La questione morale tocca il nervo scoperto del Pd

Troppi indagati. Dopo le vicende di Penati e Tedesco, l’elenco degli esponenti “sospetti”, le polemiche, nel Pd scoppia il problema della questione morale. Il quadro viene fotografato da Europa: «Dimissioni, tuona Gad Lerner, e si riferisce a Filippo Penati. Dimissioni, chiede a gran maggioranza la rete e si riferisce ad Alberto Tedesco. Credibilità perduta, scrive Pigi Battista, e anche qui il bersaglio è il Partito democratico». E allora? «Il Pd deve fare i conti fino in fondo con una contiguità tra politica e affari che, al di là di questi casi personali tutti da verificare, non lo risparmia». C’è un solo modo per venir fuori da questa situazione. «Rigore interno – suggerisce Stefano Menichini nel suo articolo – selezione feroce, semplificazione delle procedure (nelle cui complicazioni si annida il virus della corruzione) e soprattutto mai anteporre l’appartenenza politica o di gruppo alla valutazione dei casi singoli». E ancora, scrive Europa, «nessun dirigente politico sensato, proprio di nessun partito, può nutrire l’illusione che avvelenò i primi anni di vita del Pds e che alla lunga si rivelò autolesionista: quella di vincere la partita politica sulla base di una differenza etica data per presupposta, acquisita. Non ci sono i migliori e non ci sono i peggiori, non geneticamente almeno».
Un vero e proprio atto d’accusa. Che non lascia indifferenti. Libero si è preso la briga di contare quanti siano gli indagati e gli arrestati del Pd: 35 arrestati e più di quattrocento indagati per reati come corruzione, truffa, omicidio, stupro, droga, mafia. I casi Penati e ancor più Tedesco, alla fine, hanno fatto emergere le contraddizioni di un partito allo stremo, che versa in forti difficoltà e che nasconde, dietro le accuse al governo, un grosso calo di credibilità e d’immagine. La mentalità centralista dei dirigenti del Pd l’abbiamo potuta osservare nel linciaggio verso il senatore accusato (ma poi salvato, perché è di sinistra) per lo scandalo della Sanità pugliese: Tedesco aveva espresso il suo sdegno verso la presidente Pd Bindi dicendole: «La sua moralità mi fa orrore». E pochi minuti dopo tutta la nomenklatura piddina è insorta come per un segnale convenuto: da Finocchiaro a Letta, a Sereni, a Zanda a Migliavacca.
Ed è proprio la Bindi che ieri sera è intervenuta sulla questione morale: «Aver chiesto a Tedesco un passo indietro significa aver preso sul serio la sua dichiarazione al Senato in cui chiedeva l’autorizzazione all’arresto. Bisogna richiamare tutti i politici a un grande senso di responsabilità. Quando le carceri stanno scoppiando di poveri cristi non possiamo dare l’impressione di essere quelli che si fanno le leggi per la propria impunita. È arrivato il tempo di dimostrare che chi fa politica è uguale a tutti i cittadini», ha detto al Tg3. «Tutti quelli che hanno qualche problema con la giustizia – ha detto – dovrebbero separare la propria vicenda personale da quella dei partiti e delle istituzione: per chiarire meglio la loro posizione e non compromettere le istituzioni e i partiti». Né più né meno quello che ha scritto Europa, a dimostrazione che l’imbarazzo nel Pd è enorme e si sta cercando di correre ai ripari, quantomeno nelle dichiarazioni. Anche se c’è chi, come Giorgio Merlo, si cimenta in un dribbling strategico: «Il Pd è un partito dove la questione morale non esiste perché (oltre al codice etico che disciplina la vita interna al partito) chi è indagato, e senza nessuna persecuzione, semplicemente fa un passo indietro». Un modo per evitare di andare al nocciolo della questione.
Le reazioni non si sono fatte attendere. «Il Partito democratico, che sventola la questione morale – ha dichiarato il capogruppo dei senatori del Pdl a Palazzo Madama, Maurizio Gasparri – deve dare molte spiegazioni agli italiani. In tutta Italia si profila infatti una serie di vicende che potrebbero coinvolgere direttamente la struttura del partito. Penati – prosegue – potrebbe non aver agito a titolo personale. Il suo ruolo di prima linea nel Pd, il coinvolgimento delle consuete cooperative rosse, lo svolgimento dei fatti al centro delle indagini in territori fisicamente dominati e gestiti dal Pci-Pds-Ds oggi Pd, apre scenari inquietanti». «Del resto – ricorda – le vicende dell’Enav hanno coinvolto uomini legatissimi agli esponenti di spicco del Pd. E non dimentichiamo la vicenda della fondazione Italiani-europei, il ruolo di D’Alema e la presenza di Morichini, mediatore di mille mediazioni e uomo legatissimo a D’Alema. La questione morale va analizzata a 360 gradi. Ma mentre in altri settori si profilano casi individuali che certamente andranno verificati con assoluto rigore, a sinistra invece appare un diretto coinvolgimento del Pd in vicende inquietanti». Sul caso-Tedesco, Gasparri nota che «lo stesso Tedesco oggi comincia a togliersi i sassi dalle scarpe dicendo che per i suoi atti da assessore sono scattate le indagini, mentre per iniziative analoghe del presidente della Puglia Vendola si parla di normale spoil system». Il presidente dei senatori Pdl conclude: «È iniziata una faida all’interno della sinistra. Ma soprattutto emerge una ciclopica responsabilità del Pd sulla quale agiremo senza esitazioni. Noi dobbiamo fare la nostra parte sul versante del centrodestra, ma l’operazione verità scatta anche per la sinistra. cooperative rosse, i nuovi Greganti, tanti personaggi che fanno riferimento ai leader principali del Pd sono i protagonisti di questa storia,. E non saremo certo né muti né inerti».