La Cgil vuole il panico: questi ci mandano sotto i ponti

Gli attori protagonisti della sceneggiata anti-manovra restano i sindacalisti della Cgil. Sono loro a dettare la linea, a organizzare la protesta, a promettere fuoco e fiamme, a condurre per mano il Pd nell’arena. Bando alle chiacchiere, è inutile districarsi tra le maglie del testo per cercare un motivo tecnico. Meglio usare gli slogan, siano veri o falsi non ha importanza, quel che ci vuole è una bella iniezione propagandistica. Ieri c’è stato il primo sit-in al ministero dell’Economia, duecento manifestanti circa, un antipasto di quel che sarà la lotta sindacale. Sui cartelli una frase: «Manovra Tremonti ci manda sotto i ponti». Chissenefrega se è una sciocchezza colossale, l’obiettivo è generare sfiducia e paura, così ci saranno altre persone a vedere nel Cavaliere una specie di mostro. Se poi il tutto viene accompagnato dalle polemiche sul lodo Mondadori, tanto meglio. I toni sono alti, anche se non sono suffragati nemmeno da uno straccio di prova: «La manovra – secondo le grandi “teste” della Cgil – mette in ginocchio l’Italia togliendo dignità ai lavoratori e servizi essenziali alle famiglie».
Non si capisce in quale passaggio del provvedimento di sia questo attentato alla dignità del lavoratore ma non importa, tutto fa brodo. Poi la promessa, a mo’ di giuramento: «Non ci arrendiamo e daremo vita ad altre mobilitazioni». E la Camusso? Chiusa dalla Fiom che vuole cacciarla quasi a pedate per la vicenda dei contratti, tenta di restare a galla  prendendosela con quei diavoli di ministri «che dicono cose contrarie a quanto scritto nella manovra».
La strada “politica” alle opposizioni è aperta: l’Italia dei Valori ironizza sul governo dei Totò e Peppino, Matteo Renzi paragona la manovra all’ovetto Kinder. Poi le solite immagini taroccate sul web. Tutti convinti che «Tremonti ci manda sotto i ponti» anche se nessuno sa spiegare il perché.