L’eterno alibi del comodo “Uomo nero”

L’uomo nero viene di notte e non ha volto, fa paura ma non sai chi sia, non ha un nome e arriva all’improvviso, si infiltra fra di noi e poi torna nel suo lontanissimo altrove. L’uomo nero fa paura, non è come noi, qualcuno dice persino sia fascista. L’uomo nero, oggi, si chiama Black bloc, l’eterno alibi che permette alla sinistra di cadere sempre in piedi. Il caso della Val Susa ne è solo l’ultimo esempio. La guerriglia dell’altro giorno contro l’alta velocità – 188 agenti feriti – ha fatto di nuovo esplodere la polemica. Nei boschi della Val Susa, in particolare nell’area di Ramat vicino a un sito archeologico, dove si sono concentrati i disordini, sono stati sequestrati diversi estintori, roncole, molotov fatte con bottiglie di birra, maschere antigas, bottigliette con ammoniaca. E poi ancora bulloni potenziati, mazze di ferro, scudi e passamontagna. Tra il materiale sequestrato anche un mortaio artigianale con cui sono stati sparati dei fuochi d’artificio che gli inquirenti ritengono sia stato il segnale per i violenti nascosti nei boschi che era il momento di attaccare.

Leggi l’articolo sul Secolo del 6 luglio