Donne sull’orlo di una crisi di identità

Un anno fa, concludendo il suo saggio Sii bella e stai zitta (Mondadori), Michela Marzano asseriva che «l’indignazione morale deve essere, per tutte noi, una fonte d’ispirazione, una sorgente di energia» soprattutto quando il contesto in cui ci troviamo a vivere spinge alla rinuncia. Le “indignate” hanno manifestato il 13 febbraio chiedendo più rispetto per l’immagine femminile, ribadendo che il ruolo della donna non può ridursi a quello di una figurina decorativa. Eppure, di recente, abbiamo visto parte di quelle stesse donne indignarsi per questioni più futili: è bastato un manifesto con le gambe scoperte di una ragazza in posa da Marilyn per riaprire l’annoso dibattito sulla donna-oggetto. È davvero a questo che punta il neomovimento femminile che in Italia ha mosso i primi passi? O non sarebbe piuttosto il caso di de-ideologizzare le parole d’ordine delle donne per spostare il “conflitto” (se proprio conflitto dev’essere) su un piano più alto e in fondo più utile a tutte?

Leggi l’articolo sul Domenicale del 3 luglio