese e che lo mantengono unito.
* segretario generale dell’Ugl