Da “Dedalus” una lezione di giornalismo

Oltre la demagogia antipolitica e per un movimento giovanile che scelga i propri dirigenti. L’ultima giornata del campo “Dedalo” a Viareggio ha avuto nella giornata di ieri due temi forti: la smitizzazione della campagna della grande stampa contro la classe dirigente politica e la richiesta di un congresso giovanile nazionale per determinare nuovi equilibri e nuove leadership.
Il dibattito tra il parlamentare del Pdl Renato Farina e il direttore del Secolo d’Italia, Marcello De Angelis, ha toccato i nodi salienti dell’attualità politica, con argomentazioni controcorrente rispetto alla vulgata che vorrebbe dipingere ogni rappresentante dei partiti nelle istituzioni – dal semplice consigliere di circoscrizione fino all’europarlamentare – come un privilegiato “a prescindere”, ricoperto d’oro dagli emolumenti incamerati per la carica occupata. «Sono stato bastian contrario da giovane – ha raccontato De Angelis – quando si riteneva che i fascisti non dovessero avere cittadinanza politica. E in quegli anni ho pagato un conto salato per essermi schierato contro questo ostracismo. Allo stesso modo, proprio di fronte a questa crociata lanciata da validi giornalisti del Corriere della Sera come Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella, sono su posizioni differenti: chi si impegna in politica, per il bene comune, non è il male assoluto». Sulla stessa lunghezza d’onda Farina, che ha richiamato la lezione di Giano Accame, scrittore anticonformista e fascista di sinistra: «Resta sempre valido il richiamo poundiano alla supremazia della politica sull’economia, della volontà popolare contro i desiderata della grande finanza», argomenta l’ex vice direttore di Libero. E la morale che giunge dalle colonne del Corsera è tanto più indigesta proprio perché la proprietà del quotidiano di Via Solferino, la Rizzoli, è delle banche…». Farina ha anche ricostruito le tappe della sua radiazione dall’Ordine dei giornalisti, specificando di aver trovato nuovo entusiasmo «nell’avventura politica del lavoro parlamentare». De Angelis, incalzato dalle domande, ha spiegato che il ruolo di un quotidiano di partito «non è quello di ripetere ai lettori/elettori le verità che si aspettano di ascoltare, ma deve incarnare la missione di fare informazione dando una propria lettura della realtà. Insomma oltre la retorica antipolitica alimentata contro la supposta “casta”…». Farina ha poi messo in risalto come questa pericolosa deriva possa portare “obtorto collo” a mettere sotto accusa i costi «della democrazia in Italia, lasciando la sovranità in mano ai giudici». La forza del patriottismo è stata rimarcata a lungo dai due relatori, e se Farina ha ricordato l’articolo 52 della Costituzione, De Angelis è ricorso all’efficacia didascalica di un aneddoto: «Dopo la strage di Nassiriya, il Tg3 rimase sorpreso della grande partecipazione popolare alle esequie svolte nella Capitale, con l’Altare della Patria visitato da migliaia e migliaia di cittadini comuni per onorare i nostri militari caduti. Una giornalista della Terza Rete, pensando di riproporre il classico stereotipo politicizzato, intervistò una giovane vestita di nero e con un tricolore. Le domandò se fosse di destra e perché fosse lì. La risposta? La ragazza non votava, ma replicò così: “Chiunque muore sotto la bandiera tricolore è un italiano la cui memoria mi appartiene». E sulle missioni internazionali, De Angelis ha puntualizzato che bisogna evitare le generalizzazioni, «evitando il lessico ipocrita che abolisce la parole “guerra” dalle pagine dei giornali. All’estero andiamo per difendere l’interesse nazionale, basta con questa boutade dell’esportazione della democrazia in paesi che non si sognerebbero di adottare questo sistema. Senza dimenticare che, come nel caso dell’Iraq, quando questi popoli vanno a votare, esprimono equilibri e maggioranze legittime, in linea con la ripartizione etnica: solo così si spiega il grande consenso sciita a Bagdad e dintorni». Infine la smitizzazione di Roberto Saviano, per De Angelis narratore di luoghi «che non aveva mai frequentato» ha raccolto l’applauso della platea, pronta a riconoscersi nella figura di Paolo Borsellino, martire per la libertà e lotta contro le mafie, “eroe vero” secondo il direttore del Secolo d’Italia.
La giornata di “Dedalo” si è chiusa con una assemblea plenaria che ha visto l’intera classe dirigente del movimento giovanile raccogliere la sfida di Angelino Alfano per il rinnovamento delle classe dirigente, anche di quella under 30. «Noi non vogliamo che questa organizzazione – ha attaccato Giovanni Donzelli, portavoce della Giovane Italia – abbia i vertici nominati. Desideriamo che chi rappresenta questo mondo sia eletto da regolari congressi, dal presidente nazionale ai responsabili delle realtà locali». Sulla stessa lunghezza d’onda si è sintonizzata Annagrazia Calabria, coordinatore nazionale della Giovane Italia: «Quando ho ricevuto questo incarico mi sono posta l’obiettivo di arrivare ad un congresso che sancisse la definitiva unione delle due anime e dei due movimenti giovanili, Azione Giovani e Forza Italia Giovani. Per questo il mio auspicio è che la sintonia riscontrata nella tre giorni di “Dedalo”, porti innanzitutto ad un movimento universitario unico, che si autodetermini scegliendo i propri dirigenti». E l’invito a dare nuova linfa e energia giovanile all’azione del Pdl, appello lanciato da Angelino Alfano, è stato sposato dai vertici del movimento: «Primarie e congressi daranno la possibilità di emergere alla nostra classe dirigente da Trieste a Palermo, qualificata e preparata per affrontare – ha concluso Donzelli – le sfide della politica e del territorio».