Autogol sui rifiuti. E la sinistra se la ride

Uno contro l’altro, Vendola contro De Magistris, maggioranza divisa, polemiche su polemiche, voti a ripetizione, l’opposizione che ne approfitta per mostrare con le dita la “v” di vittoria (che poi è una vittoria di Pirro), i sacchetti dell’immondizia che sembrano saltare dai vicoli di Napoli alla torre Eiffel, sballottati da qua e da là come nelle giostre del luna park. Una giornata di ordinaria follia a Montecitorio, dove il rinvio del decreto (tra l’altro in linea con una decisione del Consiglio di Stato) è stato letto come una Waterloo del centrodestra mentre le vere responsabilità dello scandalo dei rifiuti sono state seppellite dalla solita campagna di “distrazione” mediatica: la colpa dell’emergenza ora sembra sia del governo e non dei decenni di pessima gestione del centrosinistra in Campania e a Napoli.
Tutti i riflettori sono stati puntati sul tabellone dei voti. Il governo è stato battuto due volte, in rapida successione, sulle mozioni presentate da Idv e Api sul decreto legge. Adesso per il provvedimento si profila la strada del ritiro o, meglio, quella della decadenza dei termini che scade il 30 agosto. E spunta l’ipotesi di muove misure. Il tutto, secondo il presidente dei deputati leghisti Marco Reguzzoni, anche per evitare di lasciare «margini di ambiguità legislativa» dopo l’ordinanza del Consiglio di Stato che ha ribaltato la sentenza del Tar del Lazio che ne aveva bloccato la circolazione. Decisione, quest’ultima, che aveva fatto seguito al ricorso di Vendola volto a impedire il trasferimento dei rifiuti di Napoli alla Puglia e che, di fatto, aveva reso necessario il decreto legge del governo. Che ora, dopo l’ordinanza di sospensione della sentenza del Tar da parte del Consiglio di Stato (un giudizio di merito è atteso il 6 dicembre), non avrebbe più ragion d’essere. Di fatto, il Consiglio di Stato apre al trasporto extra-regionale della spazzatura. La Lega, in ogni caso, vorrebbe che l’ultima parola fosse data ai governatori del Nord che così avrebbero voce in capitolo e non sarebbero obbligati ad accogliere comunque i rifiuti provenienti dal napoletano. Ieri, l’aula di Montecitorio ha approvato la proposta di rinviare il decreto in commissione Ambiente.
Adesso l’appuntamento è per la prossima settimana, anche se la maggioranza sembra decisa a far decorrere i tempi di conversione e comunque a valutare gli effetti del decreto dopo l’apertura del Consiglio di Stato. «Uno scambio Lega-Pdl», tra lo stop al decreto e il voto su Alfonso Papa, secondo Pier Luigi Bersani. Smentito dai fatti. Uno «spettacolo deludente», secondo il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris. Giudizio che il presidente della Provincia di Napoli, Luigi Cesaro, non condivide. Quella di ieri, afferma, è stata una «giornata convulsa». Ma era «necessaria per evitare un infarto normativo che avrebbe messo in ginocchio Napoli e la Campania». Secondo Cesaro, «la sentenza del Consiglio di Stato aveva praticamente reso inutile parte del decreto, che paradossalmente risultava punitivo e metteva in difficoltà le amministrazioni impegnate in questa fase di transizione. Lo stesso decreto però, – sostiene –  in sede di commissione, dovrà necessariamente vivere nelle parti che rafforzano i poteri dei commissari regionali».
Fin qui le conseguenze di quelli che sono stati gli ultimi sviluppi relativi ai rifiuti prodotti in Campania. Ieri mattina, però, sono stati i fatti in aula a far gridare alle «dimissioni» del governo da parte delle opposizioni. Il ministro Stefania Prestigiacomo ha preso posizione a favore della mozione dell’Idv sul decreto legge (sblocco dei fondi per la raccolta), ma parte della maggioranza e il governo hanno votato contro. Alla fine il documento è passato con il voto determinante dell’opposizione (287 no, 296 sì e 6 astenuti). La stessa Prestigiacomo non ha votato e questo è bastato per suscitare l’ilarità dell’opposizione che ha parlato di atto mai visto prima e di «sconfessione» del ministro dell’Ambiente. Una posizione chiaramente strumentale a cui la Prestigiacomo ha ribattuto che tutto si è svolto «in una giornata di particolare confusione» durante la quale è evidente che «ci sono stati dei voti pasticciati». Mi rammarico per essi, ha sostenuto il ministro dell’Ambiente, ma non mi ritengo per nulla sconfessata. Dalla bagarre in aula, dunque, è emersa una situazione abbastanza confusa, ma alla fine tutto si è chiarito. Il testo, duramente contestato dalla Lega, al termine è tornato in commissione su richiesta del relatore Agostino Ghiglia. E, come ventilato dal capogruppo del Carroccio, Marco Reguzzoni, potrebbe decadere e richiedere la presentazione di un nuovo provvedimento. I deputati di Popolo e territorio (gli ex responsabili) hanno ritirato le loro mozioni. E la Prestigiacomo ha tirato le somme affermando che in aula c’era stata «molta strumentalità da parte dell’opposizione» e che adesso il problema è quello di fare sì che «i soldi per la Campania vengano spesi con trasparenza».
La situazione di oggi, in realtà, non è per nulla più chiara di quella della vigilia. I problemi che oggi il sindaco di Napoli Luigi De Magistris e la Regione Campania si trovano di fronte hanno origine da 16 anni di cattivo governo del centrosinistra, al Comune e alla Regione. E lo stesso Vendola, che in passato si era rivolto al Tar per bloccare il trasferimento dei rifiuti napoletani nelle discariche pugliesi, ieri ha fatto alcune comunicazioni urgenti al Consiglio regionale  in cui ha chiesto all’assemblea di esprimere, mediante un ordine del giorno, l’opposizione della Puglia a subire quella che ha chiamato una «solidarietà coatta» nei confronti della Campania. La Lega, in sostanza, non è sola nel creare problemi. Se il Carroccio chiede che gli amministratori del Nord abbiano voce in capitolo nell’accettare o meno i rifiuti, Vendola appare preoccupato per la sentenza del Consiglio di Stato  ce ha annullato il precedente pronunciamento del Tar. Sullo sfondo c’è il possibile trasferimento di 1.300 tonnellate di rifiuti campani nei siti pugliesi  a cui Vendola intende opporsi. «Rifiuteremo i rifiuti», è stata la frase conclusiva dell’intervento con cui  il Governatore ha fornito al Consiglio le sue comunicazioni  «da presidente della regione Puglia e non come leader di Sinistra e libertà» ci ha tenuto a dire, avvertendo che la vicenda potrebbe «rendere incandescente il clima estivo e portare a una legittima rivolta dei cittadini». A soffiare sul fuoco, insomma, non è soltanto la Lega, come vorrebbe far credere il Pd e gli altri partiti del centrosinistra.