Il Pd colpito dalle inchieste? Allora è “fango” dei giornali

Giornalisti faziosi, campagne di fango, due pesi e due misure, ci vediamo in tribunale. Senti chi parla: Silvio Berlusconi? No, Pierluigi Bersani. Da giorni sotto attacco per le vicende giudiziarie che hanno pesantemente colpito il suo partito e lui personalmente (per la vicinanza politica a Pronzato e Penati) il segretario del Pd sceglie la linea dura: attacca i media e annuncia querele, spingendosi fino al punto di optare per la class action a tutela degli iscritti. Ecco cosa può accadere a un partito che da anni punta sulla triangolazione tra magistrati, giornali e Palazzi per provare a fermare Silvio Berlusconi. Ti svegli, un giorno, ti chiami Bersani ma scopri di non essere più geneticamente diverso dagli altri e invece di fare autocritica per le disavventure giudiziarie che colpiscono il tuo partito, urli al complotto mediatico. Quello che però non esiste quando c’è da pubblicare paginate di intercettazioni a supporto di inchieste giudiziarie su esponenti del centrodestra.

La reazione scomposta
Il Pd «non si farà sommergere senza reagire» dal fango che è cominciato a piovere sul partito con il caso Penati, attacca Pierluigi Bersani in conferenza stampa. «Critiche le accettiamo – dice Bersani – ma non accettiamo aggressioni, calunnie e fango. da oggi cominciano a partire delle querele e delle richieste di danni». «Sto facendo studiare la possibilità che queste querele possano essere fatte in regime di class action. Un partito, essendo una proprietà indivisa, se viene paragonato alla ’ndrangheta si fa un insulto a ciascuno dei suoi componenti. Aggiungo e ribadisco che il Pd è totalmente estraneo a tutte le vicende di cronaca di cui si parla». «Noi – prosegue Bersani – ci stiamo muovendo su quattro fronti: rispetto assoluto della magistratura; tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge; al netto della presunzione di innocenza chi è investito da un’inchiesta faccia un passo indietro per non imbarazzare istituzioni e partiti e infine i partiti devono attrezzarsi per darsi regole stringenti sulla trasparenza, garanzia e controllo». Ed ecco che arrivano altri attacchi ai media italiani: «Guardando i tg o leggendo i giornali c’è da rimanere allibiti. Non credo che siamo noi il problema. La macchina del fango ha cominciato a girare ma se pensano di intimorirci si sbagliano di grosso. Abbiamo capito quello che sta succedendo. Credo che Penati abbia fatto bene a fare un passo indietro. Mi piacerebbe che anche altri che ricoprono funzioni di rappresentanza politica o istituzionali facessero lo stesso. Non mi sembra – ha concluso – che la cosa riguardi solo noi».

E spuntano i veltroniani
I primi a non correre in soccorso del segretario in disgrazia sono i veltroniani, pronti a ergersi a censori dell’immoralità del partito con termini e argomenti non leggeri. Il primo della lista è Goffredo Bettini, secondo cui la questione morale si pone, eccome, soprattutto nel meridione: «Il Pd è sicuramente la cosa politicamente migliore che c’è però non c’è dubbio che le nostre pratiche politiche sono grandemente compromesse soprattutto al Sud. Non c’è dubbio che, io dico dal 1992, avremmo dovuto fare quella riforma di noi stessi e stabilire un nuovo rapporto con i cittadini, più trasparente, più vivo, più efficiente e più efficace. Non lo abbiamo fatto, e le nostre pratiche politiche sono grandemente compromesse soprattutto nel Mezzogiorno», attacca ancora Bettini, a proposito della questione morale nel Pd e del j’accuse di Pierluigi Bersani sulla macchina del fango. «Penso – aggiunge – che la magistratura, garantendo i diritti degli imputati, debba perseguire quelli che la magistratura ritiene i possibili agenti di un reato. Dall’altra parte la politica deve fare il compito: smantelli un sistema che asfissia la società italiana».

L’amara ironia del Pdl
Il Pdl ha gioco facile nel sottolineare l’effetto boomerang del giustizialismo di sinistra. «Bersani invoca come molti la macchina del fango che colpirebbe il Pd. Ma ci dovrebbe parlare della macchina dei soldi che invece sembra avere alimentato uomini e ambienti della sinistra. La questione morale va affrontata con rigore a 360 gradi, a destra, al centro e a sinistra», dichiara  Maurizio Gasparri. Secondo il capogruppo del Pdl a Palazzo Madama, «quello che sta emergendo a sinistra è un rapporto finalizzato a sostenere un partito in quanto tale. Sesto San Giovanni, il controllo storico di quel territorio da parte del Pc-Pds-Ds ed oggi Pd, i rapporti con le cooperative e alcuni imprenditori, la vicenda dell’autostrada Serravalle, i rapporti tra esponenti nazionali, tra i quali Bersani e D’Alema e mediatori vari aprono uno scenario inquietante. Non ce la si può cavare con un’auto-assoluzione….».