Caporalato in Puglia: primi successi dell’Orsa

Ventisette euro: è la paga della vergogna. Denari che molti professionisti incassano ogni ora; ma non è questo il caso. Loro, tutti braccianti romeni, guadagnavano meno di trenta euro, ma al giorno: per lavorare almeno otto ore, sotto il sole scorticante di Puglia, con zero straordinari e nessuna garanzia previdenziale. Ovviamente. E’ questo il (non nuovo) business della terra, che induce la criminalità ad allungare i tentacoli sul settore primario spazzando via gli improvvisati del malaffare. Romene erano le vittime; romeni e italiani, in tutto diciassette, gli aguzzini assicurati alla giustizia grazie all’operazione dei carabinieri del Comando provinciale di Taranto, che lunedì scorso ha interessato i territori di Castellaneta e Ginosa nel Tarantino.
Questa, purtroppo, è solo l’ultima notizia in ordine di tempo sul crimine in agricoltura, ancor più livida perché alla schiavitù dei raccolti si univa quella del sesso: le minacce della banda, infatti, colpivano sia gli uomini impegnati nei campi sia le donne loro connazionali, un centinaio, forzate alla prostituzione. E allora è bene ricordare che il ricatto usurario, l’estorsione, l’intimidazione violenta non si patiscono solo nelle botteghe, ma anche nei campi, fra semine e aratri. Ecco perché merita considerazione un progetto pilota che parte dalla Puglia e punta a mettere radici in tutta Italia. Il mezzo scelto per contrastare i reati più frequenti che funestano il comparto è un “Protocollo di intesa in materia di sicurezza agricola e agroalimentare”, siglato a Bari sabato 11 giugno dalle prefetture pugliesi, dalle organizzazioni di categoria (Coldiretti, Confederazione italiana agricoltori, Confagricoltura e Copagri) e dalla Federazione regionale consorzi di vigilanza campestre. Le firme sul documento sono state apposte alla presenza del sottosegretario all’Interno, Alfredo Mantovano, a indicare – simbolicamente e in concreto – quanto le istituzioni centrali sostengano la richiesta di aiuto di imprenditori agricoli e braccianti.
Nell’immaginario collettivo l’economia sembra nutrirsi esclusivamente di trasformazione e servizi; l’agricoltura pare relegata a un ricordo ancestrale, o alla diffusa convinzione che consegni un lavoro usurante e poco remunerativo. E si trascura che non è immune, per il solo fatto di essere espressione di un malinteso “piccolo mondo antico”, dalle aggressioni della criminalità. Non è più il tempo dell’abigeato, per combattere il quale forse non sarebbero serviti protocolli e task force. Il “caporalato” resta la piaga, ma accanto ad esso si registrano reati non meno odiosi e destinati a compromettere l’equilibrio economico e produttivo di un agricoltore: racket, usura, furto di mezzi agricoli e sottrazione di rame nella rete di diffusione elettrica (la cui assenza mette a rischio le coltivazioni), turbativa d’asta nell’acquisto di terreni e fabbricati. Quel governo che ha fatto dei successi sul fronte della tutela della sicurezza il proprio fiore all’occhiello (e non perché si intesta le vittorie di forze dell’ordine e magistratura, come ripete ossessivamente un’opposizione loffia e in malafede, bensì perché progetta e vara norme decisive nella lotta alle mafie e a ogni forma di illegalità) aveva il dovere di farsi rappresentare sul territorio da uno dei suoi migliori esponenti per affermare che lo Stato è nei fatti anche accanto agli agricoltori.
Molti diffidano – a ragione – delle firme apposte su pergamene piene di buoni propositi, e quindi destinate a ingrossare il secchio della differenziata. Non è il caso del protocollo di Puglia, privato di promesse mirabili per far posto a target tangibili e modalità di perseguimento che presuppongono verifiche costanti. Sotto questo segno nasce l’Orsa, l’Osservatorio regionale dei reati nel settore agricolo e agroalimentare: non l’ennesimo gabinetto italiano popolato da campioni del monitoraggio nullafacente, ma un organismo con compiti delineati presieduto dal prefetto di Bari e di cui fanno parte i vertici regionali delle forze dell’ordine, il responsabile della Dia del capoluogo pugliese e le organizzazioni di categoria. Il tavolo punta, fra gli obiettivi principali che si è dato, ad analizzare i fenomeni criminali più frequenti nel settore; a delineare gli interventi in relazione alle problematiche emerse; a incoraggiare le denunce dei reati (estorsione e usura in primis); a elaborare linee guida volte a incrementare la collaborazione fra forze dell’ordine e consorzi di vigilanza; a predisporre una relazione semestrale sullo stato della sicurezza. Per meglio conseguire gli scopi prefissati, l’Orsa si articola a livello provinciale in “gruppi di lavoro”, insediati presso le prefetture. Il documento, esito del lavoro comune effettuato dalle organizzazioni del comparto e dal Dipartimento di pubblica sicurezza, mira in buona misura a elevare il coordinamento investigativo e a stimolare gli imprenditori a denunciare. La prima riunione dell’Orsa si è tenuta venerdì 20 giugno e ha confermato la vocazione operativa dell’organismo.