La sinistra al caviale è triste: va in pensione George Soros

George Soros a 81 anni decide che può bastare così. Con una mossa che appare «più simbolica che sostanziale», come l’ha definita il New York Times, l’ottuagenario finanziere di origine ungherese proprietario di una fortuna da 25,2 miliardi di dollari, restituirà entro fine anno i soldi degli investitori esterni, pari meno di un miliardo di euro, per concentrarsi nelle sole gestioni della sua famiglia.

Una storia contraddittoria
Quella di Gyorgy Schwartz, semplificato in Soros, 81 anni il prossimo 12 agosto, è una figura contraddittoria dell’economia internazionale. Figlio dello scrittore esperantista ebreo Tivadar Schwartz, Soros aveva 13 anni quando la Germania nazista conquistò l’Ungheria. Nel 1947 emigrò in Inghilterra e si laureò alla London School Of Economics. Nel 1956 parte alla volta degli Usa con l’obiettivo di guadagnare abbastanza denaro a Wall Street per potersi mantenere come scrittore e filosofo. Bersaglio sicuramente centrato. Fondatore del Soros Fund Management, nel 1970 fu uno dei co-fondatori del Quantum Fund insieme a Jim Rogers. Il fondo ebbe un rendimento del 3.365% nei successivi 10 anni (42,5 per cento ogni anno per 10 anni), e creò la base della fortuna di Soros.

Le speculazioni su sterlina e lira
Soros divenne improvvisamente famoso in tutto il mondo come «l’uomo che distrusse la Banca D’Inghilterra«. Era il 16 settembre 1992, il mercoledì nero per le Borse, ed il magnate ungherese naturalizzato statunitense vendette allo scoperto più di dieci miliardi di dollari in sterline, approfittando delle resistenze della Bank of England ad aumentare i tassi di interesse in linea con quelli degli altri paesi del Sistema monetario europeo. Alla fine, si innescò una gravissima crisi che portò svalutare la sterlina e farla uscire dallo Sme. Stessa sorte riservò alla nostra lira. Da quel processo Soros guadagnò una cifra stimata in oltre un miliardo di dollari. Il personaggio sarebbe un protagonista perfetto di una sceneggiatura scritta dal connazionale Lajos Egri che, proprio come Soros, ebbe modo di conquistare quattrini e gloria negli Usa. Un plot che avrebbe un capitolo a parte, del genere thriller finanziario, incentrato su quanto accadde il 2 giugno del 1992, in una crociera organizzata dagli uomini di Soros sul panfilo di Elisabetta II, il Britannia, che al largo di Civitavecchia ospitò politici, tecnici , finanzieri, banchieri, industriali italiani. Una minicrociera di mezza giornata attorno alla quale si è sviluppata la leggenda di un piano per svendere l’industria pubblica italiana alla finanza anglosassone.

Idolatrato dalla sinistra

Ma è solo una delle tante leggende che avvolgono le fasi in chiaroscuro della biografia del miliardario del New Jersey. Ostile a George Bush jr. e vicino ai democratici, il finanziere in passato appoggiò il sindacato cecoslovacco Solidarnosc contribuendo così, secondo gli analisti internazionali, a porre fine all’ingerenza sovietica nei paesi dell’Est Europa. Ma è stato uno dei finanziatori di movimenti rivoluzionari in Ucraina, in Georgia e Bielorussia. Una contraddizione perenne: l’attività di filantropo è inziata negli anni Settanta, ed è stata gestita attraverso l’Open Society Institute e la Soros Foundation. Negli ultimi trenta anni il magnate afferma di aver donato circa 8 mld di dollari per promuovere la democrazia, i diritti, l’istruzione e combattere la povertà nel mondo. Speculatore e filantropo, corteggiato dalla sinistra nostrana nonostante le sue caratteristiche di capitalista d’assalto. Per capire il livello di idolatria basta riprendere che cosa disse di lui tre anni fa Massimo D’Alema, quando si ipotizzava che Soros fosse interessato alla squadra della Roma: «È un uomo di grande valore, un intellettuale impegnato in grandi azioni umanitarie». Per l’ufficio di Soros è passato mezzo centrosinistra. Incluso, Francesco Rutelli, che nel 2005 andò a New York per un pranzo con il magnate rosso. Il suo grande sponsor italiano è sempre stato Romano Prodi: la frequentazione è storica, assidua e pubblica sia da premier che da presidente Ue. Fu proprio il Professore a presentare l’ edizione italiana del libro autobiografico dell’ uomo che nel ‘ 92 con la sua speculazione aveva costretto la Banca d’ Italia a bruciare circa 40 mila miliardi di lire in riserve valutarie.

I problemi con la giustizia

Nella carrierà finanziaria non manca qualche problema con la giustizia: nel 1988 gli fu chiesto di partecipare ad un cambiamento di gestione di una banca francese. Rifiutò di partecipare all’offerta, ma più tardi acquistò una quota relativamente piccola di azioni. Nel 2002 un tribunale francese lo condannò per insider trading e lo multò di 2 milioni di dollari. Dopo vari appelli è stato condannato a pagare una penale di 2,3 milioni di dollari. Anche gli uffici delle Procure di Napoli e di Roma condusero un’inchiesta sulle attività speculative di Soros che colpirono la lira nel settembre del 1992 e in varie altre occasioni nei mesi seguenti. A un giornalista londinese che glielo faceva presente, Soros replicò con un’alzata di spalle «So di essere sotto indagine da parte delle autorità italiane, ma agli italiani piace fare queste indagini e io non le considero serie». In quel caso non si offese nessuno.