La "disinformacja" dà l’aiutino alla sinistra

Se è caduto nel trappolone lessicale pure il Giornale, normalmente ben attrezzato quando c’è da difendersi dagli scud democratico-progressisti, la faccenda è grave. Ieri il foglio di Sallusti, nel dare la notizia dell’avvio al Senato dell’esame del disegno di legge sul giudizio abbreviato, incorre in un doppio errore: nel titolo e nel pezzo. Forse per necessità tipografiche nel titolo si legge “Processo lungo”, dizione direttamente ispirata all’allungaprocessi coniato a tempo di record dai cronisti di giudiziaria maestri nell’affibbiare soprannomi di sicura presa mediatica ai provvedimenti del governo. Che, guarda caso, non sono mai neutri, ma sempre aggettivati. Forse per necessità di sintesi, nel pezzo si spiega frettolosamente che le norme, promosse dalla maggioranza, consentono alla difesa di presentare elenchi «infiniti» di testimoni e di non considerare più come prova definitiva in un processo la sentenza passata in giudicato in un altro processo. Detta così viene da srotolare tappeti rossi al coraggio dell’opposizione che denuncia l’ennesimo colpo di mano del governo per difendere il Cavaliere del Male e ritardare il giorno della verità processuale. Che è il refrain intonato ieri in aula da Anna Finocchiaro, una furia contro il provvedimento («è inaccettabile che ci si debba occupare di un provvedimento impopolare che serve solo a dare il tempo necessario al premier per arrivare alla prescrizione dei suoi processi»).
Peccato che le cose non stiano proprio così e per scoprirlo basta andarsi a leggere le carte. La storia delle liste infinite di testimoni a carico della difesa, infatti, è un raro esempio di disinformazione volontaria: la “pericolosissima” novità introdotta dall’emendamento all’articolo 238 bis prevede semplicemente che se in un procedimento il pm intende utilizzare come elemento di prova la sentenza di un altro procedimento che non riguarda l’imputato, questo ha il diritto di esaminare i testimoni di quel processo. E, si badi bene, la modifica non riguarda i processi per mafia. Dove’è lo scandalo? Dove si annida il diabolico stratagemma per salvare il premier dalle sbarre? Dov’è l’aiutino? Non c’è. Ma sotto la lente della sinistra barricadera e della sedicente stampa indipendente cresciuta a pane e Travaglio ogni pezzo di carta che esca dalla penna della maggioranza diventa un segnale inequivocabile di strabismo legislativo, di tirannide della maggioranza, di servilismo parlamentare alla corte di re Silvio. Così nasce la formula-verità, resa solenne dal latinorum, delle  “leggi ad personam”: una ben sperimentata cortina fumogena per offuscare qualasiasi  provvedimento del governo, demonizzarlo fin dalla definizione per imporre a mezzo stampa l’altra verità. La riforma della giustizia poi, terreno privilegiato di scontri all’arma bianca, è stata strapazzata a dovere. Si svuole mettere un limite temporale al processo per l’imputato incensurato? «Scandalo!», urlano le vestali della democrazia laica e progressita: Berlusconi ne beneficerebbe. E così scodellano la dizione “processo breve” che fa pensare automaticamente a un papocchio all’italiana, a un procedimento veloce e ingiusto che fa rima con impunità. Si prevede per l’imputato la possibilità di controdedurre i testi? «Scandalo!», e si scodella la dicitura “allungaprocessi” o, se preferite, “ammazzaprocessi”. E ancora il decreto “salvaPreviti”, quello “salvaMediaset”, quello “salvacalcio”…  I neologismi trascritti come i Vangeli dalle agenzie di stampa, utilizzati dai politici per farsi capire “meglio” da tutti e la disinformazione è servita. “Nomen est omen”, dicevano i latini, i nomi già contengono un presagio, e non serve un esperto di semantica per capire che affibbiare a una proposta di legge la parolina “salvaqualcuno” la rende automaticamente impopolare, ingiusta, vergognosa. Giornalisti di peso e comunicatori eccellenti si esercitano da anni nell’antica arte di costruire e diffondere contraffazioni, la disinformacja, che negli ultimi tempi (ma solo per la salvare la democrazia minacciata da Berlusconi) si è raffinata diventando manipolazione sistematica della verità e divulgazione tendenziosa alla fonte.
Sulla scia del titolo patacca è iniziato ieri l’esame del  ddl “Allunga processi” (fonte Ansa), già approvato dalla Camera. Rispettando le aspettative della vigilia («la legge incendierà il Senato»), le opposizioni hanno montato il polverone prima chiedendo l’inversione dell’ordine dei lavori e poi presentando undici questioni pregiudiziali, più una sospensiva. «Il disegno di legge è stato approvato in commissione tre mesi fa», osserva Maurizio Gasparri. «Il calendario era stato già approvato la settimana scorsa dai capigruppo all’unanimità. Siamo di fronte a un evidente intento ostruzionistico delle opposizioni». Neanche a dirlo per il dipietrista Belisario il «processo lungo serve solo ad affrancare il premier dall’imputazione per Ruby», è «una vergogna» e l’Idv «è pronta» a scendere in piazza.