Le provocazioni funzionano (anche con Napolitano)

Non sempre suscitano reazioni, ma se colgono nel segno per lo più le provocazioni funzionano. E allora si può dedurre che forse anche quella lanciata ieri dal Secolo è stata una provocazione che un po’ ha colto nel segno. «Tutti a casa», era il titolo che pungolava sul vigoroso interventismo di Giorgio Napolitano. E che ne esasperava le conseguenze logiche, con una «proposta risolutiva» in cui si immaginava il capo dello Stato a reggere tutte le sorti della Repubblica sulle sue spalle: «Presidente a vita con un suo gabinetto. Abolizione del Parlamento sostituito da un’assemblea dei governatori delle Regioni». «Per finanziare tutto ciò bastano i fondi del Quirinale», era la chiosa della prima pagina.

Interpretazioni «fanta-istituzionali»?
Non che da parte di Napolitano vi sia stata una replica diretta, ma è certo che in giornata qualche puntualizzazione sul suo ruolo l’ha voluta fare. «Non c’è nulla di serio in certe interpretazioni dietrologiche o fanta-istituzionali del mio operato», ha detto nel corso della cerimonia del Ventaglio, l’incontro annuale al Quirinale in cui risponde alle domande dei giornalisti parlamentari. «Il capo dello Stato, ovviamente, segue da vicino l’evolversi della situazione politica», ha aggiunto Napolitano, chiarendo però che erano da rispedire al mittente le supposizioni di chi ha visto nei suoi appelli e interventi (in particolare quelli per la coesione) una volontà di farsi regista politico o, addirittura, commissario del governo. «Era mio dovere – ha spiegato – porre con decisione l’esigenza della coesione senza tenere alcun conto delle convenienze dell’una o dell’altra parte politica e senza invadere o occupare alcuno spazio o ruolo che non fosse il mio».

Il Guardasigilli? «Io pronto, loro no»
Eppure, anche ieri e nella stessa occasione, fra le tante cose dette da Napolitano ce n’è stata una che è suonata un tantino eccedente o, comunque, non proprio all’insegna del fair play istituzionale. «Io sono pronto, mi sembra che non siano pronti loro e che abbiano altri pensieri», ha detto il capo dello Stato a proposito della sostituzione di Angelino Alfano al ministero della Giustizia. Gli avevano chiesto quando sarebbe avvenuta e se gli fosse stata sottoposta una rosa di candidati. «Non ho visto nessuna lista di nomi. So solo che una lista di 12 candidati è arrivata ai giornali. Io non ho dato nessun avallo per rinviare la nomina a settembre», ha detto prima di precisare che non è lui a prendere tempo, ma anche di dare indicazioni su quale dovrebbe essere il profilo del nuovo ministro. «L’unica cosa che ho raccomandato – ha spiegato Napolitano – è di evitare l’effetto domino che si creerebbe prendendo qualcuno dal governo per nominarlo Guardasigilli. Sarebbe meglio prendere dal Parlamento».

E il Cav replica: «Arriverà a giorni»
Poco dopo però è arrivata la replica indiretta di Silvio Berlusconi. «Assolutamente nella prossima settimana provvederemo alla sostituzione», ha detto il premier, aggiungendo che «devo andare dal capo dello Stato a formulare la nostra proposta e sono certo che verrà approvata». La prova del nove si avrà solo quando il Cavaliere proporrà il “suo” nome al Colle (corrisponderà ai desiderata espressi ieri oppure sarà una figura a cui nemmeno il Quirinale potrebbe dire di no?), nell’attesa di scoprirlo, comunque, ci si può consolare con un pronostico dello stesso Napolitano: il governo non è a rischio. «Quest’estate non mi pare che si vada verso cose clamorose», ha risposto a chi gli chiedeva se ci sia il pericolo che la situazione politica precipiti.

Sulle riforme bisogna fare così

Ma Napolitano è tornato anche a parlare del tema del momento: l’anti-politica e i costi del Palazzo. Così, nel giorno in cui la riforma Calderoli è stata approvata dal Consiglio dei ministri, il presidente della Repubblica si è trovato a ricordare che «rispetto alla spesso indiscriminata agitazione che raccoglie ed esaspera comprensibili insofferenze, ma anche pericolosi umori anti-democratici, io auspico da tempo decisioni di alleggerimento e semplificazione dell’architettura istituzionale, oltre che tangibili correzioni sul piano del costume politico». Anche qui Napolitano non ha fatto mancare un consiglio. «In particolare suggerisco di valutare con obiettività e con attenzione le misure che stanno per essere adottate dagli organi costituzionali», ha detto, sollecitando poi «un confronto serio» sulle riforme.

Citando l’Anm
Inoltre, come c’era da aspettarsi, non sono mancati dei passaggi sulla magistratura. Le dure parole pronunciate appena ventiquattro ore prima monopolizzavano le prime pagine dei giornali e ponevano un interrogativo simile a quello che si è posto per la politica: Napolitano ha voluto ridimensionarne il ruolo? Naturalmente no, ha chiarito il capo dello Stato. «Ho richiamato – ha detto – a comportamenti che non offuschino la credibilità e il prestigio dei magistrati e non indeboliscano l’efficacia dei loro interventi a tutela della legalità». «Più di qualche commento polemico di difensori d’ufficio della magistratura, mi interessa l’apprezzamento che è venuto da numerosi suoi autorevoli esponenti», ha quindi precisato, sottolineando questo passaggio con la citazione di una frase del presidente dell’Anm, Luca Palamara, il quale ha esortato i magistrati a essere «inappuntabili e professionali». «Anche così – ha commentato il capo dello Stato – si vanificano attacchi inammissibili alla magistratura e si disinnesca un fuorviante conflitto tra politica e magistratura».

No comment su Papa e Tedesco

E quanto alla lettura di chi in quelle parole ha visto un riferimento al voto delle Camere che ha consegnato agli arresti Alfonso Papa del Pdl e salvato Alberto Tedesco del Pd? «Non commentavo libere decisioni del Parlamento, che sempre rispetto», ha detto Napolitano, ribadendo che il suo discorso era sulla «funzione di fondamentale interesse nazionale di cui è portatrice la magistratura con l’obbligo di intervenire di fronte a ogni singolo, concreto caso in cui si manifestino sindromi di violenza, forme vecchie e nuove di corruzione, abusi di potere e attività truffaldine, che oggi dominano la cronaca quotidiana».