La Tav è solo una scusa, i pm lo sanno?

Basta un fischio (metaforico) sulla rete e i violenti di professione, gli anarco-insurrezionalisti, accorrono: che sia un cantiere per l’Alta velocità, un centro per gli immigrati, una centrale nucleare è lo stesso. Passamontagna, molotov, bazooka, magari artigianali, si tuffano nella protesta di piazza in cerca dello scontro. «La loro ragione sociale è l’opposizione al potere costituito e alle istituzioni». A tre giorni dalla guerriglia in Val di Susa, Alfredo Mantovano non ha dubbi sulle dinamiche di un film già visto.

Il bilancio degli scontri è pesante: Maroni parla di reato di tentato omicidio,il palazzo si straccia le vesti, i manifestanti prendono le distanze dagli infltrati. Che succede, torna l’incubo dei black bloc?

Intanto dobbiamo distinguere. Esiste una fascia di soggetti, i cosiddetti anarco-insurrezionalisti che prendono denominazioni diverse a seconda dello Stato dove operano. Tra di loro c’è una rete e un target, esiste cioè la voce “contrasto contro l’immigrazione clandestina”,  oppure centri di permanenza, grandi opere, centrali operative.

Leggi l’intervista sul Secolo del 6 luglio