Alfano infiamma Mirabello: «Primarie e passione nel Pdl»

Sulle note di “non sarà un’avventura” Angelino Alfano sale sul palco, mentre la platea è già caldissima. Standing ovation, nella sala stipata all’inverosimile di Mirabello, l’entusiasmo per il debutto del segretario del Pdl è alle stelle quando lui si accomoda tra i big del partito, La Russa, Gasparri, Cicchitto, e si prepara al fuoco di fila delle domande di Francesco Verderami e Augusto Minzolini. «Grazie a tutti, con questo calore, con questo sostegno, con questa amicizia che mi dimostrate, il sogno di vincere le elezioni tra due anni può diventare realtà».
Completo scuro, camicia bianca, Angelino sembra molto colpito dai cori che lo salutano, ma non è emozionato e sembra avere le idee chiarissime. La prima domanda, ovviamente, è sull’investitura di Berlusconi, che in un’intervista a Repubblica ha parlato di una staffetta tra lui e Alfano per la candidatura a premier alle prossime Politiche. «Io sono convinto – chiarisce subito – che nel 2013 noi avremo ancora bisogno della leadership di Silvio Berlusconi per vincere, sarà lui a guidare la nostra battaglia verso il successo». Ma leadership non significa necessariamente candidatura a premier: «Quello lo dovranno scegliere gli elettori con le primarie, non esiste altra leadership che non passi dal consenso della gente, saranno i militanti a scegliere, dal più piccolo dirigente di comune a quello del partito. E comunque – spiega ancora – non è obbligatorio che il segretario coincida con il candidato premier», dice facendo riferimento alla propria posizione. Ma Alfano vuole ancora ringraziare Berlusconi che «sta dando fino in fondo fiducia e coraggio ai tanti giovani del partito, come ha fatto con me, come aveva già fatto con i ministri».
Per quanto riguarda le difficoltà attuali del partito,  ricorda che questa legislatura scadrà nel 2013 e tutto questo tempo, fino ad allora, «verrà usato nell’interesse dei cittadini».
Alfano strappa applausi, con il linguaggio diretto e senza ipocrisie, anche quando parla del partito: «Il Pdl non è né un caos, né una caserma. È semplicemente un partito serio nel quale è aperto un confronto», dice. Un partito nel quale, rispetto ai mal di pancia ai giochi di correnti, «ci sono regole certe che devono essere rispettate da tutti gli appartenenti». Un’altra domanda arriva sull’abolizione delle province, e anche qui il segretario è chiaro: «Abbiamo avviato una discussione, non dobbiamo mica prendere tutte le decisioni nella mia prima settimana da segretario… Anche sulle province ci ispireremo ai criteri di concretezza e di buon governo».
Ed ancora, il partito, il tema degli “onesti”, che lui aveva lanciato con forza al Consiglio nazionale: «Lo voglio ribadire. Di perseguitato qui c’è solo Silvio Berlusconi, non tutti lo sono…». Detto questo, sui casi di Alfonso Papa e Marco Milanese Alfano spiega che all’interno del partito si studierà e si rifletterà.
«Nei prossimi giorni i presidenti dei gruppi parlamentari riuniranno i direttivi e gli esponenti della giunta per le Autorizzazioni. Poi in quella sede, si studierà, si rifletterà e si deciderà». Alfano assicura quindi che «non si stanno attaccando le inchieste», ma «non si deciderà a scatola chiusa. Non sposiamo le tesi accusatorie, vogliamo studiare e riflettere». Altri applausi arrivano quando Alfano difende l’operato del governo sul fronte della criminalità: ricorda il rafforzamento del 41 Bis, gli arresti dei boss e anche l’abolizione dell’avvocato gratis per i mafiosi. Poi dice che comunque anche da segretario continuerà in questa politica contro la mafia e di riforma della giustizia. Ribadisce l’importanza delle riforme su questo tema messe in campo dal suo partito e assicura che si dovrà dare la vera parità «tra accusa e difesa». Quando parla di riforma della giustizia la platea di Mirabello applaude con calore gridando. Il segretario annuncia che la prossima settimana si dimetterà da ministro, ma non lascia trapelare nulla sul suo successore: «Nei prossimi due anni c’è tempo per fare la riforma costituzionale della giustizia che io considero una delle priorità, non l’unica, che seguirò anche da segretario». La domanda sul Lodo Mondadori in manovra arriva puntuale. «È una norma assolutamente sacrosanta, ma in Italia quando anche una norma sacrosanta serve a Silvio Berlusconi questa non va più bene», dice Alfano, e scatta un’altra ovazione. Si governa, dunque, altro che esecutivo tecnico: «Noi siamo contro ogni ipotesi che preveda l’espropriazione del voto popolare». Alfano se la prende addirittura con quello che fu il governo ombra ricordando che cadde prima quello («diventando un’ombra di governo») di quello attuale che ha vinto le elezioni e «andrà avanti fino alla fine della legislatura».
Il neosegretario attacca anche le critiche che vengono mosse al Pdl di fare campagna acquisti e ricorda che molti esponenti eletti allora con il centrodestra votano oggi con il centrosinistra. «Perchè se La Malfa che è stato il nostro capolista nelle Marche – dice – vota ora con Di Pietro nessuno dice niente, mentre se qualcuno che era prima con Di Pietro sta ora con noi si parla di ribaltone?».
Il futuro per Alfano è ancora con la Lega, alleato, fedele, e forse con Casini: «Di lui ho un grande rispetto. È entrato da solo in Parlamento, con i suoi voti e basta, e ha fatto un’opposizione dura, a volte eccessivamente severa, ma gli va dato atto che è stato eletto all’opposizione e lì è rimasto. Non ci ha tradito». E il futuro? «Non credo che domani saremo pronti a riprendere insieme un nuovo cammino – aggiunge – ma non credo, allo stesso tempo, che le nostre strade siano per sempre separate». Di Fini e di Fli Alfano preferisce non parlare, ma su Urso e Ronchi auspica che possano entrare nella Costituente chiamata a traghettare il Pdl verso un modello di Ppe italiano. «La nostra sfida ora è quella di riunire tutti i moderati di questo paese. È un grande lavoro ed è un impegno anche a livello culturale. Ma abbiamo i prossimi due anni per riuscirci». La chiusura è ancora sul partito, che qualcuno aveva definito di plastica: «Noi siamo la dimostrazione che non è così, abbiamo energie di uomini e donne, non siamo solo un organigramma, ma abbiamo valori comuni, le cose che ci tengono insieme: siamo quelli che credono nella vita, che non può essere data e tolta dal Parlamento, siamo per la scuola pubblica ma anche libera, crediamo che l’occidente sia fondato sulla centralità della persona, che credono che non è sufficiente essere onesti per fare politica, è la precondizone, ma per noi conta anche la bravura». L’ultimo messaggio è ai giovani: «Venite da noi, a fare i volontari, non a cercare incarichi, vogliamo solo chi ha voglia di attaccare manifesti, di andare su Facebook, solo chi ha passione…».