Chavez a Gheddafi: «Resisti, rais!»

Lo sparuto fronte internazionale che appoggia Gheddafi si arricchisce di un nuovo autorevole membro: l’eccentrico presidente venezuelano Hugo Chavez, che ieri ha reso noto di aver ricevuto un messaggio del leader libico e, in un acceso discorso da Palazzo Miraflores, mandato in onda in tv a reti unificate, lo ha invitato «a resistere». «Forza Gheddafi, forza Libia», ha infatti incitato il capo dello Stato da Caracas, secondo quanto riferisce l’Agencia Venezolana. Chavez non ha reso noto il testo del messaggio di Gheddafi, affermando che il leader libico «ogni tanto esce a giocare a scacchi, mentre la sua gente esce invece per le strade a sfidare le bombe assassine della Nato».
I due in realtà sono sempre stai amici. Piace a Chavez la Rivoluzione Verde del colonnello e piaceva al colonnello il bolivarismo inteprpretato dall’indio diventato presidente. Addirittura due anni fa, sull’isola di Margarita, nel corso del Vertice America latina – Africa, Chavez donò a Gheddafi una copia della spada con cui Simon Bolivar liberò l’America meridionale duecento anni fa e lo insignì del Collare dell’Ordine del Libertador. Chavez ha visitato la Libia ben cinque volte. Da parte sua il raiss regalò al dittatore venezuelano una originale mise equestre, composta da una sella tradizionale beduina e da un abbigliamento completo per cavaliere e cavallo in argento, lavorato con l’uncinetto. E Gheddafi nella celebrazione dei suoi 40 anni di potere, dichiarò solennemente che al momento Venezuela e Libia «hanno la stessa trincea, la stessa sorte, la stessa battaglia contro un nemico comune e vinceremo».
Non è che Ghaddafi stia vincendo, ma certo non sta perdendo, considerte le tonnellate di bombe che da settimane la Nato gli sta rovesciando addosso. La guerra-lampo nella quale gli Stati Uniti hanno trascinato anche l’Italia, sia pure obtorto collo, non si è realizzata. Molti Paesi hanno riconosciuto questo “governo dei ribelli che non c’è”. Ieri la legittimazione più clamorosa: gli Stati Uniti hanno riconosciuto formalmente l’opposizione libica (il Consiglio nazionale di transizione, Cnt) quale legittimo governo della Libia: lo ha annunciato il segretario di Stato americano Hillary Clinton al Gruppo di contatto in corso a Istanbul. Il passo diplomatico annunciato dalla Clinton è importante per il Cnt perchè potrebbe sbloccare miliardi di dollari di fondi libici congelati. «Finché un’autorità ad interim non sarà insediata – ha spiegato la Clinton – gli Stati Uniti riconosceranno il Cnt quale legittima autorità di governo per la Libia e tratteremo con esso su quella base». Le ha fatto eco l’Italia: «Il rappresentante dell’Onu Al Khatib sarà l’esclusivo negoziatore con Tripoli e con Bengasi per la soluzione politica in Libia», ha infatti detto il ministro degli Esteri Franco Frattini parlando con i giornalisti a margine della quarta riunione del Gruppo di contatto a Istanbul. «Per Al Khatib – ha aggiunto il ministro – passeranno tutti i contatti diretti che i vari Paesi, tra cui l’Italia, hanno avuto con il regime di Tripoli nelle ultime settimane». All’inviato dell’Onu – ha concluso il capo della Farnesina – «sarà lasciata la definizione dei punti a cominciare dal cessate il fuoco, per proseguire con un governo provvisorio che sia rappresentato da esponenti accettati reciprocamente».
E lo stesso gruppo di contatto sulla Libia ha concordato ieri una “road map” la quale prevede che il leader libico Muammar Gheddafi lasci il potere e ogni responsabilità militare: lo ha riferito a Istanbul il ministro degli Esteri francese, Alain Juppè, annunciando che le operazioni militari continueranno ad agosto durante il Ramadan a meno che non venga concordato un cessate il fuoco. La road map prevede la creazione di una Convenzione nazionale, di una costituzione e di elezioni parlamentari, ha precisato ancora il ministro.
Immediata la risposta di Gheddafi, che ha accusato il presidente francese Nicolas Sarkozy di essere un «criminale di guerra», che ha «macchiato la storia di Francia e distrutto i rapporti tra il suo Paese, la Libia e i Paesi musulmani. È mentalmente disturbato», ha detto ancora il colonnello in un messaggio diffuso ai suoi fedeli riuniti a al-Ejelat, a est di Tripoli. Durante il suo discorso, il terzo dallo scorso 1° luglio, il raiss ha anche ordinato ai suoi di marciare verso «Bengasi e Misurata», affermando che il suo popolo «è il più forte perché difende la sua dignità, il suo onore, la sua terra», e che invece i «crociati», alludendo alle forze della Nato, saranno sconfitti perché «stanno conducendo una battaglia ingiusta». Ma ce n’è anche per noi: il primo ministro libico, al-Baghdadi al-Mahmoudi, ha annunciato la fine dei rapporti economici con l’Italia, specie per quanto concerne il settore petrolifero; egli ha invitato la compagnia petrolifera italiana Eni, presente nel Paese da 50 anni, a trovare «un altro posto in cui fare affari». In luogo di Eni, al Mahmoudi ha annunciato la disponibilità a trattare addirittura con le compagnie petrolifere statunitensi.
Interessante, infine, la proposta di Ankara a Istanbul: la Turchia sta presentando al Gruppo di contatto sulla Libia una «terza via» per la soluzione della crisi libica articolata fra l’altro in una defenestrazione soft di Gheddafi e nella creazione di un mini-governo di transizione paritetico espressione di esponenti del regime non-compromessi e ribelli.La priorità è quella di raggiungere un cessate il fuoco consentendo agli aiuti umanitari di raggiungere, sotto il controllo dell’Onu, tutte le regioni della Libia. Il piano turco prevede anche di trovare «un porto sicuro» dove il colonnello Muammar Gheddafi possa riparare temporaneamente.