Lazio, arriva la rivoluzione delle “tate” di quartiere

Si scrive tagesmutter ma si legge “tata”. E tra qualche tempo questa espressione nelle case dei cittadini del Lazio diventerà molto più “familiare”. Questo almeno a quanto annunciato da Aldo Forte, assessore regionale alla Famiglia, che per oggi ha in programma la presentazione delle «tate di quartiere, con cui 1.500 bambine e bambini in tutto il Lazio potranno essere accuditi, aiutando i loro genitori a dividersi tra casa e lavoro». Di questa nuova figura professionale e delle opportunità che si aprono per le giovani madri ne abbiamo discusso con Chiara Colosimo, giovanissima consigliere regionale del Pdl, che lega l’innovazione della “tata” con le politiche familiari della Regione.

Ci spiega di che cosa si tratta?

L’usanza viene direttamente dal Nord Europa e da quelle parti viene praticata dagli anni ’60. Noi abbiamo stabilito di portarla nel Lazio dopo l’esperimento più che positivo che è stato compiuto in Trentino. L’obiettivo chiaramente è proprio quello di andare a sostenere concretamente le carenze di asili nido pubblici e privati che, come è risaputo, non sono più sufficienti per soddisfare le richieste delle famiglie. Ricordiamo a questo proposito i 20 milioni investiti per la costruzione di nuovi asili nido che ci permetteranno anche di favorire la nascita di nuova impresa sociale.

È una scelta legata a un’emergenza o è altro?

È un’innovazione fisiologicamente vicina alla nostra concezione di socialità. Perché riproduce in un ambiente familiare quasi un piccolo nido dove i bambini possono crescere in un contesto più confortevole. Il progetto prevede infatti che si possano accudire in casa fino a cinque bambini, dai tre mesi fino ai quattordici anni: ovviamente con temi e modalità diverse. Dall’altro lato questa è una misura che va oggettivamente incontro alle donne che lavorano e che con fatica cercano di coniugare la maternità con la professione. Se vogliamo questo è anche uno strumento molto utile per recuperare la vocazione comunitaria dei quartieri. Di fatto noi abbiamo sempre immaginato la comunità fin dall’architettura delle case: e adesso è possibile immaginarla anche con l’affido dei bambini alla tata di quartiere.

Quali sono le figure professionali che dovranno occuparsi dei bambini?

Saranno persone altamente formate. Lo prevede del resto sia una legge nazionale e sia un corso di formazione che è stato finanziato dalla Regione Lazio, il quale prevede oltretutto uno stanziamento molto cospicuo in questa operazione. Come’è facile intuire ciò è un’opportunità non indifferente anche per la creazione di nuovi posti di lavoro: si parla di centinaia di assunzioni. Oltretutto è previsto che si possano creare anche cooperative di donne per svolgere questa professione.

I costi?

Ci sarà un regime di compartecipazione. Con uno start up della Regione a cui seguirà – come già avviene con gli asili nido – una progressiva partecipazione delle famiglie secondo il reddito e il numero dei figli.

Questo della “tagesmutter” può essere considerato un approccio della Regione alla questione femminile, tema che in questi giorni ha interessato anche il Comune di Roma?

Certo. Perché – oltre a dare ai bambini la possibilità di un’educazione a misura – garantisce alla donna il diritto alla sua indipendenza. Certo, non credo che da sola sia una risposta sufficiente: rimane difficile coniugare appieno gli incarichi e la maternità. Per questo motivo invece di dividersi sulle quote rosa occorrerebbe invece continuare a interrogarsi su quali possano essere gli ulteriori strumenti per andare incontro alle esigenze delle donne ma anche delle famiglie.

A proposito, questa proposta arriva in concomitanza con la conferenza regionale sulla famiglia. È un caso?

Non è un caso. Da un anno l’assessorato regionale si sta impegnando con eccellenti risposte a una riorganizzazione del ruolo della politica all’interno della famiglia. E di questo si parlerà al forum che metterà dietro a uno stesso tavolo le varie associazioni che si occupano di istruzione dei minori, di consultori e proporranno a noi quali sono i provvedimenti più urgenti. Da parte nostra porteremo ciò che abbiamo fatto. Ad esempio l’impegno sul quoziente familiare che nella nostra regione significa sgravi fiscale per chi ha bambini e molto altro. Oltre a ciò anche nel bilancio regionale stiamo cercando di sostenere chi, oltre ai figli, deve anche far fronte alle disabilità.

In questi giorni di polemiche sui costi degli enti locali questo intervento che cosa rappresenta, forse un rilancio di immagine?

Con tutta onestà spero che possa servire più a livello pratico che a quello di immagine. Se ci si riferisce alle polemiche di questi giorni, anche per ciò che riguarda il vertice della Regione, occorre fare di più. Credo che il governatore Polverini dovrebbe proseguire come ha iniziato. Un’idea potrebbe essere il ridimensionamento degli stipendi dei dirigenti, per poi proseguire con i costi delle burocrazie.