Capitan Miki, giovane eroe dal tocco ottocentesco

Sessant’anni, tanti ne sono passati dal 1° luglio del 1951, data in cui Capitan Miki fece il suo debutto in edicola, nella versione a strisce dell’editoriale Dardo. Tex si era fatto conoscere appena tre anni prima ma, a parte la comune ambientazione western, non avevano null’altro in comune. A cominciare dall’età. Se Tex è un uomo fatto, Miki è il primo di una nuova generazione di eroi adolescenti, nel cui sguardo acceso, intenso quanto ingenuo, brilla una concezione spirituale della vita.
Ha all’incirca sedici anni ed è (già) un ufficiale dei rangers del Nevada. Non beve – chiedere latte o limonata in un saloon, ne converrete, è decisamente più anticonformista che sbronzarsi – e non fuma. Mai un’imprecazione. Al più sbotta, se lo fanno innervosire, con «caspiterina» e «perbacco». Esclamazioni da ragazzo perbene in anni lontani, che oggi probabilmente farebbero sorridere anche i bambini meno smaliziati.

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