«In sette anni realizzeremo il Ponte (quasi) a costo zero»

Il Ponte di Messina? Ora «si parte», assicura il ministro Altero Matteoli, che ieri ha dato l’annuncio dell’approvazione del progetto definitivo da parte della società Stretto di Messina. Matteoli ha dato anche i tempi: «L’inizio dei lavori è previsto per il 2012 e la loro conclusione nel 2019». Ma c’è un ma: del Ponte di Messina si parla da anni, senza che si sia mai davvero realizzato. Perché stavolta dovrebbe essere diverso? «Perché – spiega il titolare delle Infrastrutture – stavolta c’è il progetto definito e prima non c’era mai stato. Finora, è vero, si è parlato».

Ministro, se si è parlato per decenni perché si dovrebbe riuscire costruire in soli sette anni?

Perché c’è la volontà politica di farlo. Noi abbiamo la volontà politica di farlo, da sempre. Fu il governo Prodi a bloccare il Ponte nel 2006, quando il progetto è finito in un cassetto. Da quel cassetto noi l’abbiamo tirato fuori appena siamo tornati al governo. È stata la prima cosa che ho fatto come ministro, ho inviato una lettera alla società Stretto di Messina per dire che per questo governo l’opera era prioritaria. Questo ha consentito di farla ripartire. E ora partirà anche la costruzione.

Si aspetta che possano esserci delle contestazioni in stile No Tav?

I lavori propedeutici sono già partiti e non ci sono stati problemi. Ovviamente mi auguro che continuino a non esserci, ma se ci fossero noi reagiremo. Come in Val di Susa, i lavori andranno avanti. Lo Stato non può cedere di fronte ai contestatori.

Però le contestazioni politiche ci sono già: Legambiente dice che non ci sono né la Valutazione di impatto ambientale, né i soldi. L’Idv che è un’opera inutile.

Legambiente è contraria al Ponte e quindi si attacca a tutto. In realtà, la Via è un passaggio successivo perché è connessa al progetto definitivo. Quanto ai soldi, il Ponte non costa nulla allo Stato. Costa solo per la parte dei lavori propedeutici, il resto lo mette il mercato, coloro che vanno a realizzare l’opera. E quindi cade anche l’obiezione di chi dice “ma con quei soldi non c’è qualcosa di più importante da realizzare?”. Quei soldi ci sono perché c’è quell’opera, se non fosse il Ponte, se fosse una strada di campagna o altro i soldi non ci sarebbero. È solo voglia di polemica.

L’altra obiezione: opera inutile, infrastruttura scollegata dal resto, la Salerno-Reggio Calabria langue…

Senza soffermarmi sulle ovvie ricadute di quando il Ponte sarà costruito, voglio solo spiegare che il progetto è tutto italiano, ad altissima tecnologia. Non c’è nessun altro ponte al mondo a una campata che ha queste caratteristiche: 3300 metri a fronte dei duemila di quello più lungo a oggi. Già durante la costruzione attirerà le facoltà di ingegneria e architettura di tutto il mondo, senza considerare tutte le persone che vi lavoreranno. Solo per i lavori propedeutici sono 40mila.  

E cosa risponde a chi dice che sarà una cattedrale nel deserto?

Intanto che la Salerno-Reggio Calabria non langue affatto. Andiamo avanti sempre più velocemente e abbiamo costruito 200 chilometri dei 440 previsti e parlo di tratti terminati e aperti al pubblico. E che poi questo avviene nel contesto di una serie di grandi opere che stiamo realizzando in tutta Italia e che fa di ogni opera un tassello della modernizzazione della nostra rete infrastrutturale: stiamo andando avanti con la Brebemi, abbiamo terminato le infrastrutture che avevamo iniziato in Sicilia, dopo quasi quarant’anni è partita la realizzazione della Civitavecchia-Cecina, sono stati stanziati i fondi per la Pontremolese che era stata bloccata, la Olbia-Sassari che era attesa da tanti anni e per la quale c’è già la gare per il primo lotto, che sta per partire. Insomma… Direi che questo governo in tre anni, e nonostante le difficoltà economiche, ha avviato e terminato tante opere. E oggi abbiamo anche chiuso l’accordo per l’avvio dei lavori del valico di Giovi.

Che fa parte della Tav…

Sì, fa parte del Corridoio europeo dei due mari. È un’infrastruttura ferroviaria fondamentale per tutta l’Italia e per la Liguria e il porto di Genova in particolare. Quello di Genova è un grande porto, che però non ha mai espresso tutte le sue potenzialità perché era carente dal punto di vista dei collegamenti. Ora questo terzo valico ne favorisce lo sviluppo, che poi significa occupazione, Pil che ci guadagna già dalle fasi di realizzazione dell’opera.