La contromossa di Calderoli: vi propongo meno deputati

Il Senato federale su base regionale, abolite le circoscrizioni estere, stipendi dei parlamentari in base alla loro presenza in Aula. Sono alcune delle riforme costituzionali presentate dal governo, a firma del ministro per la Semplificazione, Roberto Calderoli, che saranno all’ordine del giorno del prossimo Consiglio dei ministri. Il requisito anagrafico per essere eletto presidente della Repubblica è il compimento del quarantesimo annod’età, mentre oggi è ncessario avrne compiuti cinquanta. Il Senato diventerà Senato federale e sarà composto da 250 senatori, sessantacinque in meno rispetto agli attuali 315. Sarà «eletto a suffragio universale e diretto su base regionale». Ai suoi lavori, prevede la proposta di legge del governo, potranno partecipare «senza diritto di voto, altri rappresentanti delle Regioni e delle autonomie locali». Si potrà essere eletti senatori al compimento dei 21 anni d’età.
Il Presidente del Consiglio in base al testo diventa «primo ministro» e «nomina e revoca i ministri, i viceministri e i sottosegretari che prestano giuramento nelle sue mani». Con la bozza Calderoli sarà la Camera dei deputati – composta da 250 deputati (ora sono 630) – a dover votare la fiducia al governo e potrà avvalersi anche di un meccanismo di «sfiducia costruttiva», prevede la bozza di riforma Calderoli. L’approvazione di una mozione di sfiducia nei confronti dell’esecutivo, «non comporta lo scioglimento necessario della Camera. Infatti, è possibile che il Presidente della Repubblica, sulla base dei risultati delle elezioni, nomini un nuovo Primo ministro oppure che la Camera dei deputati stessa, nell’ambito della medesima maggioranza, individui un nuovo primo ministro». «Il presidente della Repubblica può sciogliere la Camera dei deputati, sentiti il suo presidente e i rappresentanti dei gruppi parlamentari, anche su richiesta del primo ministro». L’attuale articolo 88 invece esclude primo ministro e gruppi parlamentari.
Poiché il Senato diventa federale, «le funzioni del presidente della Repubblica, in ogni caso che egli non possa adempierle, sono esercitate dal presidente della Camera dei deputati», mentre oggi sono esercitate dal presidente del Senato. «In caso di impedimento permanente o di morte o di dimissioni del presidente della Repubblica – si legge nella bozza di riforma – il presidente della Camera dei deputati indice la elezione del nuovo presidente della Repubblica entro quindici giorni, salvo il maggior termine previsto se la Camera è sciolta o manca meno di tre mesi alla sua cessazione». Con questo testo viene inoltre «soppressa» la circoscrizione Estero. «All’articolo 48 della Costituzione, il terzo comma è abrogato», si legge nel testo, con riferimento alla norma costituzionale (introdotta nel gennaio 2000) che prevede l’esercizio del diritto di voto per l’elezione dei parlamentari, da parte dei cittadini residenti all’estero.
Un altro punto focale riguarda gli stipendi. I parlamentari «hanno il dovere di partecipare ai lavori dell’Assemblea e delle Commissioni», dice la bozza di riforma dell’articolo 69. «Ricevono un’indennità stabilita dalla legge, in misura corrispondente alla loro effettiva partecipazione ai lavori secondo le norme dei rispettivi regolamenti». Ancora: gli ex presidenti della Repubblica diventano «deputati a vita» e non più senatori a vita e viene abolita la possibilità da parte del capo dello Stato di nominare cinque senatori a vita nel corso del suo mandato.«Tagliare i costi della politica. A parole in questi giorni si stanno spendendo tutti, noi invece siamo passati ai fatti, mettendo nero su bianco una riforma costituzionale che prevede il dimezzamento dei costi dell’intera struttura parlamentare», ha dichiarato il ministro  Calderoli. « Non solo, con questa riforma superiamo lo storico sistema bicamerale perfetto, ovvero due Camere che svolgono le stesse funzioni».